Le ignobili bugie di Al Sisi

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Si chiama Omar Affi. Agente dei servizi egiziani, uomo di lodevole e pericoloso coraggio (in un regime dispotico potrebbe pagare le conseguenze di quanto rivela) conferma quanto indagini, sospetti e logica hanno accertato da tempo. Giulio Regeni, il giovane ricercatore italiano torturato, ucciso e abbandonato lungo la strada, è morto per mano dei servizi segreti e il presidente Al Sisi è a conoscenza della verità, negata ostinatamente dal Cairo, colpevole di una serie infinita di omissioni e depistaggi. L’importante testimonianza di Affi, che indignato per le torture inflitte agli arrestati ha lasciato i Servizi, si deve a uno dei bravi giornalisti d’inchiesta italiani, a Riccardo Iacona, al suo programma “Presa diretta” di Rai3, all’intervista di Giulia Bosetti che andrà in onda questa sera alle 21 e 10. Da non perdere.

 

Solo una foto

Schermata 2016-08-29 alle 13.51.08E’ solo una foto. Purtroppo. Chi l’ha scattata meriterebbe il premio Nobel per la pace, non di rado assegnato a personaggi che assicurano solo grande visibilità internazionale al riconoscimento. I due bambini dell’immagine racchiudono nella dolcezza dell’abbraccio la speranza universale di pacificazione di un’area del mondo che confligge militarmente, politicamente, religiosamente, insanguina Palestina e Israele e denuncia l’incapacità del resto dell’umanità, rappresentata dalle istituzioni sopranazionali, di innescare una trattativa definitiva che sani il tragico vulnus delle ostilità tra i due Paesi. Conosco ebrei e palestinesi, uomini e donne che lontani dall’infuocato fronteggiarsi dei rispettivi Paesi sono persone da rispettare per la loro umanità e “normalità”, che rispettano gli altri. Tempo fa ho scritto le parole di una piccola canzone, musicata da Vito Mercurio. Protagonisti sono Amina e Ahmed, una bimba israeliana e un coetaneo palestinese. Dice quanto racconta in modo esemplare la fotografia che correda questa nota: “Volano aquiloni, tutti colorati, tutto intorno al mondo per portare pace…prendi la mano Amina, dalle la mano Ahmed e sorriderà la vita e vita sarà”. Per una volta spero che l’utopia di questi versi si avveri.

Nella foto i bambini israeliano e palestinese. In apertura Riccardo Iacona.

 

Pozzi di ricchezza: le star

Torna dalla memoria l’amarezza per l’ostinazione materna di Anna Magnani. In un film più volte riproposto, l’attrice è mamma di una bambina che spera sia scelta per un film, perché ossessionata dal possibile futuro nel mondo del cinema, della notorietà, di lauti guadagni. La narrazione precede l’era di attori e attrici strapagati per dare lustro a film record di incassi. La classifica delle “paperon delle paperoni” sommerse di dollari ha una leader: è Jennifer Lawrence che mette in cassaforte 46 milioni di dollari (90 miliardi e passa delle vecchie lire). Seguono Melissa McCarthy, Scarlett Johansson, Jennifer Aniston, la cinese Fan Bingbing (che ha fatto bingo). Più giù, si fa per dire, l’indiana Deepika Padukone, che chiude l’elenco delle dieci top star. Non è improprio il paragone con gli astri di alcuni sport (football americano, tennis, basket Nba, golf, nuoto e perfino atletica leggera, un tempo disciplina olimpica quasi dilettantistica (l’uomo più veloce della terra, Bolt, incassa oggi molti milioni dagli sponsor). Il fenomeno subisce un’impennata sorprendente con l’ingresso nel mondo dello calcio dei magnati cinesi dopo l’invasione barbarica degli emirati, neo proprietari dei maggiori club europei. I dollari di super ricchi orientali su Inter e Milan, per adesso, perché sembra che De Laurentiis per non rinunciare a iniezioni milionarie sia alla ricerca di interlocutori cinesi per stipulare una partnership con il Napoli calcio. Di che meravigliarsi se anche il mondo dello sport è contagiato dal virus della corruzione, del doping, dell’immoralità? L’allettante giro di affari intorno a cui ruota è un irresistibile attrattore per gli addetti ai lavori e un potente ipnotizzatore per miliardi di appassionati, plagiati con la complicità dei media.

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