Sobrio “bentornato” per il fuciliere Girone

Condividi questo articolo

Bene, il nostro parà detenuto in Egitto, ottiene finalmente di tornare in Italia e si deve all’azione diplomatica e politica dell’Italia, ma nei fatti all’ingiunzione dell’Aja. Tutti contenti, riconoscimento al ministro Gentiloni, grande attesa per il rientro e dichiarazioni orgogliose del nostro Governo, con qualche indulgenza sottesa per la ricaduta positiva in vista delle elezioni in arrivo. L’acume di Michele Serra, la Repubblica, raccomanda moderazione nel manifestare soddisfazione. Non sono eroi, raccomanda, ma reduci da un evento in cui sono imputati per l’uccisione di due pescatori indiani che a detta dei nostri militari avevano scambiato per pirati. Insomma, accoglienza con misura, senza eccessi di enfasi patriottica e proclami revancisti, rigurgiti di nazionalismo destrorso che tifa per la partecipazione (negata) dei fucilieri alla sfilata del 2 giugno. Lasciamo entusiasmo e gioia per il rientro di Salvatore Girone alla moglie, alla sua famiglia e auguriamoci che la vicenda anche davanti al tribunale dell’Aja si svolga nel rispetto dei diritti dei militari italiani ma non meno delle famiglie dei pescatori uccisi nelle acque indiane.

Nella foto Salvatore Girone

 

Scorta sì, scorta no

Sgombro subito il campo da sospetti di simpatia per i verdiniani di Ala, transfughi da Forza Italia e subdoli sostenitori del Pd per colpa di un errore dei padri della Costituzione che consente ai parlamentari l’indecente “salto della quaglia” dal partito che con cui sono stati eletti a un’altra formazione politica. L’avversione descritta comprende ovviamente tale Vincenzo D’Anna, senatore di Ala che con il suo gruppo di discussa onorabilità rende indigesto l’accordo con il Pd per le amministrative di giugno. D’Anna, in un proclama sconsiderato, perché strumentale, chiede che siano privati della scorta Saviano e la Capacchione. Saviano risponde “Non vedo l’ora di tornare libero”. Lo faccia. Con l’autorevolezza che gli ha fruttato notorietà, ricchezza e visibilità grazie all’intuizione di raccontare la camorra con cognizione da cronista di “nera”, potrebbe sicuramente convincere chi lo protegge con uomini armati che la storia ha dimostrato l’impossibilità di prevenire attentati alla persona. I casi di presidenti degli Stati Uniti uccisi o feriti nonostante la protezione di efficienti guardie del corpo, lo stesso rapimento di Moro, l’assassinio di magistrati e delle loro scorte, confermano che se davvero si vuole colpire soggetti a rischio non c’è protezione che tenga. Lo sa bene papa Francesco, bersaglio vulnerabile come pochi nelle apparizioni pubbliche con bagni di folla che possono nascondere malintenzionati. La sua esposizione al rischio è segno di consapevolezza dell’impossibilità a impedire attentati. Il ragionamento non è solidale con le intenzioni insolenti di D’Anna che si prefigge di denigrare Saviano e la Capacchione: il no ha origini antiche, riflette convinzioni razionali sull’inutilità delle scorte, al massimo utili per tenere lontani i passanti da leader di partito nelle loro passeggiate a piedi.

 

 

Condividi questo articolo

Lascia un commento