Si salvi chi può

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Detto, e scritto, dopo ogni attentato dei fanatici fondamentalisti islamici: non c’è difesa. L’Isis, purtroppo per i suoi nemici, ha dalla sua la tragica imprevedibilità di obiettivi e tempi delle stragi. Basta mettere a confronto luoghi e date. L’elenco degli obiettivi sensibili è infinito: aeroporti, stazioni ferroviarie e treni, metropolitane, stadi e palazzetti dello sport, chiese, musei, spiagge, alberghi, feste di piazza, cortei, porti e navi, cinema e teatri, discoteche, pub, bistrot, ora il lungomare di Nizza in piena celebrazione del 14 Luglio. Le variabili per il terrorismo sono tante da impedire la prevenzione e la tutela dei luoghi a rischio. C’è poi il vantaggio degli jiadisti di distanziare gli attentati con intervalli non casuali e come dimostra la Francia di profittare delle fasi di calo dell’allerta, dell’illusione (della stessa Francia) di aver scongiurato il pericolo degli stragisti suicidi contando sul test degli europei di calcio, superato senza i temuti attacchi. La dura realtà, in antitesi con chi crede di aver ragione del Califfato per vie pacifiche, è, a questo punto, che l’unica soluzione è l’annientamento totale del terrorismo. Dal momento che il pericolo comune coinvolge Europa e Stati Uniti non si capisce allora l’estraneità delle forze della Nato e dell’Onu al raggiungimento dell’obiettivo. Il rituale del livello tre o quattro di attenzione post attentati ha dimostrato tutti i suoi limiti, l’inefficacia da cali di attenzione e soprattutto il deficit di attendibilità per lo scollamento tra servizi segreti e forze di polizia dei Paesi a rischio. E’ nel copione: assisteremo alla dolorosa pietà dei sopravvissuti alla strage, alle loro lacrime, ai fiori e ai ceri deposti sul lungomare di Nizza, ascolteremo proclami di nuove strategie di contrasto al terrorismo puntualmente disattese, dichiarazioni di leader politici che vantano iniziative per la sicurezza dei propri cittadini, esattamente in concomitanza con nuovi progetti di stragisti imprevedibili, arruolati dall’Isis e reinseriti nelle comunità dei Paesi da colpire. Uno dei risultati del terrorismo, di grande e negativa ricaduta, è la paura di prendere un aereo, comunque di viaggiare, di andare in vacanza e in ogni luogo di assembramento, perfino al supermercato. Usque tandem, fino a quando si prolungherà l’angoscia collettiva, lo stato di pericolo, il senso di impotenza? E la domanda del dopo Nizza per Hollande, Obama e il suo successore, gli altri leader europei e dei Paesi più direttamente nel mirino del Califfato.

Nella foto l’attentato di Nizza

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