LIBERTA’ DI STAMPA / LA “STORICA” SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO

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Storica sentenza ferragostana del Consiglio di Stato sul “diritto all’informazione” e “l’accesso alle fonti”. Ne abbiamo già scritto alcuni giorni fa (vedi link in basso), in parecchi chiedono di saperne di più: forse perchè vengono tirati in ballo “contratti in derivati attualmente in vigore tra lo Stato italiano e banche e istituti finanziari”.

Una materia, a quanto pare, bollente, visto che giusto un anno fa – cadeau estivo del governo Renzi – il governo decise di apporre nientemeno che “il segreto di Stato” proprio sui contratti dei derivati. Per questioni di interesse militare? Per pericoli che correva la nostra sicurezza nazionale? Niente di tutto questo: perchè invece – a quanto pare – non bisogna disturbare i manovratori, la conclamata trasparenza in materia economico-finanziaria non s’ha da fare: tanto perchè i cittadini, i risparmiatori, i pensionati possano essere meglio raggirati e truffati. Come dimostrano i crac bancari – iperannunciati – di Veneto Banca e delle 4 banche capeggiate da Etruria.

Ecco, fior tra fiore, alcuni passaggi della sentenza pronunciata dalla quarta sezione giurisdizionale del Consiglio di Stato, presieduta da Filippo Patroni Griffi (estensore Silvestro Maria Russo, consiglieri Andrea Migliozzi, Oberdan Forlenza e Giuseppe Castiglia).

Sullo sfondo c’è la sentenza (confermata nella sostanza) del Tar Lazio, che dà ceffoni a quel poco che resta della libertà di informazione, del diritto-dovere di far sapere ai cittadini qualcosa di più decifrabile, anche in una giungla come quella finanziaria. Di tutt’altro avviso il Tar, che abbassa la saracinesca e decide che “l’effetto di tale divulgazione (circa i contenuti dei contratti sui derivati, ndr) è pregiudizievole sulle attività in derivati, con svantaggio competitivo di Stato ed istituti nel mercato relativo”. Dei risparmiatori, chissenefrega: cornuti e mazziati.

Altra randellata Tar, perfettamente recepita dai Soloni del Consiglio: “Se fosse sufficiente l’esercizio dell’attività giornalistica ed il fine di svolgere un’inchiesta su una determinata tematica per ritenere, per ciò solo, il richiedente autorizzato ad accedere a documenti in possesso della P.A., sol perchè riconducibili all’oggetto di detta ‘inchiesta’, si finirebbe per introdurre una sorta di inammissibile azione popolare sulla trasparenza dell’azione amministrativa che la normativa sull’accesso non conosce”. Oddio, apriti cielo: un’azione popolare? Non sia mai: i cittadini vanno trattati come luridi sudditi, come monnezza da avvolgere in ampi sacchetti a perdere!

Stracciato e travisato anche l’articolo 21 della Costituzione. “Non si ravvisa, nel corpo dell’articolo 21, il fondamento di un generale diritto di accesso alle fonti notiziali, al di là del concreto regime normativo che, di volta in volta e nell’equilibrio dei molteplici e talvolta non conciliabili interessi in gioco, regolano tale accesso”.

Non basta. I Vati del diritto ammoniscono: “occorre evitare ogni generalizzazione sul rapporto tra diritto d’accesso e libertà di informare. Il nesso di strumentalità tra le due figure si sostanzia non già reputando, come fa l’appellante (il giornalista del periodico on line Wired, Guido Romeo, ndr), il diritto di accesso quale presupposto necessario della libertà di informare, ma nel suo esatto opposto. E’ il riconoscimento giuridico di questa che, in base alla concreta regolazione del primo, diviene il presupposto di fatto affinchè si realizzi la libertà d’informarsi”. Non siamo su scherzi a parte…

Non è certo finita. Le munizioni per abbattere le macerie di quel che resta dell’informazione sono ottime e abbondanti. Per sapere a puntino chi può accedere e chi no alle fonti, “va condotta un’indagine circa la consistenza della situazione legittimante all’accesso e la relativa valutazione va articolata a seconda della disciplina normativa di riferimento”. In soldoni, se il giornalista-ficcanaso vuol far chiarezza su quell’immobile con ogni probabilità abusivo, non potrà mai accedere ai dati in possesso dalla pubblica amministrazione, circa licenze e altro; può farlo solo l’eventuale proprietario al quale quell’edificio sia spuntato durante una notte davanti impedendogli la vista del panorama.

Elio Lannutti. In apertura Filippo Patroni Griffi.

Elio Lannutti. In apertura Filippo Patroni Griffi.

Ma i Soloni hanno a cuore tutte le esigenze dettate dalla Trasparenza, “che ha portato a configurare le diverse forme di accesso più che a guisa di un unico e globale diritto soggettivo di accesso agli atti e documenti in possesso dei pubblici poteri, come un insieme di sistemi di garanzia per la trasparenza, tra loro diversificati pur con inevitabili sovrapposizioni”. Una Trasparenza tra le nebbia della più totale Discrezionalità da parte dei Pubblici (e Forti) Poteri… . Ancora: “il sistema nel suo complesso dà luogo a vari tipi d’accesso, con diverse finalità e metodi d’approccio alla conoscenza ed altrettanti livelli soggettivi di pretesa alla trasparenza dei pubblici poteri”. Segue una listarella di ‘legittimazioni’: come la partecipazione ad un procedimento amministrativo, soprattutto quando “l’accesso riguardi documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare e difendere i propri interessi giuridici”. Ci mancherebbe.

Clamoroso l’autogol finale, degno di un Comunardo Niccolai in forma smagliante: “nè sembri tutto ciò in contrasto con la cosiddetta ‘società dell’informazione cui a livello europeo tende la direttiva n. 2003/98/CE poiché, al di là dell’enfasi così manifestata, tale fonte comunque non esclude, nei ben noti limiti di ragionevolezza e proporzionalità, regimi nazionali che possano delimitare l’accesso anche con riferimento alla titolarità di una posizione legittimante”. Regimi nazionali? Regimi?

Ai confini della realtà. O meglio, dentro una democrazia sempre più drammaticamente in stato comatoso.

Riportiamo, di seguito, il passaggio di un intervento di Elio Lannutti al Senato del 15 dicembre 201, ai tempi dell’esecutivo Monti, con un Filippo Patroni Griffi ministro della Funzione Pubblica. Il presidente di Adusbef, la storica associazione nata per tutelare i risparmiatori, puntava i riflettori sui controllori che con controllano e chiudono gli occhi; nonché su poltrone, incarichi e superstipendi.

“Pongo un problema. In questa fase terribile di democrazia sospesa, in cui l’odiata casta politica è messa ogni giorno alla gogna da mass media che fomentano campagne di odio, e un Governo di ottimati in perfetta malafede, per sviare l’attenzione su una manovra lacrime e sangue, cerca di dare in pasto all’opinione pubblica inveritiere resistenze per equiparare stipendi e vitalizi dei parlamentari alla media europea, ho il dovere di segnalare ben altre caste che, oltre a condizionare la sovranità del Parlamento, hanno creato sistemi retributivi a loro uso e consumo incompatibili con i sacrifici richiesti alle famiglie, ai lavoratori e ai pensionati.

Mi riferisco, signor Presidente, all’articolo 23, comma 3, del decreto «salva Italia», che continuo a definire «salva banche», che vietava il cumulo degli stipendi dei componenti di autorità come CONSOB, ISVAP, eccetera, ma anche dei magistrati amministrativi, i quali (come l’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato Patroni Griffi, assieme ad altri colleghi del TAR) partecipano a collaudi ed arbitrati.

Come si può leggere, signor Presidente, in un corposo elenco che ho inviato a tutti i senatori, ci di incarichi conferiti dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa risulta che il ministro Patroni Griffi ha ricevuto l’incarico il 16 giugno 2011 di presidente del collegio arbitrale nella controversia tra la FIAT e la TAV per un petitum di oltre 536 milioni di euro, oltre 1.000 miliardi del vecchio conio. Oppure, signor Presidente, altri tecnocrati, come il presidente dell’INPS, Antonio Mastrapasqua, prorogato fino al 2014, 18 mesi oltre il mandato naturale della scadenza della legislatura del Governo Monti, che è un vero e proprio collezionista di poltrone con ben 24 incarichi, da Equitalia, Telecom, Fintecna e Fandango”.

 

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DIRITTO DI CRONACA / SEMPRE PIU’ CARTA STRACCIA, PER IL CONSIGLIO DI STATO

18 agosto 2016

 

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