Tra dittatori ci si intende

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Tutto nella norma. Contrattacca il furbo dittatore turco Erdogan, responsabile di una violenta repressione che ha messo in carcere e licenziato, ucciso, ferito, decine di migliaia di veri o supposti antagonisti politici e che la Russia aveva messo sotto accusa per la fornitura di armi al terrorismo islamico. In vista di serie perplessità dell’Europa sull’accoglienza della Turchia nella Comunità (aggravate dalla scellerata volontà di Erdogan di reintrodurre la pena di morte), Erdogan intavola un rendez vous strategico, ricattatorio, con un altro dittatore, il potente Putin, che con epurazioni ed eliminazione cruenta di avversari politici ha dimostrata frequenza. Motivo di più per interrompere le trattive per l’ ingresso nella Ue.

Noi in Libia

In breve succede che: oltre a alla pericolosa ospitalità concessa agli aerei e ai droni Usa che decollano da Sigonella, in Sicilia, a prescindere dalla città di Vicenza americanizzata al cento per cento, in aggiunta alle annunciate missioni aeree della nostra aviazione per combattere il terrorismo, si ufficializza in questi giorni la presenza di militari italiani in Libia, dove ufficialmente si adoperano per sminare le zone dove avanzano le truppe anti Isis, ma che in un prossimo futuro potrebbero affiancare soldati di paesi alleati nella guerra di terra contro il Califfato. Sorprende la comparsa sui media di timori che il nostro coinvolgimento militare possa aumentare il pericolo di attentati che finora hanno escluso l’Italia?

Rottamare, verbo non coniugato

In sotterranea, cioè per sentieri mascherati, a tratti vis a vis, scopertamente, il livore vendicativo di D’Alema, emarginato ed escluso da un’importante ruolo nel contesto europeo (lui dice per colpa di Renzi) e da incarichi di partito, si manifesta con esternazioni in apparenza di sinistra che nascondono complicità con la destra. Renzi ha sopportato in numerose circostanze, ma persa la pazienza sbotta con un “Contro di me e contro di Prodi si è impegnato più di Berlusconi”. A quando una salutare rottamazione?

Miliardi, altro che bruscolini

Quale ingenuità: da difensori per convinzione e principi ideologici ci schierammo “sindacalmente” con giornaliste Rai esautorate dalla conduzione dei telegiornali. Pensammo a una punizione, a un’esclusione per motivi anagrafici: quale ingenuità! Tiziana Ferrario, ex conduttrice del Tg1 è titolare della corrispondenza Rai dagli Stati Uniti e per questo incarico, confortato da lauti rimorsi spese a pié di lista, è retribuito con la “non disprezzabile” cifra di 238mila euro e spiccioli. Stessa “fortunata sorte” per Giovanna Botteri, reduce dal Tg3 e anch’essa corrispondente da New York con poco meno di 200mila euro. Domanda: perché due corrispondenti dagli States? Nell’infinita lista di dirigenti Rai che l’azienda retribuisce lautamente, primo in classifica è il direttore generale Dall’Orto, con un appannaggio di 650mila euro. Direttori e vicedirettori di settori noti (per esempio i telegiornali, la Berlinguer incassa 280 mila euro) sono in buona compagnia, grazie a prebende di oltre 200miila euro, con personaggi “sommersi”: un certo Cariola, direttore Internal Auditing riceve 352 mila euro, Coni, sostenibilità e segretariato sociale 242mila, il corrispondente dal Brasile (quanti interventi avrà mai prodotto?) De Paoli, 290mila, Piero Marrazzo, post epurazione, 244 mila euro per corrispondere dal Medio Oriente, Scarrone, direttore Canali Radio di Pubblica Utilità (???) 200mila, Serafini, direttore Pianificazione Frequenze e gestione dello Spettro (niente a che fare con il cinema di 0007?) , Anna La Rosa (ricordate le sue compiacenti interviste domenicali all’ora di pranzo?), alle dipendenze del direttore di Rai 3, 240mila. L’elenco è infinito e comprende novantuno nomi, oltre ad alcuni dirigenti che nel 2016 possono contare su retribuzioni inferiori ai 200mila euro ma che nell’anno precedente ne hanno incassati più d 200 mila euro per la “retribuzione variabile” calcolata alla fine dell’anno. Dice la calcolatrice che 91 “stipendi” moltiplicati per una media di 230mila euro, sono la bella somma di due miliardi e centoventi milioni all’anno, euro più, euro meno. E l’Italia dei poveri?

 

Nella foto Putin e Erdogan

 

 

 

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