Gossip, oppio dei popoli

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La “notizia”, per chi lo è, ha ingolosito il direttore del tg1 che nell’anteprima del notiziario delle venti di ieri sera, 20 settembre, il più seguito d’Europa, ha inserito l’”evento”, per chi lo è, dell’annunciato divorzio di Angiolina Jolie da Brad Bitt. A chi era rivolta l’”informazione”, per chi lo è? Nessun dubbio, era un’esca, un attrattore per i milioni di italiane/i che si nutrono di gossip, alimentati da rubriche televisive ossessivamente sature di pettegolezzi sui personaggi dello star system, i loro amori, tradimenti, gravidanze, plastiche viso, seni, cosce, glutei, matrimoni e divorzi, flirt estivi, nudi più o meno integrali, “Isole dei famosi”, “Caramba che sorpresa”, abbracci tra consanguinei persi di vista per decenni, omicidi sempre “efferati”, i “Chi l’ha visto”, eccetera. E’ rivolto al direttore del Tg1, a cui si deve l’exploit della notizia sul prossimo divorzio Pitt-Jolie, l’accorato appello di quanti della vicenda francamente se fregano e, di più, ne sono nauseati per indignazione, nella consapevolezza di ben altri guai che attraversano il mondo delle persone normali. Il Tg1 non è solo, è in letale compagnia di agenzie di stampa, quotidiani, periodici, social network e chiacchiere salottiere e di mercato. Tanto rumore ci coinvolge solo per censurare uno degli aspetti deteriori della ricchezza a cui i due attori sono partecipi in cima alla scala dei nababbi: intanto i è una coppia di divorzisti recidivanti. Si accoppiano e si separano a profusione. Si apprende poi che Angiolina non chiede l’assegno di mantenimento (e ci mancherebbe con quello che mette in banca ogni anno) che racconta di Brad cose turche: rabbia, abuso di sostanze, alcol e marjuana, conflitti con i figli. A questo proposito un’ulteriore censura per aver aggiunto ai tre figli naturali altri tre in adozione.. Fosse vero quanto denuncia la star, come hanno osato allargare la famiglia con grande eco dei media mondiali? Ironia della sorte: Brad e Angiolina, nel 2014 furono definiti i migliori genitori degli Stati Uniti. Prodigi dello star system.

Nella foto Pitt e la Jolie

 

Critica made in Usa su Roma

Che altro dovrà accadere perché la sindaca di Roma assuma la saggia decisione di alzare bandiera bianca e ammettere che il compito di amministrare Roma non è cosa alla sua portata? Aumenta il tempo trascorso dall’elezione (oltre tre mesi) e l’impasse della Raggi diventa patologia in via di cronicizzarsi. Si auto smentisce. L’annuncio dell’imminente soluzione del rebus assessori resta inevasa, ancora alle prese con un’affannosa ricerca e una serie di rifiuti per i due incarichi., uno fondamentale, al bilancio, l’altro alle partecipate (da ridimensionare drasticamente, era la promessa!), cavallo di battaglia, evidentemente teorico, del grillismo. La considerazione sull’immobilismo della Raggi varca i confini nazionali. Attacchi con mirino ad alzo zero arrivano dal New York Times (scrive che “il Movimento si è trasformato in un pasticcio”), da Guardian e Wall Street Journal. Quest’ultimo non fa sconti: “Il partito parvenu parte col piede sbagliato a Roma” Ancora il New York Times: “Il brillante momento del Movimento 5 Stelle si è trasformato in un pasticcio e la 38enne Raggi, un avvocato con scarsa esperienza politica che si è presentata come una riformista dalle mani pulite, viene messa in discussione”. Il Guardian definisce il rapporto della sindaca con i romani una breve luna di miele. Durissimo anche il giudizio dell’autorevole quotidiano finanziario  Wall Street Journal che racconta così il caos della giunta: “L’ascesa del populismo”. Il giornale ricorda il successo clamoroso del Movimento passato da percentuali vicine allo zero al 25,5% nel febbraio 2013, scese al 21,2 alle europee dell’anno successivo e sotto il 20% nel 2015, poi con un’impennata risalite al 30% nel Luglio scorso e ora di nuovo in calo. “Poteva essere più di un movimento di protesta” conclude il giornale.

 

 

 

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