Francia vulnerabile

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La vulnerabilità della Francia fa paura se si sovrappone all’approssimazione di Bruxelles nel neutralizzare la cellula Isis installata nel cuore, seppure periferico, della città. All’esordio dei campionati europei di calcio centinaia di teppisti hanno eluso tutti i sistemi di prevenzione a tutela della sicurezza. Non ci vuole la Sibilla per capire che tra loro poteva intrufolarsi una cellula di terroristi. L’inefficienza dei francesi è sconcertante e solleva dubbi sugli apparati antiterrorismo di altri Paesi, come l’Italia, bersaglio annunciato degli jiadisti. Marsiglia: come ignorare che le orde barbariche di hulligans e consimili russi si sarebbero affrontate in una tragica replica di guerriglie e vandalismo selvaggio? Era così problematico evitare il contatto e vietare la vendita di alcolici, responsabili di esasperazioni dell’aggressività? In una democrazia perfetta Ministro degli Interni e capo della si sarebbero dimessi un attimo dopo le violenze che hanno provocato ferimenti anche gravi, danni agli arredi di esercizi pubblici e un’immagine conclusiva di inadeguatezza di strumenti e strategie per impedire che un evento sportivo si trasformi in scontri sanguinosi tra opposte tifoserie. La Francia dichiara che sarà dura nel reprimere la teppaglia delle tifoserie delinquenziali ma è un avvertimento che somiglia molto al chiudere la stalla quando sono scappati i buoi. In margine ai drammatici fatti di Marsiglia un cenno alla qualità dell’evento sportivo. Nelle partite di esordio è apparso modesto il quoziente tecnico delle gare disputate e la constatazione potrebbe essere di buon auspicio per l’Italia che non si presenta all’appuntamento con grandi credenziali.

Nella foto la guerriglia degli hulligans

 

L’Europa inattuata

Il nazionalismo, in misura molto moderata, può essere un connotato accettabile, specialmente se a conforto di senso dell’appartenenza che si manifesti con il rispetto e la valorizzazione del proprio Paese. Se si identifica con atteggiamenti collettivi improntati a ostilità esterofila, diventa un elemento di esasperata tendenza all’isolamento che nel contesto dell’Unione Europea è devastante. I sondaggi assegnano un vantaggio non trascurabile ai sostenitori inglesi dell’uscita dalla comunità e la quota lungimirante del Paese si mobilita per scongiurare il loro prevalere all’imminente referendum sul tema. A dispetto di analisti dell’economia globale, di accreditati politologi, esperti di questioni comunitarie e dell’autorevole parere di venticinque premi Nobel, una parte cospicua di inglesi tifa per tornare all’autarchia politica ed economica. Per chi ancora crede negli Stati Uniti d’Europa, in contrapposizione ad altri agglomerati comunitari e all’imminente, arduo confronto con realtà emergenti, quali i giganti Cina e India, è certamente il momento cruciale per affrontare errori ed omissioni che hanno impedito alla Ue di considerare l’adozione della moneta unica solo come un primo, incompleto e insoddisfacente inizio del processo di unità politica. E’ sotto gli occhi di tutti: prevale tra i partner una forma di egocentrismo esattamente contraria allo spirito comunitario che premia i Paesi finanziariamente più solidi. Il tema dell’immigrazione è un’attendibile cartina di tornasole e scopre il nervo sensibile dei nazionalismi esasperati, soprattutto di quei Paesi, come l’Ungheria, la Polonia e in parte l’Austria, che alzano muri e reticolati alle frontiere, o come l’Italia di Salvini che punta alla sfascio dell’Europa, a quella di Sallusti che regala il Mein Kampf di Hitler ai lettori del quotidiano di destra berlusconiano “Il giornale”. Conforta che alcuni edicolanti espongano il cartello “In questa edicola non si regala Mein Kampf”. Gli inglesi hanno davanti ancora molti giorni per invertire la tendenza all’isolazionismo, l’Europa ha poco tempo per attuare l’unità di fatto tra i Paesi della Comunità.

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