Leader maximo

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Alleluia, l’Italia può dormire sogni tranquilli. Beppe Grillo, si proprio lui, il comico, dichiara di prendere le redini dl Movimento e benedice il simpatico binomio Di Battista-Di Maio, quest’ultimo sconfessato da documenti (e-mail, cellulare). Bugie. Aveva dichiarato di non essere al corrente delle indagini a carico dell’ex assessora Muraro (mentì anche la sindaca Raggi) mentre ne era al corrente. Al funambolico Grillo fa da spalla un collega, il comico Dario Fo: a quando la rappresentazione di una farsa in tandem? Nelle pieghe di questa psico-commedia, la Raggi è sempre alla ricerca di un nome per l’assessorato vacante al bilancio. Dopo una serie umiliante di rifiuti spunta il nome di Salvatore Tutino, criticato dai pentastellati quando fu nominato alla Corte dei Conti. La scelta, contestata da ogni parte, trova un altro singolare oppositore. Roberto Fico, che sembra temporaneamente emarginato dal “direttorio” di Grillo, ricorda le interrogazioni parlamentari dei pentastellati contro la nomina e aggiunge che la cosa più terribile per il Movimento è nascondere qualcuno che sta sbagliando (la sindaca Raggi, ndr). Grillo dovrà spiegare, ora che si dichiara leader massino dei Cinquestelle, perché al raduno siciliano non è stato invitato Pizzarotti, il sindaco grillino assolto da ogni responsabilità per le assunzioni al Regio: per screditarlo i sudditi di Grillo sparano un “E’ d’accordo con il Pd per destabilizzare i Cinque Stelle. Di Maio: “Credo che sia la quinta colonna del Pd che porterà zizzania nei quadri organizzativi decretando la fine del Movimento”. In pratica un’epurazione, in stile di ancien régime. Alla condanna si aggiunge lo sberleffo di un militante che definisce l’evoluzione di Pizzarotti alla Scilipoti (voleva forse dire l’involuzione). Capite perché è tutta da godere la leadership Grillo-Fo?

Nella foto Grillo e Dario Fo

 

Nordismo calcistico

Se prescindo dal fondatore Eugenio Scalfari, dal direttore Mario Calabresi, da Massimo Giannini, Corrado Augias, Michele Serra, dal geniale vignettista Altan, ignoro la struttura dell’organico che sostiene l’ossatura del quotidiano. Soprattutto non so chi sia il responsabile delle pagine sportive, altrimenti gli chiederei direttamente di rispondere alla domanda se è un convinto nordista, se gli sia simpatico Salvini, se nascondi il peggio della discriminazione razzista. Fatto sta che nelle pagine di cui è responsabile spazi ed enfasi giornalistica, titoloni e grande rilievo, sono appannaggio delle squadre di calcio da Roma in su e che al Napoli è concesso poco o niente. L’ultimo esempio è caldo-caldo. Ieri i due anticipi della serie A. La Juventus deve ringraziare la sua buona stella se ha lasciato il Barbera con la striminzita vittoria sul Palermo, complice un autogol. Il Napoli ha liquidato con ritrovata autorevolezza l’impegno casalingo con il Chievo, accreditato non a torto come terza forza del campionato. Bene, anzi male, alla Juve è toccata l’apertura di prima pagina, un titolone e adeguato spazio, al Napoli il basso pagina e spazio ridotto. Complimenti.

 

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