Dittatura turca

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C’è lo zampino, anzi una vera zampata americana nella “strana” faccenda del fallito push turco, o è una furba illazione di Erdogan per contrastare la “guerra fredda” degli Usa? Il presidente, da Ankara, spedisce messaggi non criptati, espliciti, al problematico alleato: ricorda con evidenti intenzioni ricattatorie che sul proprio territorio gli americani hanno in deposito 500 testate nucleari e che dalle proprie basi partono le spedizioni aeree anti Isis. Obama e Kerry non riescono a dissimulare il disagio per il sodalizio con chi sta rispondendo al fallito golpe con arresti in massa, licenziamenti, trattamenti inumani dei “nemici” sconfitti, ma soprattutto con il proclama sull’introduzione della pena di morte (abolita nel 2004) spacciata per una domanda di popolo. Un’immagine da lager nazisti (ma anche da prigione disumana di Guantanamo che Obama non è riuscito a smantellare, come aveva promesso) mostra decine di soldati turchi ammassati in una stalla, seminudi, a testa bassa. Il problema, non solo per gli States, è l’incompatibilità con gli atti repressivi di Erdogan che definire nazisti non è improprio. Agli avvertimenti dei futuri partner (Italia inclusa) della comunità europea, che minacciano di fermare le trattative per l’ingresso della Turchia nelle Ue, il tiranno, con spocchia tipica dei regimi di ultradestra, risponde di fregarsene del monito e tiene ferma l’intenzione di eliminare gli oppositori uccidendoli, con il più che probabile ok del Parlamento. Che l’America sia in difficoltà è confermato da una prudentissima dichiarazione di Kerr sulla legittimità della Turchia a far parte della Nato e sul sostegno americano al governo “democraticamente” eletto: davvero una strana incoerenza rispetto alla censura per i comportamenti dittatoriali di Erdogan. Sono evidenti le frizioni tra Ankara e Washington che risponde picche alla richiesta di estradizione dell’imam Fethullah Guelen in esilio in Pennsylvania, ritenuto mandante del golpe. Sulla vicenda incombe l’annuncio di Wikileaks che promette di pubblicare centomila documenti sulla struttura del potere politico della Turchia, ma c’è anche chi equipara il regime di Erdogan ai peggiori esempi di tirannie che hanno avuto come epigono il Fuhrer.

Nella foto Erdogan

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