CASO PANTANI / GIALLO ALGIDA: E’ FIRMA DI CAMORRA?

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Caso Pantani. Tra un’incredibile archiviazione e l’altra spunta il giallo del gelato. Una delle più macroscopiche anomalie denunciate dell’avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani, riguarda proprio una carta gelato rinvenuta nel contenitore dei rifiuti della stanza dove Marco è stato “suicidato”.

Il gup, Vinicio Candolini, nel suo provvedimento di archiviazione di giugno scorso, sostiene che “inconsapevolmente gli agenti di polizia mentre effettuavano il sopralluogo nella stanza del residence Le Rose di Rimini, possono aver gettato la carta del gelato”. Sbotta l’avvocato De Rensis: “inconsapevolmente? Ma cosa vuol dire! Come è possibile credere che degli agenti, nello svolgere un compito così delicato, stessero gustando un cornetto in tutta tranquillità! C’è una palese illogicità in tutto questo. Se è così io vivo in un altro mondo”.

Una delle 200 anomalie che costellano la tragica vicenda, elencate e descritte in modo minuzioso dal legale della famiglia Pantani per opporsi all’archiviazione davanti alla Cassazione: la quale si pronuncerà all’inizio del 2017, tra gennaio e febbraio.

Il cornetto Algida. In apertura Marco Pantani

Il cornetto Algida. In apertura Marco Pantani

Ma eccoci al giallo. Quello della marca. A quanto pare si tratta di un Algida, circostanza fino ad oggi passata in secondo piano, senza darvi troppo peso.

Ecco cosa raccontava Amato Lamberti, il maggiore esperto di criminalità organizzata e fondatore dell’Osservatorio sulla camorra, al quale collaborava Giancarlo Siani: “la commercializzazione dei gelati Algida fu il primo business della camorra a Napoli, addirittura a fine anni ’70. Il clan che faceva capo ad Antonio Spavone, ‘O malommo, ottenne una sorta di esclusiva sul commercio di gelati, e a Napoli impose la marca Algida”. Ma anche vent’anni dopo, a fine ’90, la questione si ripropose: è infatti del ’98 un’interrogazione del verde Alfonso Pecoraro Scanio – che poi sarà ministro dell’Agricoltura nel 2006 – sulle mani della camorra del trade dei gelati.

Sorge spontanea la domanda. Non si tratta, a questo punto, di un chiaro messaggio della camorra, una sorta di firma sul delitto? Nota un criminologo: “Le delinquenze organizzate, e in primis la camorra, vivono molto di segni, di segnali da mandare affinchè quanto viene fatto suoni da ammonimento per chi deve intendere. Non pochi ritengono sia stato così nel delitto di Melania Rea, che viene più volte colpita alla schiena non solo con un mare di copi ma anche con delle siringhe, chiaro messaggio in tema di droga: perchè in quel caso la pista vera era il commercio di coca attraverso le caserme, altro che corna e gelosia! Lo stesso può essere nel caso del Pirata. Quella marca può essere davvero un marchio”.

Del resto, se non ha senso pensare ad un poliziotto che ispeziona la stanza mentre lecca un cornetto, è altrettanto difficile pensare ad un killer che faccia altrettanto. A questo punto, quella carta ci doveva essere, per far capire qualcosa a qualcuno. E lasciare, appunto, una firma. Di scommesse clandestine è meglio non parlare. Di traffici di coca neanche. Di mondo delle corse inquinato neppure. Così vuole Gomorra.

 

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di Andrea Cinquegrani

 

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