Questo matrimonio non s’ha da fare (così)

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All’inesperta e sorridente Virginia (per cosa mai sorride la Raggi? Ah, sì, si mostra ilare perché pensa divertita alla finta ingenuità di Grillo e soci che l’hanno spinta a insediarsi in Campidoglio, probabilmente per non bruciare gli arrembanti yuppies del cosiddetto mini direttorio, troppo furbi per assumere l’oneroso governo della capitale). Quando mai avrebbe avuto su di sé telecamere, microfoni e articolare rappresentanze dei media? Così si è seduta pimpante sullo scanno bollente di sindaca di Roma e ottimizzando i precedenti lavorativi alla scuola nientemeno che di Previti ha elaborato l’ipotesi dell’immunità per atti che fanno a cazzotti, di quelli tosti, con gli slogan grillini del genere “Onestà, onestà”. Parentopoli, nomine a personaggi a vario titolo discussi, proclami in stile Pinocchio che hanno promesso e non mantenuto mari e monti, cioè nemmeno un minimo segno di operatività per i mali della città, e figuriamoci se una Roma risanata, efficiente, emendata di ogni tara. Nel bel mezzo della bufera la sprovveduta Raggi legittima la diserzione di cinque suoi partner con la balla dei poteri forti (ma quali?) che le remerebbero contro. Gentile signora, quale potere forte sta dietro la destrorsa decisione di impedire a Fabio Bellini, consigliere regionale del Pd, di celebrare il matrimonio di Sarah, che lavora con lui da anni e Paolo. Il no del Campidoglio arriva in extremis, appena dopo che la richiesta degli sposi è approdata sulla scrivania della sindaca. Bellini, che ha celebrato altri matrimoni nel ruolo di consigliere regionale e presidente di municipio, ha chiesto ragione del no a un collega 5Stelle. Imbarazzante il silenzio in risposta e non meno quello di una funzionaria del Comune che ha svicolato. Gentile signora Raggi, così sputtana il movimento, mi passi il verbo osé e acuisce il disagio dei “cittadini” che stentano a seguirla su territori propri di altre congreghe politiche. A sostenere l’impossibile spocchia di chi la follia euforica dei grillini avrebbe designato a premier nell’ipotesi di vittoria elettorale alle politiche, le dichiarazioni di piena solidarietà del manichino Di Maio che a Roma minaccia di non arretrare di un centimetro, nonostante i casini della Raggi. La quale, fingendo che siano quisquilie le dimissioni del suo entourage, ha un’altra gatta selvaggia da domare, iol fulmine a ciel già poco sereno dell’indagine sull’operato dell’assessora Muraro. “La giunta”, ha detto Di Maio al Fatto Quotidiano, continua a lavorare per il bene della città” (Chi l’ha visto? ndr). Domanda di Gomez, direttore del Fatto. it: “Come sono intervenuti poteri forti in questa vicenda?” L’imbarazzata ed elusiva risposta, il dire e non dire di Di Maio: “ “Mentre si riempivano le pagine con i problemi di Roma, l’Italia veniva certificata a crescita zero. Sulla stampa ho visto poco parlare di questo (bugia, ndr)e invece ho visto un’aggressione di editori che hanno un solo interesse: le Olimpiadi”. Bugia, la questione Roma, questione nazionale, ha ricevuto attenzione adeguata e i media hanno riservato grandi spazi, com’è ovvio alla tragedia del terremoto, ma anche intere pagine allo stop della crescita economica.

Nella foto Di Maio

 

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