A monte del destrismo

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Si interrogano la sinistra e quanti aborrano della destra razzismo, omofobia, autarchia, discriminanti religiose, dispotismo, machismo e ogni corollario dei regimi neofascisti: dove trova alimento la ventata di estremismo che monta in Francia (Le Pen) Austria (Hofer), Ungheria (Orban) e Polonia (Duda), Turchia (Erdogan), in parte con Salvini in Italia ora in Germania con la sconfitta della Merkel e il pericoloso l’incedere della destra populista dell’Afd e nei Paesi citati miete successi elettorali? Le cause di più facile spiegazione sono comuni all’anti Europa di questi partiti che puntano tutte le loro carte sull’intolleranza verso i flussi migratori e il nazionalismo. Tendenza a omologarsi con i valori della conservazione, esasperati dalla xenofobia anche per l’Inghilterra del brexit e qua e là nel Vecchio Continente aliti di adesione all’uscita dalla Ue. Tutto spiegato? Per niente. Vi sono ragioni latenti, sotterranee, complicità mascherate del sistema mondo. Prima fra tutte l’assuefazione interessata dei poteri forti, la grande finanza, le multinazionali, i Paesi ricchi e quelli emergenti, alla strategia della cosiddetta globalizzazione, con il suo potenziale di sempre più accentuata diseguaglianza che accresce ricchezze e povertà. In secondo luogo la “nostalgia” del mondo occidentale per il tempo prevaricatore del colonialismo, la rapina di risorse altrui, la sottomissione di popoli da sfruttare. Infine, ma in proposito direbbe bene uno psicologo di grandi vedute, l’inarrestabile prevalere degli egoismi sulla solidarietà, del proprio tornaconto, del presunto primato di razze e religioni, di società cinicamente proiettate al futuro secondo il principio piratesco che recita “dove c’è ricchezza, c’è, ineluttabile regola, la povertà”. Purtroppo non basta un papa anti sistema qual è Francesco per opporsi alla valanga della deviata e deviante ideologia del “mors tua vita mea” insediata con mezzi leciti e illeciti nella distorta natura dell’umanità.

Nella foto la mappa politica dell’Europa

 

 

La nave maledetta

E’ una storia maledetta. Il gigante del mare si adegua alle aspettative della compagnia di navigazione e in prossimità del Giglio accosta pericolosamente all’isola. L’impatto con gli scogli, lo squarcio, la Concordia si piega sul un lato: panico, vittime, responsabilità inutilmente negate, la fine di una ammiraglia della flotta crocieristica mondiale. Il relitto finisce a Genova che lo riduce in pezzi sotto la sorveglianza della Guardia Costiera e del tribunale di Grosseto. La denuncia dei passeggeri è gravissima: sostiene che sono spariti preziosi e altri beni, numerose casseforti, trafugati. Ma da chi? La Costa Crociere declina ogni coinvolgimento. “La nave”, dichiara, “era sotto sequestro”. Alibi ineccepibile, ma allora chi ha rubato, come sono sparite casseforti, i gioielli? Una passeggera sostiene di aver visto tre anelli ricevuti dalla nonna tra gli oggetti ritrovati. Mai restituiti. Come usa dire in questi casi “oltre il danno la beffa”.

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