Giocghi violenti – Rischio emulazione

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No alla maggior parte dei cartoni animati, perché gli indici d’ascolto di bambini e ragazzi s’impennano se il racconto è dominato da ominidi tecnologici armati di laser incendiari, lame rotanti, raggi paralizzanti, se si anima con lotte furibonde, dei del maligno distruttivi, duelli devastanti. No a troppi telefilm, fiction e film in cui il miracolato “eroe” di turno fa fuori cinque, dieci o più “nemici” con mira infallibile e doti di immunità che impediscono a sventagliate di proiettili di colpirlo. No, in generale, a thriller e noir: in stanze buie e con sonori di porte cigolanti, i perfidi sceneggiatori muovono le vittime di bruti assalitori, serial killer, cinici rapinatori a scopo di estorsione e sono obbligatoriamente giovanette trepidanti, mogli in assenza dei mariti, donne anziane paralizzate dalla paura. Spesso la trama si isterizza con scene di torture, inferte con terrorizzanti variabili della morte lenta, dolorosa quanto riesce a inventare la mente malata del sadico sequestratore. Le storie di genere non si tingono mai di giallo, anzi non nascono proprio nella mente dei produttori di polizieschi, che non sprecano mai un’adeguata mobilitazione di agenti con licenza di uccidere, di geni dell’informatica di supporto ai detective, di giustizieri della notte, per racconti di maschi vittime di assassini seriali. Poco altro è compatibile con le sensibilità in fieri di bambini e ragazzi. Lo testimonia l’anteprima di quasi tutti i programmi “sconsigliati ai minori di dodici anni” o ammessi, con colpevole permissività ai “piccoli accompagnati dal genitori”. No ai film commedia o di altri generi che propongono senza alcuna coerenza con il racconto scene di sesso sempre più esplicite, giovani fanciulle che escono dal letto come le ha fatte la mamma e combriccole di giovani e giovanissimi scapestrati che si ubriacano di alcol e droghe. Cosa, allora, per la sensibilità in fieri di bambini e giovanissimi: qualche rara favola traslata in pellicola, spazi esigui di programmi a loro dedicati.

La rubrica, curata dal saggio e colto Corrado Augias, per “la Repubblica”, ospita una lettera, a firma maschile, che condivido parola per parola. Eccola, nelle sue riflessioni più significative: “Stavo leggendo i fiumi di parole sulla morte della povera Sara (bruciata viva dall’ex fidanzato, ndr), poi nel primo pomeriggio vedo su una rete Rai uno dei soliti polizieschi, spesso vere boiate americane. Un uomo che penzola da una corda…bella scena per i bambini a casa in un giorno di vacanza. Premo il tasto “i” (che sintetizza la trama del programma, nr) e leggo la seguente descrizione “Indagine sulla morte di una ragazza ritrovata in un serbatoio idrico”. …Mamma Rai (ma non solo) continua a proporci questi nauseanti polizieschi dove l’argomento principale è la violenza sulle donne. …Meno male che gli alti dirigenti della Rai e di altre reti figurano essere laureati. Mi chiedo se la situazione per le povere donne sarebbe ancora peggiore se fossero invece un branco di analfabeti”. Nella riposta di Augias c’è anche una cruda verità. Gli sceneggiati, specialmente quelli storici, sono molto costosi. Richiedono una quantità di interpreti e di comparse, costumi e armi d’epoca, scenari adeguati. Per i filmati spartani di polizieschi i produttori se la cavano con qualche inseguimento in macchina, un po’ di sparatorie, pochi esterni e scene d’interni. Inducono a emulazione? Può darsi che i giochi dei ragazzi che mimano mosse delle arti marziali, che si sparano con armi finte, si vestono da superman aggressivi e restano incollati al televisore che trasmette azioni violente, non siano la premessa di comportamenti analoghi nella realtà della loro evoluzione anagrafica. Di segno opposto è però il susseguirsi nel mondo di violenze seriali: il bullismo, episodi quasi quotidiani di femminicidio, comportamenti brutali di maestre sui bambini a loro affidati, di infermieri in danno di anziani e disabili. Che sia esclusiva colpa di film e televisione è forse una conclusione ipercritica, ma rifletterci e riparare a danni evidenti non è più rinviabile.

Nella foto bambini alle prese con video giochi violenti

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