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La Democrazia Europea se l’è vista proprio brutta. Nelle ore che hanno preceduto il voto per le elezioni politiche in Austria l’aria di trionfalismo respirata dall’estremismo nazionalista ha fatto temere un’impennata dell’onda di sbandate a destra, alimentate dai venti di Ungheria, Polonia, Turchia, in Francia da Marine Le Pen, in Italia da Salvini-Meloni (quest’ultima autrice della stonata sortita elettorale “Se sindaca intitolerò una strada a Giorgio Almirante”). Per poco più di trentamila benemeriti austriaci (decisivi i residenti all’estero), contrari ai progetti nefasti di Hofer, leader della destra, il verde Van der Bellen è il nuovo presidente e l’Europa accoglie la sua elezione come un segnale diretto a quanti privilegiano gli interessi nazionali a scapito del principio fondatore dell’Unione basato sulla condivisione di diritti e doveri comuni. In controtendenza con il disinteresse generale per gli appuntamenti elettorali, il dato dell’affluenza ai seggi in Austria ha fatto registrare un significativo 72%. Difficile pronosticare se l’esito del voto che premia l’ecologista Van der Bellen influenzerà test importanti come il referendum britannico sulla permanenza nella comunità europea, ma l’opposto, la temuta vittoria di Hofer, avrebbe certamente dato fiato a pericolose intenzioni separatiste.

Nella foto il neo presidente austriaco Van der Bellen

 

Morosità di lusso

Riflessioni del “Fatto Quotidiano”. Una diseducativa storia all’italiana racconta di un edificio molto prestigioso che si affaccia su Palazzo Chigi. Nel lussuoso Wedekind, proprietà dell’Istituto Nazionale di Previdenza (INPS), ha sede il quotidiano “Il Tempo” acquistato dalla potente famiglia romana Angelucci ed è sotto sfratto per morosità: non paga l’oneroso affitto dal 2012 e ha un debito di tre milioni di euro con l’Inps. L’ingiunzione non va a genio a Vittorio Feltri, subentrato a Belpietro nella direzione di “Libero” altro quotidiano di Angelucci. La risposta allo sfratto è materia quotidiana di “Libero”, altra testata del magnate romano. Ogni giorno lo spazio di due pagine è sacrificato all’informazione per lanciare attacchi velenosi all’Inps e al suo presidente Tito Boeri. A lui è dedicato un attacco frontale con l’addebito di occupare un lussuoso ufficio nel palazzo Wedekind. Feltri finge di ignorare che l’ufficio è di proprietà dell’Istituto e non è “pagato dai pensionati” come insinua “Libero” ipotizzando lo sfratto del “Tempo” come una ritorsione. Feltri non è nuovo a campagne di stampa pro domo sua, cioè per conto dei suoi datori di lavoro ben remunerato. Sul “Giornale”, proprietario Paolo Berlusconi) montò una serie di articoli per diffamare Boffo, direttore dell’ “Avvenire” autore di articoli contro lo stile di vita di Silvio Berlusconi.

 

Incoerenze e incompatibilità

C’è del marcio in Danimarca…lo dice anche Totò ma non ha nulla a che fare con la frase di Marcello, nell’Amleto di Shakespeare, ripresa più volte per significare quel che non va. E’ lecito usarla nei confronti del Movimento di Grillo? Sì, se si dà credito al candidato sindaco di Roma Carlo Rienzi che ha denunciato i grillini per aver intascato oltre tredici milioni di euro, somma riservata ai partiti, mentre su internet il Movimento dichiara di non ricevere nessun finanziamento pubblico. C’è di più: Virginia Raggi, designata dai 5Stelle come candidata a governare il Campidoglio, sarebbe ineleggibile: il ricorso dell’avvocato Monelli al Tribunale Civile di Roma sostiene l’incompatibilità del contratto che la lega alla Casaleggio con la Costituzione e il regolamento del consiglio comunale. Il resoconto delle iniziative legali anti 5Stelle è di “la Repubblica”.

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