STRAGE DI BRESCIA / DOPO 42 ANNI LA CORTE SPIEGA: NAZI E UN PO’ DI SERVIZI…

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Urrà. Finalmente sappiamo che la destra eversiva ha cospirato con i servizi deviati (ma non più di tanto) per destabilizzare e insanguinare l’Italia, inventando e attuando la un tempo chiamata “strategia della tensione”. Ci volevano le “ponderate” motivazioni depositate dalla seconda Corte d’Assise d’appello di Milano sulla strage di Brescia, una delle tappe clou dell’escalation criminale, per chiarire l’arcano. Hanno impiegato infatti oltre un anno, le scrupolose toghe meneghine, per scrivere quella ponderosa (470 pagine) story, visto che la sentenza di condanna all’ergastolo dei due imputati risale a luglio 2015. Meglio tardi che mai. Tanto più dopo un’attesa che durava da 42 anni: perchè quelle bombe nere – con il fondamentale input dei Servizi – vennero piazzate a piazza della Loggia, provocando 8 morti e un centinaio di feriti, il 28 maggio 1974.

I due ergastolani sono Carlo Maria Maggi, professione medico, nazista convinto, uno dei capi di Ordine Nuovo in Lombardia e Veneto, e Maurizio Tramonte, l’uomo dei Servizi, la “fonte Tritone”, l’informatore del famigerato Ufficio Affari Riservati che sovrintese a quella stagione di sangue, golpismo & depistaggi.

Ecco alcuni passaggi delle motivazioni, che suonano “critici” nei confronti di processi in tempi biblici, ormai beffa non solo per i familiari delle vittime, ma per il senso della giustizia ormai irriso e calpestato. Incredibile – va detto – che ad attaccare quei tempi biblici siano proprio dei giudici chiamati a “fare” giustizia. Comunque, veniamo ai brevi stralci.

Schermata 2016-08-11 alle 20.08.21A proposito dei pezzi dello Stato collusi e dei servizi deviati: “individuabili ormai con certezza in una parte non irrilevante degli apparati di sicurezza dello Stato, nelle centrali occulte del potere, che hanno prima incoraggiato e supportato lo sviluppo dei progetti eversivi della destra estrema, ed hanno sviato l’intervento della magistratura, di fatto rendendo impossibile la ricostruzione dell’intera rete di responsabilità”. Sorge spontanea la domanda: ma cosa ci stanno a fare, gli inquirenti, se non per ricostruire i fatti e non farsi abbindolare dai depistatori? Boh.

Sui responsabili viene constatato, consultando l’anagrafe: “un leader ultraottantenne (Maggi, ndr) e un non più giovane informatore dei servizi (Tramonte, ndr), mentre altri, parimenti responsabili, hanno da tempo lasciato questo mondo o anche solo questo Paese, ponendo una pietra tombale sui troppi intrecci che hanno connotato la mala-vita anche istituzionale all’epoca delle bombe”. Cin cin: quando il codice penale diventa storia & sociologia, abbondantemente a posteriori….

Per fortuna arriva l’inchiostro di Repubblica a porre interrogativi inquietanti sul mondo (soprattutto dell’informazione). Così pennella Piero Colaprico: “E se i giudici evidenziano il risultato ‘devastante per la dignità dello Stato e della sua irrinunciabile funzione di tutela delle istituzioni’, per i cronisti s’impone una domanda: ma quanto è realistico ipotizzare di trovare oggi le tracce di chi, decenni fa, era stato capace, perchè protetto da una parte dello Stato, di aggrovigliare la catena di sangue che comincia con la madre di tutte le stragi, con i 17 morti di piazza Fontana a Milano, il 12 dicembre 1969? Chi, votato al male, può aver lasciato tracce utili ai detective, agli storici, ai familiari? E a noi tutti?”.

Forse Babbo Natale.

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