La tolleranza made in Naples

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Non bisogna viverci a Napoli per coglierne la gradevole diversità: basta respirarla nello spazio di un week end. Il test sull’accoglienza della città è rapido e quasi sempre occupa il tempo di una visita fugace, di un impatto estemporaneo. Il Mattino, storico giornale della città dovrebbe sfogliare la sua centenaria collezione ed estrapolare dalla rubrica della posta le decine di lettere di italiani del nord e di stranieri che lasciando Napoli l’hanno raccontata per i suoi molti pregi. Purtroppo la letteratura e i media hanno scelto nel tempo di omologarla al peggio delle grandi città, mentre onestà intellettuale vorrebbe che Napoli fosse indagata alla stessa stregua di altre metropoli. Per mutare atteggiamento basterebbe acquisire l’impressionante statistica degli omicidi che insanguinano New York ogni giorno, dei furti d’appartamento a Milano, dell’odioso razzismo di regioni del Nord Italia nei confronti di meridionali e migranti, della microcriminalità che rende pericoloso il metrò di Parigi, delle violenze in danno dei turisti di bande urbane a singoli manigoldi a Rio e di altri cento esempi di un’ardua vivibilità universale, per ammettere che Napoli è stata ed è denigrata in nome di un comodo stereotipo che fornisce materia al giornalismo delle cattive notizie. In Rai, redazione regionale di Napoli, le testate nazionali, nel confronto mattutino, privilegiavano sistematicamente la richiesta di notizie sui misfatti di camorra, sullo scandalo dei rifiuti e altri eventi con il segno negativo. Tiepido o nullo interesse per l’esordio di una grande mostra, il successo di un’opera del San Carlo, convegni internazionali di elevato spessore che hanno animato la sede dell’Istituto per gli Studi filosofici di Gerardo Marotta, la convivenza pacifica nel ventre dei napoletani con comunità cinesi, africane, dei Paesi dell’Est europeo. Mentre l’Europa è alle prese con l’intolleranza del mondo occidentale per usi e costumi dei musulmani e delle loro donne che in questo torrido agosto vanno in spiaggia coperte con il cosiddetto Burkini, la creatività partenopea inventa la sceneggiatura di un test per verificare se Napoli fa eccezione. In un lungo racconto del Mattino, corredato da straordinarie immagini di Sergio Siani, colto mago della fotografia, la protagonista, una giovane donna napoletana, la giornalista Raffaella Ferré, indossa il “famigerato” Burkini e affronta le reazioni dei bagnanti sul lungomare della città. Le prove di tranquilla e solidale accoglienza di chi l’incontra e le sta a fianco in spiaggia e fuori, sono la cartina costante di tornasole che conferma la grandezza di una città multietnica come tante ma unica per capacità di convivere con gialli, neri, albanesi e romeni senza nessun segno di discriminazione.

 

Rabbia e qualunquismo

Mister Freccero, intellettuale prestato alla politica di Grillo, ex direttore di reti Rai, ora consigliere di amministrazione in quota 5Stelle, ha nello stomaco e di riflesso nelle esternazioni periodiche una rabbia infinita per mancarti riconoscimenti di primo livello che nella sua megalomania gli spetterebbero. Di qui, sentimenti spesso violenti di vendetta. Nel gioco al massacro del governo Renzi, di minoranze esagitate del Pd e dell’intera opposizione spalleggiata da quasi la totalità dei media, Freccero si distingue per toni e argomentazioni anti Renzi e tutto il suo entourage. Il fatto quotidiano amplifica le sue scorrerie distruttive. Nessuna sorpresa per un giornale diretto da Travaglio, acido denigratore del renzismo e vicino al rampantismo grillino. Freccero, in corso di un dibattito condotto da Padellaro, ex direttore del Fatto, torna sull’episodio di un “Porta a Porta” e delle improvvide riflessioni di Vespa e Del Rio sulle chance economiche favorite dalla ricostruzione di quanto è stato raso al suolo dal terremoto dell’Italia Centrale. “Che schifo” commenta Freccero e poi “Renzi peggio di Berlusconi, il vero problema è lui, dobbiamo mandarlo via, sono dei censori coglioni ” e aggiunge “Anche con un fronte dalla destra al movimento 5 Stelle”. Quest’ultima dichiarazione conferma la vena latente di qualunquismo dei grillini. Come volevasi dimostrare, non di rado estremi apparenti, come 5 Stelle e la destra, finiscono per incontrarsi senza ritegno.

Nella foto Carlo Freccero

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