Peppe Lanzetta – Il grande narratore della Napoli di oggi dopo Domenico Rea

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Intorno al 1980, nella Napoli caotica di un terremoto che non sarebbe mai effettivamente terminato, stava crescendo il talento artistico di un giovane delle periferie che sapeva già coniugare perfettamente in se stesso il grande attore con il poeta, l’affilata ironia di stampo partenopeo con l’esterrefatta osservazione del mondo, capace di superare ogni latitudine per connettersi con quella dei suoi coetanei in ogni angolo del pianeta. Si sentiva portato per grandi cose, Peppe Lanzetta, che dal suo bronx neapolitano allungava lo sguardo lontano, verso l’America dei grandi one man show, lungo un inedito asse Secondigliano New York che passava attraverso giganti come Lenny Bruce, ma tornava inevitabilmente a schiantarsi con le miserie e l’abbandono di una Napoli dove tutto è estremo.

Schermata 2016-07-24 alle 10.04.31Il suo straordinario talento non sfugge a geniacci della tv come Maurizio Costanzo e Michele Santoro, che lo vogliono personaggio fisso dei loro talk. Arriva la popolarità, un successo che va oltre le aspettative. Ma lui, Peppe, sente che può fare di più. E così, già da sempre autore dei suoi testi teatrali, in maniera quasi naturale entra nel mondo della letteratura. Prima come autore di racconti sulla Voce poi, anni dopo, dalla porta principale, firmando romanzi quali l’indimenticabile Giugno Picasso, vero come è vero l’amore, che nel 2006 gli varrà il Premio Domenico Rea.

E’ nel 1989 che Peppe Lanzetta pubblica il suo primo racconto per la Voce della Campania. Siamo ad aprile, si avvicina la chiusura del campionato di calcio – il sangue nelle vene dei napoletani – e Peppe immagina il futuribile 2023 in cui la squadra partenopea vincerà nuovamente uno scudetto.

A quel primo racconto nel seguiranno altri, altrettanti implacabili, blasfemi racconti di una città e dei suoi abitanti visti con l’occhio sferzante, mai accondiscendente, di un artista che conosce a fondo il bene e il male di questo bizzarro luogo della terra e riesce sempre a proporlo con quel misto di realismo, fatalità e amore che rappresenta la cifra più autentica di Napoli.

Schermata 2016-07-24 alle 10.05.06L’amore fra Lanzetta e la Voce non si è mai interrotto. Anche dopo pause di silenzio durate anni, ha trovato momenti di travolgente passione, specialmente quando Peppe ha dato vita a quello che continuiamo a considerare il più grande musical degli ultimi anni, quell’ Opera di Periferia che ha anticipato e superato alla grande, fin dal 2006, il valore artistico della Gomorra di oggi. Confermando ciò che abbiamo sempre creduto: nessuno come Lanzetta è stato ed è in grado oggi di guardare con occhi lucidi, di raccontare con mano libera e irriverente la vera storia di questa città, ben oltre l’affollato coro, pagato a peso d’oro, dei servitori di Palazzo e di bottega.

Così ora, mentre Peppe riceve il meritato successo come interprete di un film di produzione internazionale su James Bond, ed esce il nuovo L’isola delle femmine, 22 racconti sul femminicidio, noi proponiamo il suo primo racconto per la Voce. Era l’aprile del 1989.

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