LE PICCOLE PERSONE / SE IL MUSO DIVENTA FACCIA…

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“Bestia”. “Animale”. “Muso”. “Zampa”. E’ il normale lessico degli “uomini”.

Leggiamo alcuni pensieri di Anna Maria Ortese, raccolti nel volume “Le Piccole Persone”, edito da Adelphi. Andrebbe adottato fin negli asili, per educare i bimbi a non diventare come tanti padri e madri.

Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese

“Un giorno, in un racconto di Natale di Natalia Ginzburg, trovai la parola ‘faccia’, o ‘viso’ applicata al musetto di un gatto. Per me fu una scoperta, e mi sembrò il ‘segno’ di una rivoluzione che in moltissimi aspettiamo da tempo, rivoluzione stranissima, ma l’unica veramente in grado di consentire un salto di qualità alla storia umana, di promuovere l’uomo al grado di essere superiore, che egli asserisce continuamente di aver raggiunto. L’uomo, infatti, riconoscendo che anche gli animali hanno una faccia (due occhi, spesso supremamente belli e buoni, naso, bocca e fronte), ammette implicitamente che gli animali sono suoi fratelli, o anche semplici ‘antenati’, conviventi oggi con la sua storia, sono meravigliosi oppure comuni ‘diversi’, e quanto lui partecipano del mistero e il dolore e il cammino della vita. Sono piccole persone mute, un immenso popolo muto, e generalmente mite, ma senza un diritto al mondo, e di cui ciascuno può fare ciò che vuole, e lo fa, macchiando la terra di un solo interminabile delitto, per il quale non c’è mai un castigo”.

“So quanto sia sgradevole a certe persone – a volte intere nazioni – sentir parlare delle Piccole Persone come di un popolo oppresso, avente diritto – davanti all’umanità – ma ugualmente oppresso, usato e straziato milioni di milioni di volte al giorno, su tutta la terra”.

“Ritengo gli Animali Piccole Persone, fratelli ‘diversi’ dell’uomo, creature con una faccia, occhi belli e buoni che esprimono un pensiero e una sensibilità chiusa, ma dello stesso valore della sensibilità e il pensiero umano, soltanto lo esprimono al di fuori del raziocinio o ragione per cui noi andiamo noti, e ci incensiamo tra noi. Ma questo raziocinio, o ragione, poi lo applichiamo semplicemente al servizio di istinti (conservazione, fame), o di una degenerazione dell’istinto: l’accumulo e lo sperpero, che le Piccole Persone non conoscono. Le Piccole Persone sono pure e buone. Non sono avide. Non conoscono l’accumulo nè lo sperpero. Hanno cura dei loro piccoli – siano belli o brutti, desiderati o indesiderati”. (…)

Schermata 2016-08-28 alle 11.55.33“Ritengo gli animali appartenenti, a causa della loro faccia e del loro palese ‘sentire’ e capire, appartenenti alla famiglia stessa da cui venne, terribilmente armato di raziocinio, l’uomo: la vita”.

(…) “Di allevamenti, macello e caccia, di sperimentazioni e giochi, che hanno per oggetto, ogni giorno, da tempo indeterminato, Piccole Persone, crediamo di sapere tutto. Non sappiamo nulla. E se lo sapessimo veramente, morremmo di dolore e vergogna, e senza rimedio colpiremmo i cuori umani che pure sono fra noi. Ma guai all’uomo che accetta e pratica queste cose, e guai ai paesi che non se ne fanno mai scrupolo, guai a tutti quei governanti che se ne lavano le mani, e ripetono stupidamente: così è stato sempre e così deve essere ancora. In fondo non sono che animali. Solo l’uomo è importante”.

“Quale uomo! Mi verrebbe da rispondere. Senza fraternità non vi sono uomini ma contenitori di viscere e un popolo fatto di contenitori non esiste, non è un popolo. L’uomo è fatto di fraternità, quando si dice uomo si dice solo fraternità. E un uomo – o un popolo – che si pongono al centro della vita, dicendo ‘Io’, con forti manate sul petto, sono scimmie degradate (mentre la scimmia non lo è)”.

“Scrivo queste cose senza ordine. E’ che il mio carattere è cattivo, non è buono, non è tenero, e subito, quando incontro presunzione e vigliaccheria che entrano come padroni nel territorio dell’innocenza e della debolezza, vorrei prendere le armi, vorrei prendere una scimitarra, e far cadere delle teste infette. Ma mi trasformerei in uno di loro, e dunque via il desiderio”

Silvio Perrella

Silvio Perrella

“E’ solo per dire. Dal giorno che ho cominciato a comprendere certe cose (ed è un giorno remoto, appartiene alla mia prima giovinezza), non ho più amato sinceramente l’uomo, o l’ho amato con tristezza. Dirò che mi sono sforzata di amarlo, mi sono commossa per lui e ho cercato di capire l’origine della sua degradazione da creatura a padrone. Ho compreso che più l’uomo (o la donna) ignora le Piccole Persone, più indegno è di chiamarsi uomo, e micidiale è la sua autorità, quando l’ha raggiunta, per gli uomini”.

Uno dei nostri più interessanti scrittori il palermitano “napoletanizzato” Silvio Perrella (fresco il suo “Addii, fischi nel buio, cenni”, Neri Pozza editore), in una recente intervista al Corriere del Mezzogiorno, come opera da “salvare” a tutti i costi ha ricordato le mitiche “Metamorfosi” di Ovidio. E fra le ultime, proprio il libro sugli ultimi, “Le Piccole Persone”.

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