COSE TURCHE / I DIRTY JOBS DI MISTER GULEM

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Fallito golpe in Turchia, con le epurazioni di massa è partita la caccia al “complice” internazionale, la quinta colonna. Erdogan parla di una potenza alle spalle, identificabile negli Usa che da quasi vent’anni ospitano il suo “nemico” giurato, Fethullah Gulen, il multimiliardario che negli Usa ha costruito un impero di mattoni, scuole, mezzi d’informazione e si è appena mostrato generosissimo nel finanziarie la campagna di Hillary Clinton. Da almeno cinque anni l’FBI ha puntato i riflettori sull’impero Gulen, scoprendo violazioni e illegalità d’ogni specie, e sta monitorando le centinaia di “scuole” sparse in tutta l’America (oltre che nel mondo). Ma nessun provvedimento è stato adottato. Così come è capitato con Mohamed Atta, il pilota che ha organizzato il raid delle Torri Gemelle, libero come un fringuello di muoversi lungo tutti gli States e di preparare al meglio quell’attentato, sotto i vigili occhi di Cia e Fbi. E lo stesso copione è andato in scena con svariati altri kamikaze islamici, targati Isis, ben noti alle intelligence internazionali – soprattutto a stelle e strisce – e mai stoppati.

Erdogan. In apertura Hillary Clinton e a sinistra Fethullah Gulen

Erdogan. In apertura Hillary Clinton e a sinistra Fethullah Gulen

Il nome di Gulem torna alla ribalta dei media americani qualche giorno prima del para-golpe turco, subito dopo l’uccisione dei tre poliziotti a Baton Rouge, in Louisiana. Proprio perchè lì è acquartierata una delle “scuole” di maggior peso tra le tantissime disseminate ovunque, a macchia di leopardo, negli States: il “Kenilworth Scienze and Technology Charter School”, al quale tiene compagnia l’“Abramson Scienze and Technology Center”: entrambi, a loro volta, fanno capo ad un terzo organismo, la “Pelican Educational Foundation”. Così commenta un docente della Ucla University: “si tratta di una rete capillare, che si è estesa progressivamente, secondo la filosofia di Gulen, che parla specificamente di prendere il potere partendo dal basso, ad esempio attraverso le scuole, l’educazione e la formazione. Bisogna solo vedere di che tipo e questa non è certo delle più convincenti. E anche l’organizzazione presenta versanti ben poco trasparenti”.

Tanto da far parlare lo stesso ambasciatore turco in Italia, Aydin Adnan Sezgin, di una sorta di “P2” in salsa turca, ma ancor più invasiva. E tanto da mobilitare investigatori e 007 dell’Fbi che proprio da Baton Rouge, nel 2013, sono partiti con una serie di indagini a tappeto, redigendo monumentali dossier, segnalandone di tutti i colori ma senza – al solito – risultati apprezzabili sotto il profilo di effettivi provvedimenti.

Vediamo, in rapida carrellata, alcuni report, circolati soprattutto via internet, sull’impero “formativo” made in Gulen, senza peraltro dimenticare che può anche contare su una banca (“Asya”), la bellezza di 130 mila imprese, alcune compagnie assicurative, due reti televisive (Ebru Tv e Samanyolu tv), due quotidiani (Zaman e Today’s Zaman), un’agenzia di informazioni (Cihan News Agency), due mensili (Sizinti, The Fountain), un settimanale (Aksiyon).

Schermata 2016-07-22 alle 09.12.03“Nel corso degli anni Gulen ha messo su un impressionante network di oltre mille scuole in 140 paesi, dal Sud Africa agli Usa. Nel corso dell’operazione nella Charity school di Baton Rouge, nel 2013, gli agenti federali hanno sequestrato molti materiali, ma hanno rifiutato di fornire spiegazioni sulla natura del raid. Non era certo la prima volta che l’Fbi puntava i riflettori sulle Charity schools, che sono pagate con il danaro dei contribuenti americani. Uno degli obiettivi dell’Fbi era comunque di scoprire se i salari pagati ai dipendenti delle scuole erano riconducibili a Hizmet, il movimento (“Azione”) fondato da Gulen in Turchia”. E ancora: “Le Concept Schools sono state ancor prima indagate dal Dipartimento del Lavoro perchè utilizzano in prevalenza manodopera straneira, soprattutto turca. Secondo fonti dell’Ohio, il danaro pubblico che utilizzano le scuole servirebbe anche a pagare in modo improprio i visti d’ingresso negli Usa”.

 

AMICI MIEI, ENCOMI E MILIONI

Eccoci poi a una bordata da novanta, sui rapporti coltivati da Gulen con l’establishment a stelle e strisce. “Gulen vive negli Stati Uniti dal 1999, in un sontuoso compound della Pennsylvania, a Pocono Mountains. Nel corso degli anni ha ricevuto encomi e appoggi da alte figure del governo americano. Bill Clinton e James Baker, ad esempio, hanno lodato il suo fondamentale contributo al raggiungimento della pace nel modo, il presidente Obama ha fatto una stupenda visita alla Pinnacle School di Washington. L’ex capo della Cia, Grahan Fuller, poi numero due del National Intelligence Council e autore del libro ‘Il futuro politico dell’Islam’, a suo tempo ha caldeggiato la concessione rapida a Gulen della ‘green card’, così come hanno fatto l’altro vertice Cia George Fidas e l’ex ambasciatore in Turchia Morton Abramowitz”.

A questo punto, qualcosina in cambio l’avrà pur data, il Paperòn de’ Paperoni in abiti turchi: “La campagna per le presidenziali di Hillary Clinton e la stessa Fondazione Clinton hanno ricevuto centinaia di migliaia di dollari dai seguaci di Gulen, in particolare da Recep Ozkan, già presidente del Centro Culturale Turco ispirato da Gulen”. Più precisamente, “Ozkan ha versato tra i 500 mila e 1 milione di dollari alla Fondazione Clinton negli ultimi mesi (parliamo del 2016, ndr), come viene spiegato sullo stesso sito web delle Charity. Inoltre, sempre Ozkan ha organizzato lo scorso anno una campagna di raccolta fondi a favore di una commissione politica promossa dallo stesso Clinton e denominata ‘Ready PAC’”.

La tenuta di Pocono Mountains in Pensylvania

La tenuta di Pocono Mountains in Pensylvania

Un PAC tira l’altro. Come se non bastassero, a “King Bill e Queen Hillary” i maxi fondi raccolti – sempre attraverso la iperattiva Fondazione – per la “ricostruzione” ad Haiti dopo il terremoto del 2010. Una scientifica operazione pagata non solo dai contribuenti americani e dalla Croce Rossa internazionale, ma anche da tante generose imprese che hanno poi monopolizzato quel felice post sisma. Per la serie, tutto il mondo è paese è le Emergenze sono sempre un gran banchetto per lorsignori, per ladies and gentlemen.

Molto duro un altro report, datato agosto 2014. Eccone alcuni stralci. “Da Pittsburgh a Baton Rouge, da Hartford a Cincinnati fino ad Albuquerque, gli agenti dell’Fbi hanno rastrellato scuole, raccolto documenti, arrestato alcuni responsabili”. A proposito della scuola di Baton Rouge, qualche dettaglio in più: “La scuola riceve 5 milioni di dollari tra fondi locali, statali e federali. L’ultimo raid è stato effettuato appena sei giorni dopo che l’agenzia aveva approvato un piano di finanziamento fino al 2019. A Pittsburgh, intanto, l’Fbi sta controllando i conti della ‘Urban Pathways Charter School’, perchè si sospetta che decine di migliaia di dollari pubblici siano stati spesi per fini voluttuari, viaggi, cene, vacanze in resorts di lusso”. Mentre a Daytona, in Ohio, sono sotto indagine quattro dirigenti delle scuole per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione pubblica”.

Dalle cronache dell’Advocate a quelle dell’Atlantic, passando per il Free Press, i contorni delle “schools” nel nome di Gulen si delineano con maggiore chiarezza. Ecco un altro take che lascia poco spazio ai dubbi. “Le Charter School sono una sorta di racket, che ha allertato gli agenti federali e i responsabili del dipartimento dell’educazione per scoprire una serie di frodi. Si sta indagando su questo misterioso musulmano che le ha fondate, per mancanza di trasparenza e per uso distorto dei fondi pubblici ricevuti. Inizialmente le scuole erano concepite per favorire e migliorare l’educazione pubblica, poi man mano sono diventate una macchina per fare soldi (letteralmente: “a money-making venture”) e dar l’assalto alle casse pubbliche”. Alla fine contribuendo a una profonda distorsione nello stesso sistema scolastico statunitense: scarsa qualità della formazione assicurata, bassissimo livello dei docenti, costi sostenuti e quindi alti profitti per l’organizzazione made in Gulen & C.

Schermata 2016-07-22 alle 09.24.56E anche lauti stipendi per svariati manager nella vastissima fauna delle Charity schools. Ecco qualche esempio. “Scott Glasrud, il Ceo dei ‘Southwest Learning Centers’ di Albuquerque, un gruppo di quattro scuole che comprende anche una scuola elementare e un’accademia aeronautica, guadagna 210 mila dollari all’anno, in più ha stipulato un ricco contratto con la compagnia aerea di sua stessa proprietà. Michele Sharp, responsabile della scuola di Hartford, è stato condannato a cinque anni di prigione per la sua malagestione. Ma questi casi sono niente al confronto con il caso di Ronald Packard, Ceo di K12 Inc., una Charter school on line. Ebbene, il suo salario nel 2013 è stato pari a 4,1 milioni di dollari. Si è poi scoperto che la K12 falsificava documenti, utilizzava docenti non qualificati, c’erano classi con oltre cento studenti. Gli stipendi dei manager continuavano a crescere, per un totale nel 2013 di 21 milioni e mezzo di dollari”. Ma era proprio l’insegnamento “virtuale” che generava corruzione ad ogni piè sospinto, di pari passo con l’incremento dei corsi on line, vera pacchia per profittatori d’ogni risma: e non solo negli Usa, alla corte delle Charity! Ecco un’altra chicca: “come membro dell’American Legislative Exchange Council (Alec), K12 è riuscita a introdurre nel sistema educativo i computer in modo massivo e a rimpiazzare gli attuali docenti con ‘docenti virtuali, generando enormi profitti, sia attraverso il pagamento delle rette che delle tasse scolastiche”.

Così osserva Tom Pedroni, professore associato alla Wayne State University: “Alla fine, gli interessi privati e quelli di chi concede le autorizzazioni vanno a gonfie vele. Quelli dei ragazzi, della comunità e degli insegnanti no. Con la scusa che il sistema pubblico non funziona bene, i lobbisti privati delle Charity schools, soprattutto attraverso il loro accreditamento via Alec, sono stati capaci addirittura di far modificare le norme, a tutto loro favore e a discapito dell’interesse pubblico e della capacità formativa. Così sono riusciti ad aprire un sacco di scuole solo per prendere fondi pubblici”.

Non è finita, perchè le indagini federali riguardano anche i fondi del cosiddetto “E-Rate Program”: a quanto pare le Schools targate Gulen sono riuscite a mettere le mani su un bel bottino da oltre 5 milioni di dollari. Così dettaglia un quotidiano di Chicago: “Il maggior beneficiario della frode dell’E-Rate è stato il Core Group Inc. di Mount Prospect, che ha rastrellato 2,8 milioni di fondi federali. L’Fbi sta indagando anche sull’Elk Grove Village collegato e il suo manager Ertugrul Garbuz. Un altro mezzo milione di dollari, poi, è transitato dai conti delle quattro Concept Schools di Chicago a quelli di Core e delle sue controllate”.

 

CARO BILL, FORGET MONICA…

Insomma, un vortice arcimilionario che ossigena in continuazione le casse dell’impero Gulen. E così conclude il freschissimo report, datato 9 luglio 2016 (comunque prima che il nome di Gulen rimbalzasse mediaticamente in mezzo mondo): “Nonostante le indagini, che proprio a detta degli agenti federali stanno continuando, le Concept Schools hanno appena ottenuto un nuovo, ulteriore stanziamento dal Dipartimento dell’Educazione da 340 mila dollari”. Quel Dipartimento che prima indaga e poi eroga. Del resto – come descrive un ‘biografo’ di Gulen, il ricercatore Sharon Higgins – “gli Stati Uniti sono l’unico Paese dove il movimento di Gulen è stato capace di realizzare scuole che sono del tutto mantenute con danaro pubblico”. Segno di un “rapporto” molto consolidato nel tempo.

Monica Lewinsky

Monica Lewinsky

E a quanto pare il legame con Bill Clinton risale fino ai tempi del caso Lewinsky. Lo ha rivelato lo stesso turco-americano in una conferenza stampa nel suo mega compound di Poconos, dopo anni di meditativo silenzio. “President Bill era in una situazione difficile, gli scrissi una lettera per incoraggiarlo, dicendogli che era un ottimo presidente, e proprio Hillary mi ha rispose. Per questo trovo sia molto gentile e educata, e penso che lei sarebbe un grande presidente per questo Paese”, ha raccontato ai lettori del “The Daily Best” di Saylorsburg, in Pennsylvania.

Da un’amicizia all’altra, eccoci ad un legame pericoloso, quanto meno border line. Uno dei piloti turchi che hanno abbattuto lo scorso novembre il “Su 24” russo – provocando una fortissima tensione tra Ankara e Mosca – era un ottimo amico di Gulen…

Dal summit di Varsavia, intanto, viene partorita l’idea di una nuova “creatura”: un “intelligence congiunto” fresco fresco, una sorta di “Divisione di Sicurezza” capace di avere una supervisione su tutte le intelligence dei singoli paesi Nato, formalmente anche per rispondere alle crescenti minacce del terrorismo internazionale. Servizi, dunque, al servizio del Super Servizio? “Assicurando – viene precisato – un uso migliore del personale e delle risorse esistenti, e massimizzando l’uso delle intelligence fornite dagli alleati”.

Donald Trump

Donald Trump

Ma cosa succede se vince Trump? Che ha appena sostenuto la necessità, per gli Usa, di ridurre drasticamente spese e impegni militari? Con una Nato destinata progressivamente a diminuire il suo impatto? Siamo ai confini della realtà. Doveva profilarsi la sagoma del “folle” presidente per intravedere uno scenario con meno cannoni e meno missili alle frontiere. E a questo punto: che fine può fare – nel caso di una clamorosa elezione del supermiliardario (mister Trump, non la altrettanto miliardaria lady Clinton) – il Super Programma da neo potenzia imperiale appena varato, ma già in fase di attuazione, a base di missili ai confini della Russia, con le basi in Romania e non solo?

La Francia – su questo fronte – cerca ancora di opporsi. E forse per questo – secondo alcuni analisti – possono servire le “lezioni” di Parigi, di Nizza e dell’Egypt Air decollato all’ombra della Torre Eiffel…

 

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BOMBA HAITI PER I CLINTON, INTANTO L’EGYPTAIR… – 22 maggio 2016

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