Processo per il sangue infetto / Il pm chiede proscioglimenti & perizie

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Proscioglimento per tre imputati e consulenza tecnica per dimostrare le eventuali responsabilità degli altri, coinvolti nello “storico” processo per il sangue infetto che si sta svolgendo a Napoli. Queste le richieste del pm Lucio Giugliano, convinto in tal senso dalla verbalizzazione dell’unico teste ascoltato, il “superesperto” di ematologia Piermannuccio Mannuci, chiamato a inquadrare, nel corso della prima udienza di aprile, sotto il profilo storico e scientifico il caso-sangue infetto, che nel corso degli anni ha provocato la morte di 1000 pazienti e gravi patologie per 2.500 altre vittime. Un teste “eccellente”, Mannucci, in palese conflitto di interessi, come la Voce ha documentato nell’inchiesta di un mese fa: oro colato per il pm, che proprio su quella “base” ha avanzato la “anomala” richiesta.

“Mai assistito ad una roba del genere – sottolinea un avvocato che ne ha viste di cotte e di crude al tribunale di Napoli – un pm che chiama un teste non attendibile, gli fa tre domande tre sulla storia delle trasfusioni, gli basta quel solo teste su una lista di quasi cento presentata soprattutto dalle parti civili e ora avanza queste richieste. A memoria non ricordo altri casi del genere”. Agli storici di Castelcapuano – la vecchia sede del tribunale civile e penale, prima del trasferimento, una ventina d’anni fa, nelle torri del centro direzionale di Napoli – torna alla mente un caso: il rapimento Cirillo, quando l’allora pubblico ministero chiese alle prime battute il proscioglimento dei principali imputati per quella lurida trattativa Br-Camorra-Dc-Servizi finalizzata al rilascio dell’assessore scudocrociato, vero inizio della più ampia “Trattativa” Stato-Mafia proprio allora inaugurata, antesignana della successiva in terra siciliana. E anche allora quel pm giocò da autentico “stopper”, vero avvocato difensore – incredibile ma vero – degli imputati eccellenti.

Stavolta, tanto per cambiar copione, siamo in presenza di imputati eccellenti, in primis dirigenti del gruppo Marcucci, leader incontrastato nella lavorazione e commercio di emoderivati in Italia, difesi da pezzi da novanta del foro, come gli avvocati Alfonso Stile e Massimo Di Noia (toga eccellente nella Mani pulite milanese e poi difensore di Antonio Di Pietro al processo di Brescia).

In apertura dell’udienza il giudice Antonio Palumbo ha esaminato la richiesta avanzata dagli avvocati della parti civili, Stefano Bertone e Ermanno Zancla, di consentire riprese audiovideo del processo: richiesta accettata da Palumbo con alcune limitazioni (ad esempio, gli imputati e i loro avvocati non possono essere filmati).

L'avvocato Alfonso Stile

L’avvocato Alfonso Stile

L'avvocato Massimo Dinoia

L’avvocato Massimo Dinoia

Ma eccoci al clou, le parole del pubblico ministero Giugliano. Il quale ha tenuto subito a precisare: “Questo non è un processo ad un fenomeno, quello degli emoderivati, ma a specifici fatti”. Poi subito: “per i primi tre imputati chiedo il proscioglimento”, perchè i tempi non coincidono. Di che si tratta? Secondo il pm, i tre del gruppo Marcucci (il dirigente di un’azienda, un funzionario e un autista) non c’entrano con la vicenda perchè i fatti dei quali vengono accusati non “coincidono” temporalmente con i tempi del loro lavoro alle dipendenze del gruppo. Gli ultimi due, in particolare, hanno avuto a che vedere con il furto di “emoconcentrati” dai depositi del partenopeo Cardarelli, il maggiore nosocomio del Sud: ma non c’è prova, secondo il pm, che siano stati proprio quei prodotti a condurre alla morte dei pazienti.

“Qui non siamo a Trento”, ha voluto sottolineare Giugliano, precisando che si tratta di imputazioni diverse e che molti anni sono trascorsi da quel luglio 2002 quando cominciò lo storico processo (l’inchiesta ebbe inizio nel 1998), poi stoppato e passato, dopo ulteriori peripezie, a Napoli. E lungo il tragitto sono spariti molti fascicoli, poi ammassati fra topi e “monnezza” negli scantinati del centro direzionale: così come nei depositi padovani erano affastellati emoderivati killer, non testati, e partite di baccalà, secondo le prime ricostruzioni delle Fiamme gialle.

Ma eccoci al clou delle argomentazioni del pubblico ministero: “A tutt’oggi non c’è alcuna certezza scientifica sul nesso causale tra vaccinazioni e morti o patologie insorte. Più in particolare, mancano riscontri precisi e inequivocabili sulle date di assunzione dei prodotti e sulle cause che avrebbero portato al presunto contagio”. Per questo ha chiesto una consulenza tecnica d’ufficio, in grado di valutare, caso per caso, “date e cause” delle patologie.

Palumbo ha rinviato alla prossima udienza, che si terrà il 6 giugno. Ci potrà già essere un primo pronunciamento per le tre richieste di proscioglimento, e verrà discussa la proposta di consulenza tecnica avanzata dal pm. Bisognerà capire, a questo punto, quale sarà il “destino” delle altre circa cento testimonianze.

Ma forse siamo su “Scherzi a parte”: nessuno è morto, tutti scoppiano di salute e “scordammoce ‘o passato”…

 

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