Terremoto – Facciamo un po’ di buona informazione

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Come stanno davvero le cose sulla ricostruzione in Abruzzo? Quali le piaghe ancora aperte, al di là dei rutilanti annunci del circo mediatico, buoni spesso a generare solo confusione? E quali sono le regole, quelle vere, che bisognerà seguire per mettere in sicurezza il Paese? Alla Voce sono pervenuti oggi due importanti contributi da fonti per così dire “interne”, oltre che autorevolissime.

La prima, che riguarda L’Aquila e l’ancora martoriata situazione del dopo sisma 2009, è firmata da Pio Rapagnà, battagliero attivista della ricostruzione e fondatore del comitato “Mia Casa d’Abruzzo”, che ha il suo coordinamento regionale a Roseto degli Abruzzi (via Lombardia 10).

Pio Rapagnà. In apertura la ricostruzione a L'Aquila

Pio Rapagnà. In apertura la ricostruzione a L’Aquila

«A 7 anni e 5 mesi dal terremoto del 6 aprile 2009 – fa sapere Rapagnà – nessuna tra le 5 ATER della Regione Abruzzo, nemmeno quella della Provincia di L’Aquila, ha provveduto a mettere in sicurezza gli alloggi di Edilizia Popolare realizzati in zone e Comuni ad alto rischio sismico ed idrogeologico». Quindi «bisognerebbe dare un vero e proprio “scossone” rispetto alla elaborazione e approvazione di un intervento “serio e strategico” di messa in sicurezza antisismica degli alloggi pubblici costruiti in zone di acclarato alto e altissimo rischio sismico e lanciare una efficace e concreta “Campagna Casa sicura” su tutto il territorio regionale, rispetto ai rischi sismici incombenti e in atto, onde prevenire ulteriori tragedie».

Che fine hanno fatto, e come sono state utilizzate – chiede il Comitato abruzzese – le “risultanze, le conclusioni e le proposte” del lavoro della Società “in housing” Abruzzo Engineering? Perché non è stato fatto nulla in Abruzzo in merito alla “messa in sicurezza preventiva” delle abitazioni pubbliche delle ATER e dei Comuni realizzate in zone sismiche?

Gli alloggi sui quali “intervenire”, nei principali Comuni della Regione Abruzzo, sono per numero e località così distribuiti: 2.945 a L’Aquila; 1.619 ad Avezzano; 1.294 a Sulmona; 715 in Provincia di Teramo; 875 in Provincia di Chieti; 358 in Provincia di Pescara. Bene. Su una così vasta mole di edifici, «nessun “serio” intervento di messa in sicurezza sismica è stato ancora effettuato e neanche programmato».

E tanta incuria mentre «il ripetersi attuale di scosse importanti in aree dentro e fuori il cratere sismico del 6 aprile 2009 ripropone drammaticamente all’attenzione di tutti il problema della “estrema vulnerabilità” del nostro patrimonio abitativo pubblico».

Sul punto Rapagnà ricorda che «le ordinanze del Presidente del Consiglio dei Ministri numero 3274 del 2003 e 3467 del 2005 per le costruzioni in zone sismiche di nuova classificazione, imponevano scadenze ed impegni gravosi: da un lato, per l’adeguamento del patrimonio, e dall’altro, per l’aggiornamento a nuovi metodi di calcolo delle strutture antisismiche, tenendo conto dell’entità dei “nuovi” rischi, anche in considerazione delle condizioni dei fabbricati derivanti sia dalla vetustà e sia dagli eventuali interventi di manutenzione straordinaria e ristrutturazioni cui possono essere stati assoggettati e delle misure di “adeguamento antisismico”, di fatto non ancora applicate».

Il terremoto d'Abruzzo del 2009

Il terremoto d’Abruzzo del 2009

I numeri parlano chiaro: il 60% degli edifici e delle abitazioni di edilizia residenziale pubblica di proprietà delle 5 ATER (L’Aquila, Chieti, Pescara, Teramo, Lanciano) e dei Comuni ad alto rischio, deve ancora essere messo in sicurezza, a distanza di sette anni dal sisma del 2009. Eppure «dal 1999 al 2009 la Regione, le 5 ATER ed i Comuni abruzzesi classificati ad alto rischio sismico – punta l’indice Rapagnà – hanno avuto a disposizione più di 250 milioni di euro, ma non li hanno utilizzati per la mancanza di “programmi, piani e progetti” esecutivi». Del resto, era stato proprio il Documento di programmazione economico-finanziario Regionale 2010-2012 a stabilire che “Nel settore dell’edilizia residenziale pubblica, la necessità di intervenire sul patrimonio edilizio danneggiato e su quello esistente per la messa in sicurezza si incrocia con il processo di riforma del settore e di riordino delle Aziende operanti nel settore (ARET e ATER), attualmente commissariate per compiere ordinaria amministrazione”. Parole al vento: per il battagliero comitato civico, infatti, «è sotto gli occhi di tutti che nessuna “importante novità” in merito è intervenuta con i successivi Def regionali, mentre, sino ad oggi nessun “processo di riforma” e di riordino funzionale delle 5 ATER ha portato al superamento della “ordinaria amministrazione”, neanche di fronte all’aggravarsi della emergenza abitativa e della sicurezza».

«Sul piano della messa in sicurezza antisismica – è la sconsolata conclusione, che suona anche come un duro atto d’accusa – come se non bastasse quanto è già successo, tutto sembra restare immobile, anche di fronte a quanto di più drammatico potrebbe ancora accadere».

 

LE REGOLE PER RICOSTRUIRE l’ITALIA – PARLA L’URBANISTA

Gerardo Mazziotti, celebre urbanista, Premio internazionale di giornalismo civile, spiega quali debbono essere le regole tecniche se davvero si intende mettere in sicurezza il Paese, impedendo che le costruzioni killer devastino intere comunità col loro carico di lutti. Prescrizioni tanto autorevoli quanto necessarie, in un Paese nel quale dopo 7 anni l’Abruzzo è ancora nelle condizioni sopra descritte, mentre la magistratura, che aveva ed avrebbe il compito di controllare, specie in presenza di così bollenti notizie di reato, continua con la sua azione fatta di iniziative mediatiche, con scarsi o nulli risultati sul piano dell’affermazione dei diritti. E con la conseguenza che a pagare sono sempre i cittadini. Il prezzo più alto di tutti. E per tutti.

Gerardo Mazziotti

Gerardo Mazziotti

Ma ascoltiamo le illuminate parole di Mazziotti: non basta applicare le regole antisismiche agli edifici (quand’anche lo facessero): è necessario capire ‘quali’ regole.

«Il problema sta nell’impedire all’energia prodotta dai terremoti di scaricarsi sugli edifici. E l’unico sistema in grado di impedire all’energia prodotta dai fenomeni sismici di arrecare danni agli edifici, talvolta fino al loro crollo, è quello di fare assorbire questa enorme energia dalle fondazioni mediante una soluzione di continuità con le strutture fuori terra consistente nella interposizione di adeguati “ammortizzatori” tra le due componenti strutturali».

«Detto più chiaramente – aggiunge l’urbanista – si tratta di adottare il così detto “effetto tavolo”, ideato alcuni secoli fa dai giapponesi, che viene adottato nella costruzione dei grattacieli in tutto il mondo. E non crollano perché vengono interessati in misura del tutto trascurabile dalle sollecitazioni sussultorie e ondulatorie del sisma, assorbite interamente dalle fondazioni. Se questo sistema costruttivo venisse oggi diffusamente adottato anche in Italia i terremoti non farebbero alcun danno. E nemmeno paura. E, sopra tutto, non farebbero vittime».

A Napoli questo sistema costruttivo è stato adottato nella costruzione dell’“Ospedale del mare” di Ponticelli, presentato dai progettisti (tra questi Renzo Piano) come “l’edificio che nessun terremoto farà crollare”.

«Mi pare perciò giunto il momento – taglia corto Mazziotti – di inserire come obbligatorio questo sistema costruttivo nelle norme antisismiche italiane, in luogo dell’attuale congerie di prescrizioni di difficile interpretazione e di difficilissimo controllo».

 

QUELLE INDAGINI CHE SANNO DI INUTILE IPOCRISIA

Carlo Rienzi

Carlo Rienzi

Indagare solo ora sugli immobili pubblici di Amatrice e dintorni è assurdo, un provvedimento ipocrita che serve veramente a poco. Lo afferma il Codacons intervenendo sulle inchieste seguite al terremoto che ha distrutto il centro-Italia. «Come sempre avviene in Italia, i controlli vengono eseguiti a posteriori, cioè quando è oramai troppo tardi e le tragedie si sono già consumate – denuncia il presidente Carlo Rienzi – Se le verifiche su lavori e ristrutturazioni fossero state fatte prima, forse sarebbe stato possibile salvare molte vite umane. Per questo chiediamo oggi alla magistratura di tutta Italia e al presidente dell’Anac Raffaele Cantone di acquisire tutti i fascicoli relativi a ristrutturazioni e lavori di messa a norma di edifici pubblici degli ultimi 10 anni, e la nomina di una apposita commissione di consulenza tecnica, allo scopo di eseguire controlli a tappeto e accertare che i lavori edili siano stati eseguiti nel rispetto delle normative vigenti».

«Occorre verificare se edifici come scuole e ospedali siano sicuri e a norma, e se siano stati realizzati usi impropri dei soldi pubblici nel corso dei lavori di ristrutturazione negli ultimi 10 anni – prosegue Rienzi – Dal momento che il Governo non è in grado di prevenire i danni da terremoto, questi controlli potrebbero almeno rendere i cittadini consapevoli circa il livello di sicurezza delle strutture del proprio territorio e l’uso che è stato fatto dei soldi della collettività».

 

 

 

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Un commento su “Terremoto – Facciamo un po’ di buona informazione”

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