TRAGEDIA IN PUGLIA / MILIARDI, SCARICABARILE E SILENZI MINISTERIALI

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Arrivano le mance per le ferrovie secondarie, i “rami secchi”, quando in Puglia i corpi sono ancora a brandelli tra le lamiere. Dopo le commoventi parole del premier, “Non vi lasceremo soli”, ecco i danari sonanti, a grappoli di miliardi, annunciati dal ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio. “E tutti stanziati – sottolinea – ben prima della tragedia”. Ultima appendice, precisa, 1 miliardo e 800 milioni caldi caldi come brioches appena sfornate. Serviranno forse ad evitare scene da western nel più classico bianco e nero, quando il marconista batteva per comunicare al collega della stazione accanto che il treno a vapore faceva ritardo di dieci minuti? Eppure, eravamo il Paese che innova tutti i giorni, dove non esiste più il “digital divide”, secondo il mostruoso idioma degli ufo che abitano su questa povera terra. Eppure siamo la nuova California, la fresca Silicon Valley. E Napoli – ridotta a Baghdad – non aspetto altro che lo sbarco dei marziani di Apple… Cin cin.

Schermata 2016-07-13 alle 20.58.40Ma torniamo ai vagoni di miliardi a favore delle comatose (anzi capaci solo di mietere morti) ferrovie regionali, circostanziati da ragionier Delrio. Cosa ne dice dello sfascio descritto dai suoi funzionari, genuflessi davanti ai giudici della terza sezione civile della Corte d’Appello di Roma che hanno condannato lo Stato (nella figura del ministero delle Infrastrutture) a quasi 2 miliardi di euro – come ricorda anche Gian Antonio Stella oggi sul Corsera – per l’arbitrato Longarini? 600 milioni – spiegarono un anno fa quei funzionari ai togati – erano già destinati alle ferrovie secondarie…

Non sarebbe stato meglio evitare quella clamorosa, incredibile sconfitta arbitrale? E come mai al ministero, retto dal sempre efficiente Delrio, nessuno se ne frega di trovare i responsabili di quello scempio? Cosa ha risposto, in concreto, il ministro alle precise e documentate accuse dei 5 Stelle, che oltre un anno fa presentarono un’interrogazione parlamentare al vetriolo?

Nichi Vendola. In apertura il disastro ferroviario e, nell'altra foto, Michele Emiliano

Nichi Vendola. In apertura il disastro ferroviario e, nell’altra foto, Michele Emiliano

Anche il viceministro delle Infrastrutture, Riccardo Nencini, fa sentire la sua voce. Ci vorrebbe la penna di Fortebraccio per descriverlo, come quando dipingeva l’allora leader dei socialdemocratici Mario Tanassi: “E dall’auto non scese Nessuno”. Da un fu Psdi a un ex Psi il passo non è poi così lungo. Ed ecco che l’intrepido Nencini, davanti ai microfoni di Sky, tra un pigolio e l’altro, un vuoto assoluto e una compatta nullità, osa: “io non mi tiro indietro, se vogliono lanciare accuse posso dare anche il mio nome, indirizzo e telefono”. E aggiunge subito: “tanto il mio ministero non ha alcuna responsabilità in materia. Se volete rivolgervi da qualcuno, andate alla Regione”.

Quella Puglia prima amministrata da Nichi Vendola, ora passato alla fase paterna e in attesa di dare una sorellina al suo pargoletto, e di cui le cronache ricordano ancora la telefonata tutta risatine con l’ex public relation man dell’Ilva a proposito dei morti d’amianto e veleni vari; e poi dall’ex magistrato Pd Michele Emiliano, con ogni probabilità più interessato a un bel piatto di cozze pelose che ai viaggi di studenti e pendolari.

Siamo nel Belpaese dei cuor di leone, delle utopie sepolte sotto binari e traversine: ricordate la sinistra ferroviaria made in Signorile & garofani anni ’80? E i feudi pugliesi tanto cari al D’Alema Maximo dove non tramonta mai il sole?

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