Il senno di poi

Condividi questo articolo

Del senno di poi sono pieni i disastri, gli eventi catastrofici, alluvioni e frane, terremoti. E’ la ragione del giorno dopo a farsi largo tra tragici bilanci di morti e feriti, senza tetto, case, chiese, fabbriche devastate, centri storici rasi al suolo, scuole sventrate. E come, il disastro dell’Aquila, dell’Emilia Romagna, quest’ultimo terribile sisma che terrorizza per il numero delle vittime e l’entità dei danni materiali, non confermano forse l’accertata vulnerabilità della dorsale appenninica, il ciclico ripetersi di sommovimenti della terra in identici luoghi. Quali conseguenze operative ne trae il Paese, che siano governo, regioni, protezione civile? Quasi nessuna, se non promesse, interventi per l’emergenza e sentita solidarietà. Quanto è macerie si è sbriciolate sotto la furia del terremoto perché fragile, incompatibile con gli insulti ricevuti. Quale cecità collettiva ha impedito di comparare la spesa per interventi antisismici radicali con l’entità dei danni da calamità naturali e costi della ricostruzione? E’ quasi certo che si equivalgano e diventa intollerabile la storica inerzia dell’Italia, incapace di intervenire a monte degli eventi disastrosi per prevenirli e impedire morte e distruzione. In queste ore su tutto prevalgono il dolore per le vittime del sisma, lo sconforto di chi perde la propria identità territoriale, la consapevolezza di un passato cancellato e di un futuro buio, la solidarietà di un intero Paese, i racconti di chi ha rischiato la vita per salvare i sopravvissuti sepolti dalle macerie, la generosità dei donatori di sangue, l’abbraccio collettivo dell’Italia alle popolazioni colpite dal terribile evento. Ma c’è anche spazio per un j’accuse che solo per fare un esempio pone l’interrogativo sulle risorse disponibili e non spese per interventi antisismici. Per Amatrice a Accumoli, indicate come zone ad altissimo rischio sismico, erano disponibili quattro milioni di euro della Protezione Civile per l’adeguamento delle case private, per Amatrice somme ingenti per interventi di consolidamento del Municipio, raso al suolo dal terremoto, due milioni per l’ospedale. Più in generale le due località erano nell’elenco di luoghi che potevano usufruire di un miliardo di euro stanziato dopo il terremoto dell’Aquila. E c’è la controprova delle responsabilità per non aver usufruito delle risorse disponibili ? Spese al meglio da Norcia, l’hanno salvata dal disastro. Nessuna vittima e danni lievi. Il pianto del coccodrillo è purtroppo un rito storicamente reiterato e purtroppo non serve a far rinsavire. La tragedia che il Paese sta vivendo terrà desta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media in questi momenti di emergenza ma è destinata all’oblio, o quanto meno a spazi d’interesse marginali quando la ferita del sisma diventerà uno tra tanti eventi dolorosi, fino alla prossima devastante alluvione, a chissà quale altro cataclisma, al prossimo tremito della terra, magari nella stessa area ad “altissimo rischio” che ha messo in ginocchio parte dell’Italia centrale.

Nella foto l’orologio fermo alle 3 e 36 ora del sisma

Condividi questo articolo

Lascia un commento