AUTOSTRADE IN LOMBARDIA / ARRIVA DON TONINO DI PIETRO…

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Torna in pista l’ex moralizzatore in toga, Antonio Di Pietro. Dopo la sparizione della sua creatura politica, l’Italia dei Valori in prevalenza immobiliari (un ectoplasma sopravvive ancora, affidato all’ex portaborse Ignazio Messina, l’attuale segretario Idv), ritrova una poltrona che conta, quella di presidente di “Autostrada Pedemontana Lombarda spa”, una partecipata pubblica che ha in cura le sorti dell’Autostrada A 36, di cui resta da realizzare ancora una parte strategica.

Ivan Rota. In apertura Roberto Maroni e Antonio Di Pietro. Sullo sfondo, la Pedemontana

Ivan Rota. In apertura Roberto Maroni e Antonio Di Pietro. Sullo sfondo, la Pedemontana

Chi ha voluto mai per quella carica l’ex pm? Roberto Maroni, il presidente della giunta lombarda, l’ex odiato leghista che ora ha combattuto con il coltello fra i denti perchè quella poltrona venisse affidata in mani sicure. “Ha dovuto sudare sette camicie, Maroni, ma alla fine l’ha spuntata – commentano a Milano – Forza Italia, almeno formalmente, non lo voleva, Mariastella Gelmini aveva detto no. Ma il fresco endorsement di Tonino per Stefano Parisi impegnato nel testa a testa con Beppe Sala è stato con ogni probabilità decisivo”. Così la pensa anche il numero uno di Idv in Lombardia, Ivan Rota, che spara sull’ex capo: “Era già scritto nel momento in cui aveva detto di votare per Parisi. Io feci un comunicato dicendo che stava aspettando qualcosa in cambio. Così è stato. Ognuno si vende per una poltrona. Deluso? Moltissimo. Dopo tanti anni nei quali Idv è stata nel centrosinistra, mentre Idv sempre nel centrosinistra a Milano era a fianco di Sala e in coalizione, Di Pietro annunciava il suo supporto a Parisi e aveva già comprato il suo posto”.

Commenta l’ex numero uno della Regione, Roberto Formigoni: “Io rido, a voi l’onere del commento. Si vede che Maroni spera che Di Pietro gli risolva qualche problema… ovviamente di natura viabilistica”. Taglia corto il diretto interessato, Maroni: “E’ l’uomo giusto – commenta soddisfatto – soprattutto per l’esperienza maturata quando era ministro delle Infrastrutture, periodo durante il quale fu l’artefice del Tavolo Milano, dedicato alle opere autostradali in Lombardia”.

Roberto Formigoni

Roberto Formigoni

Oro colato. Gli itinerari percorsi dalla Pedemontana non sono stati e non sono privi di insidie e ostacoli, anche giudiziari. Quindi, ecco l’uomo “ad hoc”, nel cui pedigree, poi, c’è la militanza ministeriale in due governi, una profonda conoscenza dei “meccanismi” Anas, una esperienza maturata proprio sul fronte delle autostrade lombarde, dense di lavori, varianti & appalti: a molti zeri.

 

PEDEMONTANA / VITA, OPERE & INCHIESTE

Cominciamo dall’oggi, e dai problemi targati Pedemontana sul tappeto, o meglio sull’asfalto. La compagine azionaria è per i tre quarti pubblica, con il 76 per cento riconducibile alla “Milano Serravalle-Milano Tangenziali spa”, a sua volta controllata da Provincia e Comune di Milano; le restanti quote sono suddivise tra Equiter spa (sigla che fa capo al gruppo Intesa-Sanpaolo), Banca Infrastrutture Innovazione Sviluppo spa e UBI Banca spa. Strettissimo – sinergico, come coloriscono gli esperti – il rapporto con la reginetta delle infrastrutture regionali, CAL, ossia Concessioni Autostradali Lombarde spa, il cui capitale è suddiviso fifty fifty tra Anas e Infrastrutture Lombarde spa, quest’ultima a totale controllo della Regione.

Nasce, la Pedemontana, per “velocizzare gli spostamenti nell’area nord di Milano, realizzando una via esterna alla provincia di Milano per collegare la provincia di Varese con quella di Bergamo, oltre che l’aeroporto di Milano-Malpensa con l’aeroporto di Bergamo-Orio al Serio. Una prima tratta di raccordo – spiegano i tecnici – è stata aperta al traffico a gennaio 2015, mentre una seconda tratta tra Lomazzo e Lentate è partita a novembre 2015. Per il tratto da Lentate all’autostrada A4 i lavori non sono ancora cominciati” (il cronoprogramma – non rispettato – prevedeva il termine di tutti i lavori prima dell’apertura dell’Expo di Milano). Il primo lotto è stato appannaggio di Impregilo (la capogruppo), Astaldi, Aci Scpa-Consorzio Stabile e Pizzarotti. Il secondo è passato ad un’associazione temporanea d’imprese composta dall’austriaca Strabag con le nostre Adanti, Maltauro e Fincosit. Quest’ultima è ora impegnata nella realizzazione del tram veloce a Firenze, subentrata alla toscana BTP e alla partenopea Impresa finite in crac e sotto inchiesta per i lavori della Cricca. La stessa Fincosit, del resto, è sotto inchiesta per il Mose di Venezia e il timone è passato ora nelle mani del super manager Vito Gamberale (subentra al presidente Alessandro Mazzi, finito in galera).

I lavori per la Pedemontana

I lavori per la Pedemontana

Non solo polemiche, nel pedigree di Pedemontana, ad esempio circa il pedaggio, “il più caro d’Italia”, secondo alcune stime, “una vera truffa”, per varie associazioni di utenti, che rammentano le promesse della Regione, la quale aveva garantito prima la gratuità, poi, un pedaggio basso; oppure circa la devastazione ambientale, provocata dalla distruzione di decine di ettari delle ultime foreste dell’Alta pianura lombarda, come denunciano a Legambiente, che sottolinea anche le basse percentuali di transiti (meno di ventimila al giorno) tali da non giustificare costi e impatti così penalizzanti (per le casse pubbliche, i cittadini, l’habitat, un bel tris con un colpo solo). Ma anche non pochi grattacapi giudiziari, nonché nomi & storie che ritornano, e sempre a base di “Cricche”.

Tutti da seguire gli sviluppi di un’inchiesta avviata dalla procura di Milano sulla base di un dettagliato esposto, seguita dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dal pm Antonio D’Alessio. Secondo fonti del palazzo di giustizia meneghino, sotto i riflettori diverse gare d’appalto che si sono svolte a partire dal 2008, in particolare per la realizzazione del secondo lotto. Si parla di irregolarità, turbativa d’asta e non solo. Robledo, però, è stato trasferito a Torino, dopo le polemiche al calor bianco con l’ex procuratore capo Edmondo Bruti Liberati: e una delle questioni bollenti al centro dello scontro erano proprio le indagini sull’Expo, procedute con inusitata “lentezza”, quando poi alcune settimane fa sono “saltati fuori”, miracolosamente, gli appalti pilotati dalle ‘ndrine calabresi!

Alfredo Robledo

Alfredo Robledo

Partita quell’inchiesta – di cui si hanno scarse notizie, tra le nebbie padane e milanesi in particolare – quasi contestualmente è salita le febbre, in Pedemontana, per via delle super performance dell’uomo-ovunque, un autentico asso pigliatutto: Marzio Agnoloni, numero uno di Serravalle, amministratore delegato di Pedemontana nonchè (tanto per fare anche stavolta tris) presidente di Tangenziali esterne di Milano (TEM). Ma il nome di Agnoloni fa capolino proprio nell’inchiesta fiorentina – che in queste settimane sta riprendendo quota – sui maxi affari della Cricca: a base di BTP, la già citata sigla gigliata che ha dato il via alle danze giudiziarie proprio con l’appalto per il Tram Veloce di Firenze, fortemente voluto da Matteo Renzi sindaco; e a base di Credito Fiorentino.

E a questo punto il filo rosso di chiama Denis Verdini, primattore della banca toscana finita sotto inchiesta, e storico sodale del gran timoniere di BTP, Riccardo Fusi, il cui nome è oggi alla ribalta delle cronache per l’amicizia (e i favori a base di pernottamenti “a gratis”, come sta svelando Repubblica) con il Comandante Generale della Finanza, fresco di nomina, Giorgio Toschi, fortemente caldeggiato dal premier e legato a filo doppio all’ex numero uno della fiamme gialle – e secondo non pochi ancora potente kingmaker – il generale Michele Adinolfi. C’è solo da chiedersi come mai la solerte Repubblica, molto precisa nel dettagliare cene, pranzi e soggiorni, delineando i legami di mister Fusi dimentichi quelli con la “Pomicino band”, ossia il gruppo di imprenditori che ha rilevato il ramo d’azienda di BTP che aveva nel suo portafoglio ‘ordini la gemma di Speedy Tram: in prima fila Vincenzo Maria Greco, l’uomo ombra di ‘O ministro, e Raffaele Raiola, freschi di manette proprio per l’inchiesta della procura di Firenze sugli affari della Cricca (partita cinque anni fa dopo un intensa attività investigativa del Ros).

 

AMICI MIEI / LA PEROTTI BAND

Ercole Incalza

Ercole Incalza

Non solo le procure, comunque, stanno passando ai raggi x Pedemontana & dintorni. Anche l’Anac, l’Autorità anticorruzione guidata da Raffaele Cantone. La quale ha notato che, stranamente, la lievitazione media dei costi per realizzare opere e lavori sfiora il 50 per cento. E chi spunta tra affidamenti & appalti? Un nome che con sé porta una storia: quello di Stefano Perotti, finito sotto inchiesta a Roma un anno e mezzo fa per i maxi appalti dell’Alta Velocità e non solo, in combutta con il super manager pubblico Ercole Incalza, per anni al vertice della strategica “Unità di Missione” che ha fatto il bello e cattivo tempo al ministero delle Infrastrutture. Solo qualche mese fa il titolare Graziano Delrio lo ha sostituito con il napoletano Ennio Cascetta, un tempo braccio destro di Antonio Bassolino alla Regione Campania e padre delle ultime tratte del metrò mangiaSoldi e mangiAmbiente made in Napoli.

Pierfrancesco Pacini Battaglia

Pierfrancesco Pacini Battaglia

Non solo Incalza, comunque, tra i grandi amici del progettista-ovunque Perotti: ma anche il super faccendiere Francesco Pacini Battaglia, “l’uomo a un passo da Dio”, secondo la definizione del suo grande inquisitore ai tempi di Mani pulite, Antonio Di Pietro, che con il banchiere italoelvetico (suo lo scrigno della sempre misteriosa Karfinco) usò stranamente (rispetto al consueto copione di inflessibile pm) il guanto di velluto: niente galera, neanche un minuto. Eppure di misteri, l’uomo “sbancato” non da Dio ma da una toga – per sua stessa colorita descrizione telefonica fedelmente riportata nel volume “Corruzione ad Alta Velocità” scritto nel 1999 da Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato – ne custodiva tanti. E grossi come grattacieli.

Uno, ad esempio, portava ad una sigla, Orox Finanziaria, che lo vedeva gemellato al costruttore e finanziere napoletano Eugenio Buontempo, suocero di Italo Bocchino (l’altro politico di riferimento – oltre a Pomicino – di Impresa made in Greco & Raiola). Il secondo conduceva ad un’ulteriore società, Consulting srl, che già a inizio anni ’90 riuniva sotto il suo protettivo ombrello Perotti e Pacini Battaglia. Una antica frequentazione – come descrisse la Voce in un articolo del 1993 – che però, stranamente, gli stessi investigatori alle prese con l’ultima inchiesta sull’Alta velocità scoprono quasi come “nuova”. Meglio tardi che mai.

Beppe Sala

Beppe Sala

Torniamo alle performance targate Perotti per lavori & consulenze alla sempre generosa Pedemontana. Protagonista assoluta al tavolo dei progetti, infatti, è la sigla di famiglia “Ingegneria Spm”, una srl che si è aggiudicata l’affidamento delle fasi progettuali relative ai primi lotti delle tangenziali di Como e di Varese, del collegamento autostradale Dalmine-Como-Varese, nonché del Valico del Gaggiolo e delle opere connesse: il tutto per 8 milioni di euro. Ma visto che l’appetito vien mangiando, ha poi vinto “senza gara” il bando (finto) per la realizzazione del sistema di esazione dei pedaggi. Come mai tanta fretta? Elementare Watson! Perchè l’Expo bussa alle porte e mister Sala ha fretta. E’ stato proprio il neo sindaco di Milano, in qualità di commissario unico di Expo, infatti, a decidere quell’assegnazione galeotta: arrivando a chiedere al governo una deroga, a maggio 2014, per evitare uno scomodo appalto e “garantire l’apertura al traffico in tempo utile per Expo”. Commentano al tribunale di Milano: “adesso l’Anac ci vuol vedere chiaro su quell’affidamento super anomalo. Una patata rovente per Cantone, che rischia di pestare i piedi al sindaco che ha salvato Renzi da una completa debacle alle ultime amministrative. Senza contare un’altra coincidenza. Adesso Di Pietro è alla guida di Pedemontana, con questi problemini da risolvere, e avendo fatto un endorsement pro Parisi, quindi anti Sala. Ce n’è per tutti i gusti…”.

Stefano Perotti

Stefano Perotti

Ma ecco un altro tassello nel complesso mosaico: perchè Stefano Perotti è indagato per corruzione e turbativa d’asta, sempre dalla procura di Milano, “per aver pilotato l’appalto del Padiglione Italia ad Expo”: ennesima storia da novanta, che riconduce ad un’altra misteriosa sigla, la pescarese Proger, dove fanno capolino – guarda caso – non pochi “Pomicino boys”: come Ludovico Greco – figlio dell’onnipresente Vincenzo Maria – e il super manager prima di Stato (Sviluppo Italia) poi dei “Fondi d’investimento” Massimo Caputi. Così scrivono gli inquirenti a proposito del nome di Proger: “già emerso negli atti di indagine in quanto compare fra i clienti più importanti di Green Field System e compare nel pool di imprese che ha elaborato il progetto preliminare del Palazzo Italia di Expo 2015”.

Ma anche lady Perotti è un pezzo da novanta nella ricca geografia degli appalti pubblici. E anche lei sotto i riflettori della procura meneghina: Christina Mor in Perotti, infatti, è accusata di associazione a delinquere con alcuni componenti dello studio che fa capo a Giorgio Mor, suo fratello, e nel quale lavorava Luca Lupi, figlio dell’ex ministro alfaniano delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, dimessosi proprio in seguito allo scandalo degli affari messi su dalla cricca Incalza-Perotti & C. Non basta: perchè anche la figlia, Corinne Perotti, è invitata al banchetto: a lei è stata affidata la direzione dei lavori per la realizzazione del sistema di esazione dei pedaggi, vinta con quel blitz firmato Sala. Perottina junior si consola con una parcella da 88 mila 145 euro, incarico firmato dall’allora ad di Pedemontana, Nicola Meistro.

 

‘O SISTEMA ANAS A BASE DI APPALTI, FAVORI & MAZZETTE

E veniamo infine ai trascorsi made in Cal, Anas & Infrastrutture. Facciamo un salto all’anno di grazia 2007, quando ad occupare la poltrona di ministro delle Infrastrutture, nel secondo governo Prodi, arriva il Tonino nazionale. Ed è subito Ciucci, il Gran Timoniere che condurrà, fino ad un anno fa – quando si dimette sull’onda degli scandali – i destini dell’Anas, la sempre generosa cassaforte, fin dai gloriosi tempi di uno dei padri del Psi, Giacomo Mancini. E poi diventata, negli anni, vero crocevia di appalti taroccati, mazzette, favori, carriere e chi più ne ha più ne metta.

Su ‘O Sistema Anas (fino circa al 2010) ha più volte verbalizzato, raccontandone di cotte e di crude, documenti e carte alla mano, un dirigente che ha preferito lasciare la sua poltrona e il ricco stipendio ma denunciare fatti e misfatti: Antonio Lombardi; e ha più volte aperto inchieste – attingendo non poco da quelle denunce – la procura di Milano. Avviata nel 2003, ad esempio, l’operazione “Robin Hood”, partita per indagare su alcune “strane” frane che con regolarità svizzera si verificavano lungo i tracciati Anas in Lombardia. Un affare a base di “frane su misura per appaltare lavori a imprese, far girare mazzette, assegnare collaudi e consulenze a parenti e amici”. Ecco il tenore di una conversazione tra amici per la pelle e per gli appalti: “c’è una somma urgenza da 80-90 mila euro per delle cose che organizziamo fra noi. Ne mettiamo una per farci le vacanze di Natale e mangiarci il panettone”. Mister panettone, in quel caso, era il direttore del compartimento Anas di Milano, beccato con le mani tra canditi e uvette insieme a una decina di funzionari Anas e una ventina di imprenditori “amici” per le feste. La minuziosa inchiesta dei pm meneghini, Giovanna Ichino (la figlia del giuslavorista prima Pd, poi montiano doc) e Corrado Carnevali, partita sotto i migliori auspici, s’è poi persa tra le nebbie.

Così come non miglior sorte è capitata ad un’altra maxi inchiesta portata avanti dai pm Fabio Napoleone e Claudio Gittardi su una sfilza di appalti sempre made in Lombardia: la realizzazione degli interporti di Milano, a Segrate e Lachiarella. Ecco cosa scriveva la Voce in un’inchiesta di maggio 2007: “In quel periodo Di Pietro è ministro dei Lavori pubblici e sul suo tavolo finisce la pratica ‘Società Interporti Milano Sud’, in lizza per la gestione del boccone più succulento, quello targato Segrate, da 1 milione di metri quadrati. Nell’azionariato della società sono presenti imprenditori privati (in prima fila il gruppo D’Adamo) e le coop (gruppo Manicardi in pole position). L’affare – pur caldeggiato dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni – alla fine salta”. Il gruppo faceva capo ad Antonio D’Adamo, che così viene descritto nel volume di Imposimato e Provvisionato: “costruttore, amico del pm milanese, poi suo grande accusatore e beneficiato da Pacini Battaglia di munifiche elargizioni di denaro”.

Vincenzo Maruccio

Vincenzo Maruccio

Ma il cuore di ‘O Pm era sempre aperto agli amici. E proprio nel mondo delle infrastrutture riuscì a fornire le migliori performance, che oggi potrà mettere a buon frutto al servizio del leghista-presidente Maroni. Nel cda di Anas, ad esempio, nominò il suo grande amico Sergio Scicchitano, avvocato civilista (poi) di grido, super curatore fallimentare (in cima alla lista il crac del secolo nel nostro Paese, quello della Federconsorzi, il colosso Dc in campo agricolo), mentre oggi nello studio Scicchitano “dà una mano” proprio Di Pietro in veste di legale; e allo studio si è fatto le ossa un altro ras con la maglietta Idv, Vincenzo Maruccio, l’ex tesoriere dipietrista arrestato nel 2012 per il caso “Batman” e poi indagato per riciclaggio con le ‘Ndrine. In quell’ospitale cda Anas entrò un amico partenopeo di ‘O Pm, Enrico Della Gatta, per anni ai vertici del chiacchierato (e indagato) Provveditorato alle Opere Pubbliche di Napoli e molto legato al rampollo Cristiano, “l’uomo che conosce tutte le capitali del mondo”, come ridono alle Iene, ricordando una mitica intervista al genio di casa Di Pietro, secondo cui la capitale del Brasile “è Buenos Aires”. E sempre all’Anas rammentano ancora la candidatura, tra le fila ovviamente dell’Idv, per le amministrative nel collegio di Monza, di un geometra e sindacalista dell’Anas, un altro napoletano, Giovanni Pascariello. Tutto faceva brodo, in quel “Sistema”.

Ciliegina sulla torta, ecco cosa denunciava il componente Pd della Commissione Lavori pubblici del Senato, Paolo Brutti, a maggio 2008, in un rapporto inviato alla Commissione Europea: fra i sette membri del comitato esecutivo Anas, fa capolino Tristano Testa “titolare – spiega Brutti – di una società immobiliare bulgara, la Suko, di cui risulta comproprietario il ministro delle Infrastrutture. Ossia il ministro a cui l’Anas stessa fa capo, Antonio Di Pietro”.

Ma ora, per rimettere in sesto i Conti e riportare Trasparenza e Moralità pubblica, è arrivato l’arrotino. L’uomo che taglia gli Sperperi e porta la Luce. E’ cominciata l’era di Don Tonino…

 

 

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