VIVISEZIONE / SE QUESTI SONO UOMINI. MA PICCOLI EROI CRESCONO

Condividi questo articolo

21 marzo 2016 – Repubblica – Cronaca – pagina 21 – Ascoli – “Muore tentando di salvare il suo cane. E’ successo sui monti Sibillini, ad Altino di Montemonaco, dove un giovane escursionista ha perso la vita. Il ragazzo stava facendo un’escursione, insieme ad alcuni amici, quando il cane è scivolato in un canalone, e cercando di recuperarlo, è finito nel precipizio. Sono immediatamente arrivati i vigili del fuoco e un medico si è calato in fondo al canalone ma inutilmente. Non ha potuto far altro che constatare la morte del giovane e del cane”.

22 aprile 2016 – Corriere della Sera – Cronaca – pagina 21 – Bellaria – “Morire per salvare i suoi barboncini che stavano per essere travolti da un treno. Marco Frangipani, 33enne di Bellaria, ha visto i suoi due cani correre verso i binari, li ha rincorsi, superando le sbarre di un passaggio a livello, ed è riuscito a prenderne uno in braccio lungo la linea ferrata. Però, non appena Marco si è girato per tornare sui suoi passi, è stato travolto dal Regionale insieme al suo animale. Il macchinista, sotto choc, aveva provato a suonare più volte per evitare la tragedia”.

Ecco, di seguito, alcuni stralci dal racconto “Il ragazzo inglese”, autrice Anna Maria Ortese (da “Le Piccole Persone”, appena edito da Adelphi).

“In Inghilterra, anni fa, forse qualche decennio, un ragazzo si uccise. Era di buona famiglia, era amato, aveva tutto. Motivi non ce n’erano. Ma poi si seppe che c’erano, ossia ce n’era uno che, per questo ragazzo di un altro mondo, valeva tutti i motivi possibili. Questo ragazzo, di cui nessuno forse ricorda più il nome, aveva scoperto il dolore degli animali, aveva visto che c’era un dolore animale, forse ineliminabile, a causa dell’uomo, e sentendolo come proprio, e ineliminabile, aveva preferito – alla sua tolleranza – la morte. Forse quel ragazzo, su di sé, avrebbe sopportato molte cose, ma ciò che gli riusciva intollerabile era il dolore ineliminabile – dato che viene dall’uomo – degli animali: cioè degli innocenti. E perciò se ne andò nelle terre – ammesso che siano terre e non altre cose – della morte”.

Anna Maria Ortese

Anna Maria Ortese

“Fra tutti gli uomini famosi della terra, famosi per aver dato qualcosa all’umanità, io vedo sempre camminare questo ragazzo senza nome né volto, che era fratello degli animali, e morì perchè non stimava giusto vivere inerme davanti al loro strazio. Sapeva che lo strazio, per gli animali, è ineliminabile, dato che l’uomo è più forte, e si è arrogato su di essi diritto divino. Morì, quasi, per un atto di giustizia (o di amore, dato che la giustizia è amore): pagare una volta tanto il debito dell’umanità verso i suoi fratelli maggiori. Perciò questo ragazzo – di cui mi piacerebbe sapere che gli è stato eretto un monumentino di oscura pietra, che lo rappresenta in cammino dietro ad una stella col volto di un cane -, questo ragazzo è il primo uomo conosciuto di una religione probabile, e che talora io sento nell’aria azzurra del futuro – oltre i fiumi di guerre e altri ritrovati per la distruzione delle cose mirabili che abbiamo trovato nascendo -, la religione della fraternità con la natura”.(…)

“Scienza, tecnica, e scientismo e tecnicismo – il danaro come il sapere come le città – hanno perduto la loro battaglia, sono diventate fucine di automi o di mostri. Chiunque sia solo uomo di città o di danaro soffre, e farebbe bene a saperlo, invece di ostinarsi a cercare soluzioni nell’ambito di questi cerchi di gesso” (…)

“Scrivo queste parole, forse debolmente – come ogni protesta non può essere che debole davanti all’atroce forza dell’ingiustizia – pensando al colmo dei colmi – dopo l’atrocità degli allevamenti – raggiunto dall’uomo: la vivisezione. Qui l’umanità ha toccato il colmo della sua amoralità naturale – di cui tanto porta vanto -, bisognerebbe precisare: con la sua degradazione naturale. Guardata queste fotografie, e dite se prima di tutte le vostre sofferenze non venga questa sofferenza. E se non lo capite, è certo che non siete né uomini né donne. Prima questo! Prima salvare questo! Prima ridare il respiro ai figli della natura – i nostri fratelli maggiori -, toglierli dalla croce su cui l’uomo li ha innalzati. Solo dopo verranno i nostri interessi. Perchè – se noi lasciamo sulla croce queste creature – significa che siamo morti, anzi, già puzziamo”.(…)

“Liberate tutti gli animali. Abbiatene cura. Medicateli, proteggeteli, se soffrono molto, senza rimedio, uccideteli. Ma scioglieteli, prima di tutto, togliete loro i chiodi e altri aggeggi, aprite le porte delle luride stanze in cui sono straziati: come le aprireste a un vostro figlio, se fosse un cane. Perchè vostro figlio può diventare un cane, forse non ci avevate mai pensato, e un cane forse sta già diventando un uomo – in qualche posto segreto – e voi siete – nei libri eterni della Natura – già sostituiti. Non meritavate più il mondo, perchè non lo capiste – viveste senza ammirazione e pietà per le creature, con crudeltà e superbia vertiginosa – non potevate fermarvi, su questa strada, ed ecco siete sostituiti”.

Condividi questo articolo

Lascia un commento