GIALLO AMBROSIO / IL RUMENO KILLER DOPO 7 ANNI PENSA DI VUOTARE IL SACCO. CI RIUSCIRA’ ?

Condividi questo articolo

Un giallo zeppo di ombre, dubbi e punti interrogativi rimasti senza risposta. Trovati in un baleno l’assassino e i due complici, tre ‘balordi’ romeni. Elementare, Watson. Soprattutto perchè la strana band ha subito vuotato il sacco e confessato l’orrendo crimine.

La storia è di ben sette anni fa, ma le vittime sono eccellenti. Si tratta di Franco Ambrosio, l’ex re del grano, e della consorte Giovanna Sacco. Regista dell’omicidio con mini rapina il giardiniere tuttofare, Valentin Dimitru, spalleggiato da Calin Petru e Marius Vasile Acsiniei, l’esecutore materiale, il quale però tre mesi fa ha deciso di “raccontare la verità”. Ma vediamo di ricostruire i fatti.

16 aprile 2009. Leggiamo un report di agenzia dell’epoca. “Hanno confessato. Secondo indiscrezioni che hanno già trovato prime conferme i tre romeni fermati hanno ammesso le loro responsabilità. I tre killer sono stati arrestati dagli uomini della Squadra mobile che alla notizia del duplice omicidio hanno fatto scattare una vera caccia all’uomo in tutta la città, a cominciare da campi rom e baraccopoli. Ma ad incastrare i tre balordi sono state le innumerevoli tracce lasciate sul luogo del delitto e soprattutto un’ingenuità di troppo: l’aver acceso il cellulare rubato all’industriale napoletano. Alla polizia è bastato un attimo: ha seguito il tracciato dell’apparecchio, poi con una Bmw dotata di satellitare ha localizzato i presunti killer e li ha arrestati. Tra i 20 e i 25 anni, addosso avevano ancora una parte della refurtiva: qualche gioiello, carte di credito e portafogli delle vittime. Si erano rifugiati a Licola”.

Così continuava il report: “i banditi hanno aggredito e ucciso le vittime massacrandole a colpi di bastone dopo essere stati sorpresi a rubare a casa. L’enorme quantità di impronte lasciate sia nei momenti precedenti all’efferato duplice delitto – quando i rapinatori assassini hanno bivaccato e bevuto in un bosco vicino alla residenza – sia nella villa sono state esaminate con riscontri con gli archivi elettronici delle forze dell’ordine. Circa 50 mila euro in valori il bottino portato via mentre i banditi non sono riusciti a scassinare una cassaforte e hanno lasciato le pellicce di ingente valore e l’argento”.

La villa in cui furono trovati uccisi Franco Ambrosio e sua moglie (nella foto in apertura)

La villa in cui furono trovati uccisi Franco Ambrosio e sua moglie (nella foto in apertura)

Non poche “anomalie” nella dinamica del duplice delitto. Il bivacco pre colpo, la super bevuta, la marea di impronte, la pellicce e gli argenti dimenticati e, ciliegina sulla torta, l’utilizzo del cellulare rubato alla vittima: come dire, sono qui, venitemi a prendere please, forze dell’ordine. Una stupidaggine che neanche gli scippatori di sette anni dei vicoli partenopei commetterebbero mai.

Ovviamente la magistratura archivia il caso, tutto ok, abbiamo le confessioni. Elementare, Watson.

Ecco un’altra agenzia: “Processo a senso unico, anche grazie a una girandola di confessioni e ritrattazioni, di accuse incrociate e richieste di perdono dei tre imputati, dinanzi al gup Nicola Miraglia del Giudice”.

Solo che a 7 anni appena suonati – metà aprile 2016 – arriva il botto. Dal carcere di Cuneo giunge una missiva diretta alla procura di Napoli, che ormai dormiva sonni super tranquilli. Ad inviarla il legale di Marius, l’avvocato torinese Paolo Dotta (che lavora in tandem con il collega partenopeo Antonio Pagliano), il quale fa sapere che il suo assistito vuole verbalizzare, per raccontare “circostanze di sicuro interesse investigativo”. A quanto pare, vorrebbe – stavolta nel vero senso della parola – vuotare il sacco. E raccontare quel che si nasconde dietro quella evidente – tranne che per gli inquirenti – sceneggiata napoletana.

Franco Ambrosio con Paolo Cirino Pomicino

Franco Ambrosio con Paolo Cirino Pomicino

Va solo ricordato che Franco Ambrosio era uno degli imprenditori di maggior peso nella Napoli che conta, a bordo della corazzata Italgrani, che per un ventennio ha dominato gli scenari nazionale – e anche internazionali – nel trading di grano. Grande amico di ‘O ministro Paolo Cirino Pomicino che riuscì a fargli ottenere – quando era prima a capo della commissione bilancio della Camera, poi dello stesso dicastero – ingentissimi fondi europei, un vero e proprio record per quei tempi. Sulla story venne addirittura scritto un libro, pubblicato dalla Publiprint di Trento, “L’Accordo”, autore Enzo Di Frenna. E Ambrosio fu molto generoso nel contraccambiare: un attico a Posillipo ceduto all’amico ministro a prezzi catastali, uno jatcht – il Claila – noleggiato “a gratis”, pingui finanziamenti alla patinata rivista pomiciniana “Itinerario”, dove si è fatto le ossa il neo riconfermato direttore del Tg1, Mario Orfeo. Un altro grande amico, per Italgrani e il “mare” di società collegate e controllate, l’allora ricco Banco di Napoli. E proprio quelle “sofferenze” stramiliardarie furono alla base del crac dell’istituto partenopeo: poi ceduto per “una coscia di Maradona”, 60 miliardi di vecchie lire, alla BNL, che lo girò subito per 600 miliardi (coprendo le voragini di Atlanta) all’Imi Sanpaolo. Miracoli di San Gennaro. E oggi – altro miracolo – quella SGA nata dalla bad band targata Banco di Napoli diventa proprio il tesoro di San Gennaro da 450 milioni di euro appena “acchiappato” da Renzi & C.: per finanziare Atlante 2.

Ma che fine ha fatto la lettera dell’avvocato Dotta inviata alla procura di Napoli? Nessuna verbalizzazione in vista? Forse è meglio che la verità su quel giallo non venga mai alla luce…

 

Condividi questo articolo

Un commento su “GIALLO AMBROSIO / IL RUMENO KILLER DOPO 7 ANNI PENSA DI VUOTARE IL SACCO. CI RIUSCIRA’ ?”

Lascia un commento