Obama, scuse negate ai superstiti di Hiroshima

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E’ da psicanalisi il commento di Obama alla tragedia più ignobile dell’umanità che, per chiudere la partita con il Giappone mostrando le dita a “V” di vittoria, uccise più di centocinquantamila giapponesi e prolungò i suoi effetti venefici dell’atomica per molte generazioni: il presidente degli Stati Uniti, il primo a recarsi sui luoghi della strage provocata dalla maledetta bomba, ha detto “Quel giorno ha cambiato il mondo, ricordiamolo come l’inizio di un risveglio morale”. Caro Presidente, è una frase infelice, quel giorno ha esemplificato piuttosto quanto può accadere se si valuta la minaccia potenziale dei troppi Paesi che stipano negli arsenali militari ordigni di potenza nucleare. In situazioni di emergenza bellica, ad esempio in vista di sconfitta, Stati Uniti, Russia, Israele e chiunque sia in possesso di bombe atomiche, potrebbe ricorrere a estremi rimedi e non è escluso il possibile pericolo di armamenti nucleari a disposizione del terrorismo islamico. Obama ha incontrato alcuni superstiti di Hiroshima, abbracciato lo storico Shigeaki Mori, uno di loro, ma non ha perfezionato il gesto di solidarietà con parole di pentimento e di scusa. Omissione grave, in direzione opposta al “risveglio morale” ipotizzato per il futuro dell’umanità. Ha prevalso l’orgoglio che pervade l’America e il ruolo di guardiano del mondo e c’è da tremare al pensiero degli Stati Uniti a presidenza Tramp.

Nella foto gli effetti dell’atomica su Hiroshima

 

Bugie e falsi made in Egypt

Giulio Regeni

Giulio Regeni

Il rientro di Girone dall’India ha giustamente monopolizzato l’attenzione dei media, ma ingiustamente relegato nell’oblio il caso Regeni, improvvisamente eclissato dall’informazione anche perché “niente di nuovo su fronte egiziano”. Il lupo (Egitto) perde il pelo non il vizio. Lo scandalo di falsi, bugie, altalene di subdole versioni su quanto accaduto al giovane ricercatore italiano svela il sistematico ricorso di quel Paese a manipolazioni della verità. Per ultimo mostra l’ondeggiare delle autorità del Cairo nel fornire ipotesi per la tragedia dell’aereo dell’Egyptair, compagnia di bandiera. Attentato-guasto tecnico-attentato-no guasto tecnico, le contraddittorie motivazioni rese note per motivare il disastro. L’ultima versione prova ad attribuirlo a un’esplosione provocata da attentatori: la tesi nasconderebbe il disegno di assolvere responsabilità della compagnia aerea, già sotto accusa per precedenti poco rassicuranti, ma fosse vera questa interpretazione l’Egitto si darebbe in un’altra direzione la proverbiale zappa sui piedi perché getterebbe discredito sulla sicurezza del Paese e infliggerebbe un altro colpo ai profitti del turismo internazionale. Purtroppo sembra che per il Cairo le bugie per il momento non abbiamo le gambe corte: in tanti mesi le falsità sul caso Regeni non sono state ufficialmente smascherate e la vicenda del MS804 precipitato nel Mediterraneo sembra destinato ad altrettanti depistaggi.

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