USA PRE VOTO / ECCO IL NUOVO CHE AVANZA, HENRY KISSINGER FOR HILLARY

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Ultime dagli Usa. L’arma segreta della prossima politica estera sotto il segno di Hillary Clinton – probabilissimo presidente Usa a novembre – si chiama Henry Kissinger. Nel Jurassic Park della Casa Bianca, quindi, potrebbe andare in scena la più epica delle rentree: quella del dinosauro che fece grande la politica Usa ai tempi dell’agreement con l’odiato orso russo, abbracciò l’eterno rivale sovietico, allora impersonato da Michail Gorbaciov. Storico.

La notizia comincia a rimbalzare nei siti americani di controinformazione. Ecco come la analizza un esperto di politica estera a Washington. “Dopo gli endorsement pro Hillary di vari pezzi dell’establishment e dei militari, da Michael Morell a Leon Panetta, da Ashton Carter a John Allen, si è visto che non basta. Ed è bene rifarsi ai metodi di un tempo e anche a qualche pezzo da novanta di allora. Come Kissinger, che ebbe gran successo con la sua strategia dell’amicizia minacciosa, il suo ‘friendly detent method’ che si basava soprattutto su tre punti: indebolire e minare alle basi progressivamente la Russia; spaccare l’asse tra Russia e Cina; neutralizzare l’influenza della Russia nel Sud Est asiatico”.

Continua l’analisi. “L’economia reale negli Usa sta perdendo colpi e si è pesantemente indebolita a livello strutturale negli ultimi anni, anche per via della piovra finanziaria che divora sempre più margini della stessa economia reale. L’elite anglo-americana e lo stesso fronte Neocon si rendono conto del progressivo isolamento che si sta creando intorno agli States. La Nato accusa colpi, il suo ruolo sta perdendo il magico ruolo fino ad oggi giocato, i cittadini cominciano a capirlo, nonostante la propaganda mediatica cerchi di cloroformizzare il tutto. E’ proprio il recente caso della Turchia a fornire la conferma: il tentato colpo di stato sponsorizzato dagli americani è fallito e ora la Turchia sta ridisegnando la sua traiettoria politica e i suoi legami internazionali”.

“A questo punto anche gli scenari fino a ieri inimmaginabili diventano possibili. Come l’uscita della Turchia dalla Nato, il che sancirebbe la disintegrazione degli assetti di potere della Nato nell’intera area. E come i rapporti – anche militari – sempre più stretti della Turchia con la Russia, la Cina e lo stesso Iran, che stanno già cominciando a tradursi in realtà. La perdita di influenza statunitense passa attraverso lo smantellamento del network creato dai seguaci di Fetullah Gulen in Turchia, che si sta propagando anche in zone vicine. Una conferma arriva dall’Azerbaijn, dove il governo locale ha dichiarato guerra ai supporter di Gulen, fino ad oggi ben strutturati sotto il profilo economico e organizzativo”.

Ecco la conclusione. “Queste aree, che rappresentavano il bastione del ‘West’ contro la Russia, stanno rapidamente cambiando pelle. La ‘Turkish lesson’ sta facendo sentire i suoi effetti in tempo quasi reale e la spinta ai mutamenti nell’area si sta velocizzando in maniera molto sensibile. Da tenere sotto osservazione quanto sta succedendo in Bulgaria, che rischia di entrare in un tunnel di crisi economica senza fine dopo la decisione di cancellare il progetto per la realizzazione del gasdotto Southern Stream: un vero suicidio, seguendo il ‘consiglio’ di Victoria Nuland, la fedelissima di Hillary Clinton. E stanno rapidamente studiando e imparando la Turkish lesson nei Balcani, in tutto il Medio Oriente, in Nord Africa e nella stessa Europa continentale, dove c’è il segnale forte della Brexit. E’ in questo tribolato e movimentato scenario che negli Usa torna alla ribalta il decrepito profilo di Kissinger, presentato dall’elite e dal Bush-Clinton team come l’uomo ‘nuovo’ della ‘detent’, della amichevole minaccia”.

Una gioiosa macchina da guerra – direbbe un Achille Occhetto a stelle e strisce – per la regia di Henry Kissinger. “L’uomo che visse due volte”.

 

Nella foto Hillary Clinton con Henry Kissinger

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