Abbronzatissimi

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Succede qualcosa se nel bel mezzo di un’accesa discussione su un tema di interesse generale il senatore o il deputato tal dei tali si assenta per una vacanza estemporanea, al mare o in montagna e torna ai suoi doveri di rappresentante del popolo dopo una settimana? Zero. E cosa impedisce che la fuga godereccia dal Parlamento si ripeta più volte in un anno? Niente e nessuno. Più dentro la “normalità”, quanti sono i giorni che per un motivo o per l’altro gli eletti si assentano dalle aule? In altre parole, fatte salve alcune sporadiche inchieste dei media che periodicamente elencano i “cattivi”, gli assenti cronici, chi controlla il rispetto del dovere di frequenza dei parlamentari? Non sembri irriverente il paragone: se un metalmeccanico si comportasse da lavativo, da assenteista immotivato, l’azienda lo punirebbe con il licenziamento. Nel pieno di aspri confronti politici in tema di riforme istituzionali, di legge elettorale, ma soprattutto di debolezza del sistema economico, con punte clamorose nel pianeta delle banche e di emergenze (lavoro, pensioni, tasse, terrorismo) il Parlamento, con decisione unanime (miracolo da vacanzieri) chiude bottega per quaranta giorni. Solo per aggiungere qualche esempio al tavolo delle urgenze , vanno in un lungo stand by la legge sulla tortura, la riforma del processo penale, il conflitto d’interessi.

La ripresa dei lavori? A metà settembre, quando il caldo si sarà attenuato, e i parlamentari abbronzati e con un pieno di antistress torneranno a battaglie politiche che osservate con la lente d’ingrandimento somigliano molto a ripicche pregiudiziali e molto poco alla rappresentanza dei problemi che l’Italia deve affrontare per tenere in vita i piccoli segnali di esodo da una crisi che non troppo tempo fa l’ha spinta sull’orlo del precipizio del default. Si ferma anche l’iter sulla legittimità della coltivazione di cannabis per uso personale, “ricreativo” e soprattutto terapeutico, proposta da Scelta Civica, sostenuta da Pd, Sel, 5Stelle e molto probabilmente anche da alcuni deputati di Forza Italia. A pigiare sul freno, tanto per cambiare, è la destra di Alfano, leader del più testardo ancoraggio alla conservazione di valori anacronistici. Lo spalleggia la ministra Lorenzin perché “piaga di giovani”. Il sì avrebbe i voti e il consenso per prevalere ma incombono il rischio di un veto della destra alfaniana che potrebbe ricattare il governo con la minaccia di crisi e l’ostacolo di 1.700 emendamenti, destinati a moltiplicarsi. Comunque anche per questo delicato tema tutto è rinviato a settembre.

Nella foto il parlamentare Della Vedova

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