Uno per tutti, nessuno per uno, ovvero i Pd anti Renzi

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Quando si dice “Covare una serpe in seno” si indica un nemico in casa e non c’è niente di più vero nella battaglia, prima sotterranea, poi amplificata dai media, che il vetusto D’Alema conduce contro Renzi da quando gli ha negato un incarico europeo ritenuto prestigioso. Di micce, innescate dall’ex leader del Pd è cosparso il percorso del premier e segretario del partito. Dal tempo in cui, a “Che tempo che fa” fece campagna elettorale contro Vendola candidato alla presidenza regionale della Puglia in accordo con il Pd. Ora le mine esplodono e provano a far saltare la roccaforte del “nemico”. Non a caso Giannini, conduttore censurato per ostilità manifesta al Pd guidato da Renzi, ha lo ha ospitato in una delle residuali puntate di Ballarò, cancellato dai nuovi vertici della Rai. D’Alema, anche se non in termini così insolenti dà del bugiardo al premier. Repubblica riporta la frase “Renzi dice tante cose ma non sempre corrispondono alla verità. Bisogna stare attenti a valutarle, visto che l’attuale premier ricorda, anche se più giovane, altre personalità politiche con questa tendenza…”. E ci vuole poco a capire che si riferiva a Berlusconi. Poi è tornato sulla questione del referendum per le riforme costituzionali e in esplicito contrasto con Renzi, cioè con la maggioranza del Pd, ha confermato che voterà no: “Sono peggio di quelle di Berlusconi”.

La stoccata finale è per il doppio incarico di Presidente del Consiglio e segretario del partito: “Che lasci l’incarico di partito”. La mira ad alzo zero su Renzi, se non bastassero le bordate di Lega, Forza Italia e Movimento 5Stella, arrivano anche da big con lunghe storie di incarichi istituzionali e politici messi in disparte con l’ascesa del premier. Non le risparmia neppure Bersani, con il benestare, questa volta di Agorà, talk show del mattino, sempre di Rai3: “C’è bisogno che qualcuno abbia cura del partito. Dimissioni Renzi da segretario? Premessa per lavorare”. Si accoda Fassino, sconfitto al ballottaggio per il sindaco di Torino, ma con la richiesta di un vice segretario “forte” a cui affidare la gestione del partito e propone il modello tedesco, di altri paesi europei in cui i ruoli di premier e di segretario del partito coincidono. In generale, è l’insieme della minoranza del Pd a profittare dell’insuccesso elettorale del Partito e ad attaccare Renzi per la gestione della campagna elettorale, le alleanze, la scelta di mantenere il doppio incarico. Chiede apertamente le dimissioni da segretario il deputato della minoranza Zoggia: “Renzi ora lasci, è successo uno tsunami, una mezza rivoluzione e bisogna subito aprire una discussione complessiva. Renzi dovrebbe concentrarsi sul governo lasciando la segreteria del Pd”. Roberto Speranza : “Il passo indietro di Renzi? E’ una sua valutazione. Il doppio incarico non fa bene al Pd, è il momento di cambiare rotta. Il segnale che ci è arrivato dagli elettori è fortissimo e richiede una risposta politica e la risposta politica deve essere un cambio di rotta”. Insomma è in corso una guerra fratricida e testimonia le difficoltà di rinnovare i vertici di istituzioni, partiti, sindacati, ma è certamente provocatorio il progetto di Renzi che ha programmato il percorso politico futuro sulla cosiddetta santa alleanza, o volgarmente ammucchiata, su una sorta di mix che metterebbe a contatto di gomito ex Pci, ex Dc, ex Forza Italia e destra più o meno moderata.

Nella foto D’Alema e Renzi

 

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