DI PIETRO E POMICINO / AMICI PER LE BRETELLE (AUTOSTRADALI)

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Va “In onda” un Pomicino in gran forma, via La 7, insostituibile baluardo dei valori costituzionali, autentico presidio di quel che resta della democrazia, strenuo difensore di tutte le legalità. Nella singolar tenzone con l’ex comunista duro e puro Gennaro Migliore, ora renziano doc, difende col pugnale tra i denti i valori del proporzionale, paventa i pericoli di una svolta autoritaria, illustra da vero padre della Patria insidie, trappole e trabocchetti del combinato disposto tra riforma della carta e Italicum, un mostro a due teste in grado di divorare ciò che ‘O Ministro ha lottato una vita (e caso mai donato le coronarie), per preservare: i Valori dello Stato, l’Etica Pubblica, quel Parlamento che solo esprime la sovranità popolare, e oggi in pericolo. Ma per nostra fortuna c’è Lui, l’Uomo che ha salvato i nostri disastrati conti e un bilancio che rischiava il crac, il Salvatore che ci ha evitato il baratro, il Messia che ha indicato la strada maestra, il Profeta che ha insegnato il Verbo.

Festeggia i cinque anni al vertice della Tangenziale di Napoli spa, Paolo Cirino Pomicino, e la vice presidenza di Autostrade Meridionali, strategica costola nel parastato di casa nostra. In contemporanea con la nomina del suo ex inquisitore, poi grande amico, l’ex pm Antonio Di Pietro, fresco di nomina alla guida della Pedemontana Lombarda, altrettanto strategica poltrona nel parastato nella Regione guidata dal leghista Roberto Maroni, che lo ha fortemente caldeggiato.

Da inquisito ad amico il passo è stato brevissimo. La condanna per la mazzetta Enimont, infatti, è l’unica che l’ex titolare del Bilancio può mostrare nel suo denso pedigree. “33 processi – ha sempre sottolineato il fu neurologo Pomicino – e 32 assoluzioni. C’è solo la storia della tangente Enimont, che io regolarmente versai nelle casse del partito”. O meglio, della corrente andreottiana, che ha capeggiato per un ventennio e passa con piglio super manageriale.

Pierfrancesco Pacini Battaglia

Pierfrancesco Pacini Battaglia

Per quell’inchiesta venne inquisito anche Francesco Pacini Battaglia, il vero “regista” dell’operazione. Stranamente però – come viene dettagliatamente descritto nel volume “Corruzione ad Alta Velocità” scritto nel 1999 da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato – in quel caso la super toga si comportò in maniera diametralmente opposta, rispetto al consueto costume di inflessibile moralizzatore. Niente galera, niente tintinnar di manette, come era prassi in quella bollente stagione di Mani pulite a Milano, e come successe ad esempio nel giallo di Raul Gardini, morto suicida il giorno prima della verbalizzazione clou: ma guanti di velluto, un comportamento british, tanto che “l’Uomo a un passo da Dio”, ossia Chicchi Pacini Battaglia, non vide le sbarre neanche lontano un miglio. Grazie, indubbiamente, all’eccellente lavoro del suo difensore, il fino a quel momento avvocato-nessuno Giuseppe Lucibello: che guarda caso era un ottimo amico di Tonino ‘O moralizzatore.

Sergio De Gregorio

Sergio De Gregorio

Ha sempre attaccato i magistrati partenopei, ‘O ministro, anche nei suoi libri pubblicati da Mondadori e scritti con lo pseudonimo di Geronimo (e con tale nome ha collaborato per anni a “Il Giornale” di casa Berlusconi): tanto per raggranellare un po’ di spiccioli – ha spesso sottolineato Pomicino – visto la carenza di “risorse”… Parallelo il cammino del fondatore di Italia dei Valori, che ha fatto cassa in prevalenza con i proventi delle citazioni civili derivanti da cause intentate a giornalisti e testate colpevoli di aver acceso i riflettori sul suo processo di Brescia, sulle sue amicizie con imputati eccellenti, sui suoi “valori immobiliari”, sulla gestione dei fondi del partito, sui suoi valorosi “condottieri” sotto le insegne di Idv. Sui quali oggi getta la croce per il fallimento del partito. Così apre il suo cuore al Corsera: “La scelta della classe dirigente, quello è stato il mio errore fatale. Li ho fatti entrare io in Parlamento e poi per amore di qualche cadrega sono rimasti aggrappati al carro del vincitore”. Non pochi, però, ancor oggi trasecolano: “Ma come ha mai fatto, un pm della sua esperienza, a non capire di che pasta erano fatti un Sergio De Gregorio a Napoli e un Vincenzo Maruccio a Roma? Lo capiva anche un bambino…”.

 

AMICI MIEI / SCORDAMMOCE ‘O PASSATO

Franco Ambrosio

Franco Ambrosio

Dio li fa e poi li accoppia. E così è successo nella Pomicino-Di Pietro story. L’unica condanna “formale” che macchia la fedina penale di ‘O ministro è quella, appunto, di Enimont, firmata anche dal Tonino pm del pool meneghino. Dopo qualche anno il cuore di ‘O ministro fa le bizze: aveva già sperimentato i bypass made in Usa, un’operazione ad Huston finanziata da un altro amico del cuore, l’allora re del grano Franco Ambrosio (qualche anno fa ucciso in circostanze mai chiarite, con la moglie, da un misterioso badante rumeno, subito reo confesso), che proprio grazie agli ottimi uffici di Pomicino riuscì ad ottenere un maxi finanziamento europeo (anni dopo sarà proprio il crac dell’Italgrani una delle più clamorose voragini nei conti del Banco di Napoli, svenduto per 60 miliardi di vecchie lire alla BNL, capace di per rivenderlo poi per 6000 miliardi all’Imi Sanpaolo e di far cassa per coprire le voragini di Atlanta!).

Aldo Patriciello

Aldo Patriciello

‘O core di Pomicino, dunque, va in tilt, ricovero immediato. E chi pensa di chiamare al suo capezzale, quasi per rendere le sue ultime volontà? Ma Tonino. Un incontro mitico, e i dettagli conservati come un prezioso segreto dai due amiconi. Il cui legame potrà rinsaldarsi in occasione della prima uscita “politica” del pm che ha appena gettato sul banco – misteriosamente – la toga. Sarà in occasione di una tornata elettorale, il difficile esordio nell’agone politico, e la non facile arena della sua stessa terra natia, il Molise. I sondaggi non sono buoni, mancano i voti. E a questo punto cosa fa l’ex pm e politico di primo pelo? Chiede consiglio all’amico Pomicino, che lo affida alle amorevoli cure di Aldo Patriciello, il quale gli potrà portare una barca di voti. Un miracolo. La via che poi condurrà al Mugello, sulle ali di D’Alema & C. Un vita e una story, quella dei Patriciello: origini casertane, avamposti in Molise (epicentro Venafro), calcestruzzo e mattoni nelle vene, e poi cliniche, case di cura & convenzioni milionarie. Con un capodinasty, Aldo Patriciello, ras del Molise, volato a Strasburgo.

E oggi tornano a festeggiare insieme, ‘O Ministro e ‘O Pm, le loro poltronissime autostradali. Hanno coronato il loro sogno ad Altissima Velocità. Del resto, a partorire l’idea della TAV, a fine anni ’80, prima fra tutte c’è stata la fantasia di ‘O ministro, a quel tempo legato a filo doppio con il numero uno delle Ferrovie, Lorenzo Necci (un altro giallo la sua morte, in bicicletta, travolto da un’auto pirata mai rintracciata), e spalleggiato dal super progettista Vincenzo Maria Greco, l’uomo ovunque del dopo terremoto in Campania e nel vastissimo settore delle progettazioni (e non solo) di opere pubbliche.

La copertina della Voce di gennaio 1992

La copertina della Voce di gennaio 1992

Proprio in queste settimane il nome di Greco è salito alla ribalta delle cronache per via dell’arresto deciso dalla procura di Roma, impegnata su uno dei tanti filoni d’inchiesta proprio sull’Alta velocità, e sulle acrobazie finanziarie di una sigla – Impresa spa – che si è tuffata, sei anni fa, nell’appalto per la realizzazione del Tram veloce a Firenze, fortemente voluto dall’allora sindaco gigliato, Matteo Renzi. Con Greco arrestato anche il numero uno di Impresa, Raffaele Raiola, costruttore partenopeo che ha iniziato la sua fortuna mattonara proprio con il dopo sisma ’80, e dopo aver rilevato una “patata bollente”: quella “Sorrentino Costruzioni Generali” finita sotto i riflettori della sezione “misure di prevenzione” del tribunale di Napoli per infiltrazione mafiosa. Ottimi, e generosi, amici di ‘O ministro, i fratelli Sorrentino: i quali si aggiudicarono i primi grossi appalti per la realizzazione di Monteruscello, la Pozzuoli bis indagata da alcuni coraggiosi pm ma “archiviata” per la precisa volontà dell’allora vertice della procura, Alfredo Sant’Elia. Contemporaneamente, Pomicino “acquistava” a prezzo catastale un appartamento in via Petrarca, a Napoli, proprio dai Sorrentino: “non li conosco, i Sorrentino. Mia moglie Vanda l’ha trovato sugli annunci economici del Mattino”, dichiarò Pomicino davanti al gran giurì che allora, 1991, lo vedeva contrapposto al socialista Franco Piro, in prima fila per denunciare una Tangentopoli ante litteram. E la Voce, con una sua cover story, scoprì le bugie di ‘O ministro, trovando – negli archivi del tribunale di Napoli – una lettera firmata da Pomicino su carta ministeriale (all’epoca era presidente della commissione Bilancio della Camera, la commissione “Sportello”, per via dei continui flussi di danari pubblici erogati) e indirizzata ad Alessandro Sorrentino, uno dei fratelli, morto un paio d’anni dopo in un agguato mafioso (la missiva era contenuta nel fascicolo – ovviamente finito in archiviazione – sulla misteriosa morte dello stesso Sorrentino).

 

CILIEGIE TOSCHI SULLA TORTA

Ma torniamo ai freschi arresti di Greco & C. Il nodo dell’inchiesta sta proprio nel passaggio dell’appalto: che transita dalla fiorentina BTP alla romano-partenopea Impresa spa. BTP sta per Baldassini-Tognozzi-Pontello, una storica sigla nata in riva all’Arno, animata proprio da quella dinasty dei Pontello che non solo resse i destini della Fiorentina Calcio negli anni ’80, ma si aggiudicò ricchi appalti – tra l’altro – proprio a Monteruscello, vero crocevia di connection tra imprese di tutte le razze (big nazionali, mattonari decotti, scatole vuote), politici di riferimento (Pomicino in pole position) e, ovviamente, la camorra, con la sequela di subappalti, forniture di cemento e calcestruzzo, movimento terra e via riciclando.

Riccardo Fusi

Riccardo Fusi

BTP finisce nel mirino della magistratura fiorentina nel 2009, per gli appalti della Cricca. E’ il Ros dei carabinieri a elaborare un corposo dossier, in cui fanno capolino, in particolare, le prime performance di “Impresa”, il ruolo di Vincenzo Maria Greco, i legami con Pomicino, i rapporto con Italo Bocchino, allora luogotenente di Gianfranco Fini sotto i vessilli di An (poi nasce la stella subito cadente di Fli, corroborata con parecchi danari dalla stessa “Impresa”: la Voce scrisse una cover titolata “La Cassa del Bocchino”). E nel dossier – guarda caso – si fa riferimento anche all’Italgrani di Franco Ambrosio; nonché ad un nome che farà poi capolino in svariate vicende del ricco parastato, quello di Renato Marconi, una vita nei business della portualità.

Ma il protagonista nella BTP story si chiama Riccardo Fusi, storico amico di Denis Verdini. E regista della cessione del ramo d’azienda nel cui scrigno brillava l’ordine targato Tram Veloce, il più prezioso nel portafoglio societario. Già sei anni fa la procura di Firenze aveva acceso i riflettori su quella cessione, sui rapporti Verdini-Fusi-Impresa. Quali esiti avranno poi avuto le indagini?

Denis Verdini

Denis Verdini

Sta di fatto che ora la storia torna con prepotenza alla ribalta. E si arricchisce di una ciliegina, descritta con parecchi dettagli da Repubblica. Si tratta dei rapporti tra Fusi e il neo comandante generale della Guardia di Finanza, Giorgio Toschi, la cui nomina è stata fortemente voluta dal premier Renzi. Una storia condita di soggiorni in albergo “a gratis” per il capo della Fiamme gialle, “pagati a mia insaputa”, dichiara oggi Fusi. Il quale a proposito dei rapporti con Verdini, così commenta: “diciamo che io ho perso tutto mentre lui è ancora onorevole ed è riuscito a difendere il suo patrimonio. Del resto io che il sistema delle tangenti l’ho denunciato, sono stato condannato per la scuola dei Marescialli. Diego Anemone, che le tangenti le pagava, è stato prescritto. E’ la giustizia italiana”.

Sorge spontanea una domanda. Contano più 2 o 3 notti in un 4 o 5 stelle oppure l’appalto per il Tram Veloce?

 

Nella foto di apertura Paolo Cirino Pomicino, Antonio Di Pietro e, sullo sfondo, la Tangenziale di Napoli

LINK

LE “IMPRESE” DELLA PREMIATA DITTA BOCCHINO – GRECO – POMICINO – 15 giugno 2016

IL DIRETTORE DEL TG 1 E ‘O ZIO, L’IMPRENDITORE IN CRAC VINCENZO MARIA GRECO – 25 giugno 2016

AUTOSTRADE IN LOMBARDIA / ARRIVA DON TONINO DI PIETRO… – 26 luglio 2016

FLI – LA CASSA DEL BOCCHINO – 15 novembre 2011

 

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