Lo spauracchio del grillino premier

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Sinonimi di spauracchio: incubo, orrore, angoscia, ossessione, assillo. Non sfuggirà, a chi non è stufo del politichese, il piglio da primo della classe di Luigi Di Maio, che ripreso in strada, nei pressi di Montecitorio o di raduni grillini, avanza impettito e attorniato da un nugolo di fan, come una prima donna. Il personaggio ha molto di sorprendente: privo di un passato degno di citazioni, di esperienze politica o professionali e di seguito elettorale, il grillismo lo proietta alla ribalta del sistema, lo gratifica con il ruolo di vicepresidente della camera e lo spedisce in giro per il mondo per accreditarlo come successore di Renzi (!!!) in un futuro di vittoria elettorale, che comunque non consentirebbe al movimento di governare senza stipulare alleanze improponibili. Per farla breve: al primo test di attendibilità Di Maio toppa clamorosamente. Mente sulla questione dell’assessora Muraro indagata e interrogato risponde di non essere stato informato. Falso, ne era al corrente per telefonate ed email. Mente anche la sindaca Raggi e nel bel mezzo del caos che si abbatte sul movimento, per ragioni da accertare ma evidentemente estranee alla stima della Muraro (c’entra il rapporto con lo studio Sammarco, in orbita Previti?) resiste alle pressioni di Grillo e del cosiddetto direttorio perché la licenzi. Replica tipica di chi ha scheletri nell’armadio: “E’ un complotto, ci attaccano perché diamo fastidio ai poteri forti” (ma di quali?). Grillo: “Inchiesta, tutto qua? Mi aspettavo di più” Ne discende il commento: “Perché c’è di peggio in seno ai 5Stelle?”

Nella foto Luigi Di Maio

 

Saviano-Santoro: denigrare, verbo infelicemente condiviso

Se la ride sotto i baffi (che non ha) Roberto Saviano, gongola ed esalta il documentario di Michele Santoro “Robinù”, presentato al Festival di Venezia. Non par vero all’autore di Gomorra di ricevere su un piatto d’argento consensi per l’operazione che lo ha arricchito con il racconto, arcinoto per merito dei media, del malaffare chiamato camorra (sarebbe più corretto definire il fenomeno alla stregua di ogni altra forma di delinquenza che soffrono tutte le grandi città del mondo). Occasione ghiotta il lavoro di Santoro per discettare da par suo con un implicito e nemmeno tanto “Visto, avevo ragione con Gomorra” Insomma ci si mette anche Santoro, ripescato di lusso della Rai, a rappresentare di Napoli lo stereotipo di ombelico del mondo per degenerazione della società marginale che genera grandi e piccoli criminali. Cosa ne pensano gli italiani senza pregiudizi e ancor più i napoletani perbene che sono in stragrande maggioranza dell’esportazione negli Stati Uniti e altrove dello sceneggiato televisivo “Gomorra?, probabilmente del documentario di Santoro?” L’esito di questa commercializzazione di una serie televisiva che denigra illecitamente la città degli onesti è un terribile boomerang che provocherà un ritorno in negativo, destinato ad alimentare l’immagine di un inferno dantesco per dannati, come non bastasse la letteratura e il giornalismo a senso unico che raccontano prevalentemente il peggio di Napoli, la camorra, appunto, il folclore pulcinellesco, ora le mini gang. Per capire di che parliamo sarebbe sufficiente replicare il bellissimo, onesto, puntuale documentario di Alberto Angela su Napoli. Sarebbe un risarcimento dovuto, per compensare la furbizia di Saviano e Santoro, la loro vocazione a ottenere consensi assecondando la libido dei non napoletani a gettare fango sulla città.

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