OLIMPIADI / ECCO COSA NE PENSAVA 5 ANNI FA IL GRANDE PIETRO MENNEA

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S’infiamma la singolar tenzone romana a basa di sport e anelli olimpici. Evidentemente a corto di argomenti concreti sulla città e le autentiche richieste dei romani, alle prese con una capitale che pare uscita da un conflitto atomico tra buche e monnezze varie, il candidato Pd Roberto Giachetti non trova di meglio che buttarla in caciara parasportiva, inneggiando alle Olimpiadi che – udite udite – porteranno 140 mila posti di lavoro, la capienza di due stadi. C’era una volta Mastella che ai tempi del premierato Berlusconi, come ministro del Lavoro e delle Magie, prometteva 1 milione di posti agli italiani! Arieccoci, lorsignori pensano di aver a che fare sempre con un popolo bue e con l’anello al naso.

Entra in campo anche il il pupone Totti, pollice in bocca in segno di vittoria e testimonial per il SI’ alle Olimpiadi.

Qualcosina di più di Totti e soprattutto di Giachetti, a proposito di “costi olimpici’, effettivi ritorni per la città, trappole e sistemi disseminati da Affaristi e Lobbisti per macinare miliardi sulla credulità della gente (che oggi beve qualsiasi promessa: posti di lavoro, previsione di spettatori, indotto miracoloso…), la capiva un signore che di allori olimpici ne aveva vinti tanti, sudando una vita. Pietro Mennea cinque anni fa esatti scriveva un libro proprio su quel tema. Per la Voce lo aveva intervistato Ferdinando Imposimato. Può essere molto utile oggi – immersi in valanghe di sciocchezze tanto al chilo – leggere quelle preziose, uniche, pregnanti parole. Grazie, Pietro. Ecco il testo di quella illuminante intervista.

Ferdinando Imposimato

Ferdinando Imposimato

Rosella Sensi, assessore al comune di Roma, lancia la sfida per avere le Olimpiadi nella capitale sostenendo l’iniziativa del Coni. Ed afferma, sul Corriere della Sera dell’8 ottobre scorso, che i giochi del 2020 sono una risorsa. Parla di un villaggio sportivo a Tor di Quinto, zona scelta per le gare. Promette una olimpiade sostenibile sul piano ambientale. Al giornalista che le contesta gli sprechi di Italia ‘90 e gli abusi dei mondiali di nuoto 2009, la Sensi risponde che ha un ricordo bellissimo di entrambe le manifestazioni, ma non ne vuole parlare. Annuncia interventi urbanistici ecosostenibili, evocando Gianni Petrucci, presidente del Coni, e Mario Pescante, presidente del Comitato promotore, i veri responsabili delle scelte devastanti che hanno contribuito, anche con l’ondata di inutili e dispendiose piscine del 2009, al degrado ambientale e all’indebitamento del comune di Roma e dello Stato, con enorme danno per la collettivita’. Due personaggi, Petrucci e Pescante, attaccati alla poltrona da circa quarant’anni: hanno chiuso non uno, ma entrambi gli occhi sui continui episodi di doping, salvo sterili reprimende mediatiche. L’ex presidente della Roma Calcio Rosella Sensi (figlia dello storico patro’n e petroliere Franco) assicura che sono d’accordo Francesco Rutelli e Walter Veltroni, pronti a presentare mozioni al Comune e in Parlamento. D’altra parte lo squalificato governo Berlusconi ha nominato Francesco Giro come responsabile delle Olimpiadi che si dovrebbero svolgere a Roma nel 2020. La speculazione di destra e sinistra dunque si prepara, dopo che il 14 luglio 2011 Roma ha ufficializzato la sua candidatura ad ospitare i Giochi Olimpici 2020, con ottime possibilita’ di essere scelta per il ritiro della candidatura di Parigi, Praga, Copenhagen, Bucarest, Lisbona, Oporto, Citta’ del Capo, Durban e Dubai. La capitale ceca sembrava la piu’ accreditata concorrente, ma il 16 giugno 2009 il consiglio cittadino ha revocato all’unanimita’ la candidatura per mancanza di fondi.

Chiedo a Pietro Mennea, mitico vincitore olimpionico e recordman mondiale dei 200 metri, cosa pensa di questa decisione che accomuna destra e sinistra, per la quale si stanno mobilitando affaristi e speculatori di ogni settore, con il pericolo di ingenti risorse sperperate e sottratte al bene comune.

Perche’ una citta’ e un Paese chiedono di ospitare i Giochi Olimpici?

Pietro Mennea

Pietro Mennea

Un Paese civile, governato da una classe dirigente responsabile, quando vi e’ un’economia stagnante il cui Pil e’ inferiore all’1 per cento, non dovrebbe chiedere mai la candidatura delle Olimpiadi. Soprattutto non dovrebbe farlo una citta’ come Roma, che ha una situazione debitoria grave. Per l’Italia, con uno dei piu’ alti debiti pubblici (secondo il ministro Giulio Tremonti quello italiano e’ il terzo debito pubblico del mondo, con 1 miliardo e 900 milioni di euro, e cresce a ritmi del 4 per cento, ndr), di certo non appare opportuno affrontare questo genere di eventi. Che durano quindici giorni. Una volta terminati, lasciano costi e oneri infiniti a carico della citta’ e del Paese che li organizza. Stiamo ancora pagando la gestione degli impianti per i Giochi invernali di Torino, e la Grecia e’ nella drammatica situazione economica in cui si trova anche per colpa delle Olimpiadi del 2004.

Lei e’ convinto che le Olimpiadi non farebbero bene a Roma?

Nella storia delle Olimpiadi, dal 1896 fino a quelle cinesi, ogni paese organizzatore ha dovuto affrontare una recessione cronica, fatta eccezione per le Olimpiadi di Atlanta, dove sono stati costruiti pochi impianti. Negli altri casi l’economia del paese e’ entrata in una profonda crisi.

Puo’ farci qualche esempio?

A partire dai Giochi Olimpici di Melbourne 1956, Tokyo 1964, Los Angeles 1984, Seoul 1988, l’economia nazionale dopo le Olimpiadi ha avuto una brusca frenata. Dopo le Olimpiadi di Barcellona 1992, in Spagna si e’ avuta una forte recessione. Anche la Cina, che vanta la piu’ ricca economia mondiale, dopo i Giochi del 2008 ha subito una lieve recessione: gli impianti sono usati per altri scopi, perche’ i costi di gestione sono insostenibili. E ancora. I cittadini francesi, per aver organizzato i Giochi invernali di Grenoble 1968, hanno terminato di pagare una tassa maggiorata trent’anni dopo, cioe’ nel 1998. Per quelli di Sidney gli australiani stanno ancora pagando la gestione degli impianti, mentre in Grecia la maggior parte dei ventuno impianti costruiti non e’ piu’ funzionante, oppure sono soggetti a un forte degrado. Anche tedeschi e canadesi, che hanno ospitato le Olimpiadi di Monaco 1972 e Montreal 1976, hanno finito di pagare la tassa per i Giochi nel 2005. Ed e’ qui il problema: finche’ queste strutture non sono smantellate, bisogna continuare a pagare le altissime spese di gestione.

I Giochi quindi possono non influire positivamente sull’economia del Paese, e anzi danneggiarla in misura profonda?

Uno studio della Commissione cultura e sport presentato alla Camera dei Comuni di Londra nel 2007, ha dimostrato che queste strutture sono uno spreco di denaro. «Nessun Paese che ha ospitato i Giochi Olimpici – si legge – e’ riuscito a dimostrare il beneficio diretto dell’organizzazione dell’evento e dell’usufrutto delle strutture». L’economia non si muove solo grazie a qualche migliaio di persone in piu’ che viene nella capitale per due settimane. Roma non ha bisogno di questo per il turismo, ma di strade migliori, piu’ servizi e di maggiore sicurezza e sara’ la stessa storia di una citta’, come quella della capitale, a far arrivare un maggior numero di turisti.

Quanto si dovra’ investire se Roma ospitera’ l’evento?

Si parla di dodici miliardi di euro ma sono sicuro che, nel caso in cui Roma dovesse davvero ospitare la manifestazione, alla fine la cifra aumentera’ notevolmente, come sempre accade in questi casi. Ad esempio, in sede di assegnazione dei Giochi Olimpici di Pechino 2008, il budget preventivato e’ stato di circa 20 miliardi di dollari. Che, in sede di realizzazione delle infrastrutture sportive e non, e’ diventato di 43 miliardi di dollari. Da noi, poi, in genere per le opere pubbliche gli aumenti sono di 4-5 o 10 volte tanto.

Puo’ succedere anche stavolta?

Per l’eventuale Olimpiade a Roma nel 2020, sembra che l’investimento pubblico dovrebbe essere di quattro miliardi e il resto sarebbe affidato ai privati. Ma non sara’ cosi’, perche’ i privati non hanno ne’ la possibilita’ ne’ la voglia di spendere cifre cosi’ alte, soprattutto in questa fase di crisi economica generale. A Londra molti dei privati che in prima istanza si erano impegnati a finanziare la costruzione di impianti, hanno abbandonato il progetto; ci avrebbero rimesso troppo e poi non disponevano della forza economica sufficiente. Mentre societa’ come la Nortel Networks, sponsor di primo livello dei Giochi Olimpici di Londra 2012, ha chiesto la protezione dello Stato contro il rischio fallimento.

Cosa pensa invece della costruzione di nuove infrastrutture?

Sono stato recentemente a Barcellona, e su molte finestre degli appartamenti nell’area del Villaggio Olimpico era affisso il cartello “vendesi”. Si tratta di appartamenti costruiti in fretta e male, che i cittadini stanno ancora pagando. Per quanto riguarda Roma, poco tempo fa si e’ detto che con 400 milioni di euro la Citta’ dello Sport a Tor Vergata verra’ terminata nel 2013. Questa struttura, che doveva essere pronta per i Mondiali di nuoto del 2009, e’ stata al centro di tante polemiche. Se non disponiamo dei soldi per finire la struttura alle porte di Roma, come possiamo pensare di costruire gli impianti di cui una Olimpiade necessita?

Crede che Roma possa davvero aggiudicarsi le Olimpiadi?

Roma puo’ vincere proprio perche’ gli altri paesi non hanno intenzione di candidarsi. L’unico che potrebbe guadagnare qualcosa dall’organizzazione dei Giochi e’ il Giappone, che deve risollevarsi dopo il disastro a cui tutti abbiamo assistito. Poi sappiamo che i giapponesi sono in grado di costruire una strada di qualche chilometro in una settimana, noi questa sicurezza non la abbiamo, anzi abbiamo la certezza di non averla: basta considerare gli esiti della Salerno-Reggio Calabria, da anni sotto gli occhi di tutti.

E i Giochi romani del 1960?

Nel 1960 ci fu uno dei piu’ grandi scempi edilizi che il mondo abbia mai visto: intere aree della citta’ vennero letteralmente devastate solo per favorire la costruzione di nuovi impianti, senza un piano regolatore e costruzioni attuate in fretta. Nell’area dove sorge il Villaggio Olimpico, dopo la guerra, si stanziarono molti italiani provenienti da fuori Roma con la speranza di trovare lavoro e rifarsi una vita. Con l’arrivo dei Giochi tantissime famiglie vennero cacciate, ma e’ capitato anche in tante altre citta’, come Berlino, Seoul, Atlanta o Atene. Senza dimenticare che in occasione dei Giochi Olimpici 2008, per realizzare gli impianti sportivi e i nuovi quartieri di Pechino, sono state espropriate e sfrattate con la forza migliaia di famiglie, senza dare loro nemmeno il giusto indennizzo. Chi ha in mano la responsabilita’, cerchi di cogliere le vere priorita’ di Roma.

Ma quali sono i vantaggi che si ricavano dalle Olimpiadi?

Quando si organizzano le Olimpiadi la parola d’ordine e’ “costruire”, sfruttando i fondi pubblici. Nonostante il parere di politici e media, pronti a giustificare i costi con le positive ricadute sul turismo e sull’immagine internazionale, la maggior parte di impianti, strade, stadi, viene realizzata con fondi pubblici pilotati da pochi soggetti chiave che gestiscono l’evento. D’altra parte nessuno ha riconosciuto che dopo le Olimpiadi vi sia stata maggiore occupazione di lavoratori.

Quindi la risposta e’: guadagno privato con investimento pubblico.

Le Olimpiadi hanno perso il valore che avevano prima, ora si tratta solo di business, che fa comodo unicamente a chi organizza l’evento, non a chi lo ospita e ai cittadini.

Lei quindi e’ contrario allo svolgimento delle Olimpiadi?

Uno come me che ha disputato cinque edizioni delle Olimpiadi e che ha sempre creduto nei veri valori dell’Olimpismo, non puo’ mai essere contrario ai Giochi, anzi io da sempre mi batto e lavoro affinche’ si affermino le “vere” Olimpiadi, dove non trovi spazio il gigantismo, siano tutelati i diritti degli atleti, dove la diffusione del doping sia combattuta con iniziative concrete; dove le Olimpiadi non siano solo business economico per svuotare le casse del Paese che le organizza. Al contrario, devono guardare l’aspetto sociale e cioe’ dovrebbero riconoscere parte dei ricavi alla nazione che ospita l’evento. Io sono a favore delle Olimpiadi quando vengono svolte in Paesi dove vigono principi democratici e non siano assegnate a nazioni rette da regimi totalitari. Nel 1980 ai Giochi Olimpici di Mosca il Coni decise di inviare la squadra nazionale nonostante il parere contrario del governo italiano. In quell’occasione dichiarai: «Sono venuto a Mosca per aiutare gli ideali olimpici. E se restero’ nell’ambiente come spero, mi battero’ per salvare le Olimpiadi». All’epoca potevano sembrare affermazioni esagerate, ma la storia e l’evolversi in modo negativo delle Olimpiadi mi hanno dato ragione e, pur non essendo rimasto nell’ambiente, continuo a battermi per salvare i veri ideali olimpici.

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