“Meno male che Matteo c’è”

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C’era una volta il berlusconismo e la nostra testa pensante era agevolata nel fornire argomenti alle note quotidiane. “Silvio, meno male che c’è” ne ha combinate tante e ora che si è acquietato, per buone ragioni anagrafiche e di salute, avremmo incontrato difficoltà a riempire le nostre quaranta righe giornaliere, se non ci fosse venuto incontro il fascioleghista Salvini. A proposito, la prima parte dell’attributo, inventato da Michele Serra si giustifica con due motivazioni. La prima e più importante è la sua riconosciuta, volgare e violenta ideologia omofoba, xenofoba, secessionista, razzista. Appunto fascista. La seconda è dettata dal flirt con la fascista Marine Le Pen e dal parallelismo, per quanto da posizione infima, con il fascionazista Trump. Solo a contare gli insulti racchiusi nello stretto giro di un paio di giorni si può valutare il tasso di incultura generale e politica degli italiani che lo riconoscono come leader: alla stima globale, unanime, per la personalità di altissima statura di Ciampi, ha fatto da contrappeso l’ignobile ingiuria di Salvini che in pieno e totale cordoglio per la morte del Presidente lo ha definito “traditore”. Nel rituale, folcloristico raduno di Pontida, alle spalle di Salvini si poteva leggere su un lungo striscione “Italia merda” e il senso della manifestazione è nel seguente proclama: “Noi vogliamo la secessione, saranno loro (loro chi? ndr) a dover decidere se vogliono restare di qua o andare in Africa”. Potrebbe bastare, ma non per Salvini e i suoi accoliti che hanno distribuito magliette contro papa Francesco (attaccato direttamente) e papa Ratzinger. Vuoi vedere che almeno i cattolici tra i leghisti comincino a capire con chi hanno a che fare?

Nella foto lo striscione della Lega

 

 

Il nulla di 90 giorni

Data storicamente “rivoluzionaria” il 19 Giugno dell’anno in corso. Come anticipato da sondaggi e umori della politica, Virginia Raggi, l’eterna sorridente, senza capire a pieno che razza di onere si sarebbe messa sulle spalle, diventa sindaca di Roma e secondo prassi universale promette mari e monti, sempre con un sorriso incosciente sulle labbra (che sia un tic?). Sapete com’è andata. In giunta ha ospitato impresentabili, ha subìto dimissioni a catena, perfino dell’assessore al bilancio subentrato al precedente, sono esplosi litigi in famiglia, tra fazioni interne al movimento assetate di potere e il cosiddetto direttorio si è spaccato in due, è apparsa evidente la presa di distanza di esponenti in vista dalla stabilizzata inconsistenza della Raggi, la cronaca ha raccontato di uomini e donne del suo entourage indagati o compromessi con governi di destra (Alemanno, Polverino). Di visibile solo il no, ma titubante alla candidatura della Capitale per le Olimpiadi del 2024 e nulla di nulla per le urgenze in tema di smaltimento dei rifiuti, periferie degradate, traffico. Con l’aiuto del calendario facciamo i conti in tasca alla Raggi. Dal giorno dell’elezione, 19 Giugno, sono trascorsi 90 giorni, per la precisione 92: come rodaggio della sindaca grillina non c’è male. Peggio di così….

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