Olimpiadi: vengo anch’io? No, tu no

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Il tormentone “olimpiadi sì, olimpiadi no, incrocia uno snodo eclatante.. La sindaca di Roma, Virginia Raggi, sotto tutela del binomio Grillo- Casaleggio, è costretta a uno sgarbo istituzionale da sottocultura dei rapporti. Indotta al no perentorio alla candidatura della capitale per i giochi del 2024, sfugge con vigliaccheria, o quanto meno per incapacità dialettica, al confronto con il Coni, nella persona di Malagò. Lo fa con la spocchia dei protervi: all’ora dell’incontro finisce con calma “olimpica” il pranzo al ristorante e diserta il rendez-vous, lasciando i rappresentanti del Coni, fuori della sua stanza per trentacinque minuti. Infuriato per l’affronto, Malagò convoca d’urgenza una conferenza stampa e sputtana (sorry, non trovo un termine più lieve) la Raggi chiamandola bugiarda, confutando con dati di fatto le obiezioni grilline alla candidatura, elencando i danni materiali e di immagine conseguenti alla rinuncia. La controprova degli argomenti a favore di Roma olimpica, arrivano come fulmini a ciel sereno dai Paesi che ambiscono a contendere la candidatura dell’Italia e che riceveranno, i cinque miliardi previsti dal Comitato Olimpico, oltre a godere del ritorno di immagine goduto dal Brasile, ultima sede dei giochi. Le voci di dissenso avverso la decisione dei 5Stelle sono molte e sostenute da argomenti convincenti. Tra tante l’intero mondo del calcio, gli atleti che hanno appena partecipato ai Giochi di Rio, il mitico Livio Berruti, i vincitori di medaglie delle para olimpiadi, il romano de Roma Totti e perfino Paolo Berdini, assessore all’urbanistica della giunta Raggi a favore dei Giochi, ma anche gli industriali, i partiti. Malagò non risparmia sarcasmo al vetriolo. Accusa la sindaca di utilizzato il testo della mozione sul ritiro di Roma con il più classico copia­-incolla da Wikipedia. Un rivale in meno commenta Los Angeles e Parigi non è meno entusiasta. Loro puntano sulle Olimpiadi per dar lustro e fama alle rispettiive città, oltre quella di cui sono già accreditate.

Nella foto Malagò e Raggi

 

America violenta

Charlotte, North Carolina, Stati Uniti d’America. Solo lì una tragica sequenza di sei omicidi commessi dalla polizia, vittime afroamericani. Ma episodi analoghi a New York, Ferguson, in Florida. L’ultimo episodio racconta dell’uccisione di un nero di 43 anni, Keith Lamont Scott: a Charlotte gli ha sparato un poliziotto, anche lui nero, in un edificio dove gli agenti cercavano un latitante. Scott era disarmato, dichiarano alcuni testimoni, la polizia dice il contrario ma dopo un lasso di tempo eccessivo, sospetto. Immediate e volente le proteste. Il sindaco di Charlotte ha promesso che ci sarà un’inchiesta che i contestatori giudicano una promessa, un contentino di facciata che non avrà nessun esito concreto, come molte di altre. Scontata la strumentalizzazione del razzista Trump che non lascia andare nulla gli faccia gioco nella corsa alla Casa Bianca.

Viva la Rai

L’ho pensato e detto subito: quale stima riconosce la Rai ai millesettecento giornalisti delle diverse testate? Con quale convincente motivazione ha assunto Semprini, giornalista Sky, pur bravo, in sostituzione del destituito Massimo Giannini (scomodo conduttore di Ballarò)? Non sono mancate le contestazioni al vertice dell’azienda (Dall’Orto, Maggioni) condannata dal tribunale del lavoro per comportamento antisindacale. Sullo sfondo il dato degli indici d’ascolto di “Politics”, il programma del Martedì affidato a Semprini nella fascia di prima serata, su Rai3: 2,92 lo share, in pratica un gigantesco flop.

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