MUSEO ARCHEOLOGICO DI NAPOLI / IL MISTERO DEL TRASLOCO A COMACCHIO

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Reperti bollenti al Museo Archeologico di Napoli, dove il direttore nominato meno di un anno fa dal ministro dei beni culturali Dario Franceschini è sotto il fuoco incrociato delle polemiche per alcuni episodi di ‘malagestione’: dalla scarsa fruibilità dello stesso Museo ad un super contestato accordo con il Museo Bellini di Comacchio per il misterioso “prestito” di numerose opere.

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nella foto di apertura il ministro Dario Franceschini

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Nella foto di apertura il ministro Dario Franceschini

Partiamo dal primo episodio, salito alla ribalta delle cronache per via di una infuocata lettera inviata a Repubblica da un pezzo grosso di arte e storia, Maurizio Peleggi, docente alla National University di Singapore.

Ecco il j’accuse: “il 6 agosto sono arrivato a Napoli da Roma per visitare il Museo Archeologico. Dopo aver acquistato il biglietto, maggiorato da 8 a 13 euro per una mostra temporanea, sono stato informato che la sala degli affreschi e quella della villa dei papiri erano chiuse. L’addetto ha aggiunto che le sale sarebbero state aperte l’indomani, che in quanto prima domenica del mese, prevedeva l’ingresso gratuito, sommando al danno la beffa. E’ retorico chiedersi se una tale situazione – chiusura di due sale principali non annunciata all’ingresso malgrado biglietto maggiorato di ben 5 euro – potrebbe mai verificarsi al British Museum di Londra o al Pergamon Museum di Berlino?”.

Eppure, l’Archeologico partenopeo è “il più importante museo al mondo – come dettagliano gli esperti – di antichità romane che ospita l’immenso patrimonio di reperti provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano”.

Cerca subito di correre ai ripari il fresco direttore dell’Archeologico,

Paolo Giulierini. Sotto, il Museo di Comacchio

Paolo Giulierini. Sotto, il Museo di Comacchio

i, che – dalle colonne dell’edizione napoletana di Repubblica – annuncia una serie di novità promosse dalla sua gestione. Subito butta acqua sul fuoco, il direttore versione pompiere: “E’ verissimo – ammette – nei fine settimana il Museo va in sofferenza, perchè tra malattie, permessi e recupero ferie non abbiamo più di 22-23 addetti alla vigilanza per turno”. Quindi annuncia: “La nostra idea è quella di cambiare il concetto che c’è dietro la figura del custode. La tutela dovrà sempre più essere assicurata con l’ausilo delle tecnologie, mentre l’accoglienza dei visitatori va sempre più attuata con il nostro personale”.

Dopo la scoperta dell’acqua calda, l’ex bibliotecario aretino Giulierini annuncia altre grosse novità. Prima fra tutte la “polo nera” che verrà indossata, a partire dal 7 ottobre, da tutto il personale di accoglienza. Mitico. Come magica è l’idea di promuovere arte & cultura attraverso il Calendario 2017 del Napoli Calcio: “Da Hamsik a Koulibaly, da Insigne a Gabbiadini – preannuncia Repubblica – i calciatori del Napoli poseranno tra statue e affreschi per i 14 scatti fotografici ufficiali del calendario 2017 che sarà presentato a dicembre”.

Ma l’altra polemica è ancor più calda. Perchè riguarda il “patrimonio” dell’Archeologico, in buona parte ancora negli scantinati e mai valorizzato. E invece prossimo al trasferimento in direzione di Comacchio, sulla base di un accordo dai contorni ancora poco chiari. Biennale? Quadriennale? Mentre c’è chi sospetta addirittura una “cessione” dei beni: vendita tipo calciomercato, tanto al pezzo, caso mai un “saldo” di fine stagione (guarda caso il mercato chiude il 31 agosto).

Schermata 2016-08-31 alle 19.34.24E pensare che appena nominato Giulierini, stavolta per l’edizione on line di Repubblica Napoli, aveva dichiarato: “i depositi sono il grande potenziale del museo. Utilizzeremo i reperti non esposti per mostre che penseremo noi e devono essere allestite come azione di un percorso di riallestimento del museo stesso che così, mostra dopo mostra, cambierà continuamente le esposizioni”.

Parole al vento, visto l’accordo appena siglato, il 20 luglio, con il direttore del Museo Bellini di Comacchio. Una città – val la pena di rammentarlo – che è nel cuore del collegio elettorale del ministro Franceschini.

Si scatena il putiferio. Alcune associazioni (tra esse Democrazia e Legalità, Mi.Mi.Ar.T.S., Rinascita Artistica Mezzogiorno, Centro Studi Officina Volturno, Associazione per il Meridionalismo Democratico, Uguaglianza e Libertà) che lottano per la difesa del patrimonio storico e artistico, scendono sul piede di guerra e le loro iniziative vengono riprese da alcuni organi d’informazione e siti romagnoli.

Maria Giovanna Castaldo (per Uguaglianza e Libertà) chiede che l’accordo venga reso pubblico nei suoi dettagli; Dario Marco Lepore (RAM) chiede che quei preziosi reperti siano invece collocati a Palazzo Fuga, da sempre in attesa di destinazione e oltretutto di proprietà comunale; Barbara Giardiello (Democrazia e Legalità) promuove un petizione a favore del progetto di Palazzo Fuga da inoltrare, oltre che a Franceschini e Giulierini, anche al sindaco di Napoli Luigi de Magistris e al governatore della Campania Vincenzo De Luca.

L’ex consigliere del Comune di Napoli Antonio Luongo ricorda che “la nomina del direttore Giulierini, aretino come la ministra Boschi, è stata fortemente voluta nell’ottobre 2015 dal ministro Franceschini, nato proprio a Ferrara, provincia nella quale si trova il comune di Comacchio che, con la mostra delle opere del Mann, intende rafforzare la propria candidatura a capitale della cultura per il 2018”.

Ancora. E’ del 5 agosto l’interrogazione parlamentare presentata allo stesso Franceschini dal 5 Stelle Luigi Gallo che sottolinea i “rischi insiti nell’accordo, con particolare riguardo a quelli che derivano sempre dai trasferimenti di reperti storici e delicati, a causa dei problemi di sicurezza e dei frequenti incidenti che avvengono durante il trasporto”. E chiede se il ministro “non ritenga principio ragionevole e giusto che il patrimonio culturale e storico proveniente da Ercolano e Pompei sia valorizzato e reso fruibile ai turisti all’interno del territorio partenopeo stesso, attraverso il rafforzamento di una reale ‘buffer zone’ Pompei e/o valorizzazione delle potenzialità di Palazzo Fuga”.

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