Vota Antonio…vota Antonio…vota Antonio,

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Sarà un caso (non è vero, eppure ci credo, per dirla alla Totò), ma da quando la destra non è più forza di governo sembra che la corruzione abiti altrove, che i processi a carico di gente di Forza Italia e suoi contigui siano il trascinamento fino ai giorni nostri di vicende trapassate. In altre parole che il sostantivo più diffuso in Italia, “scandalo” abiti il variopinto pianeta del Pd, orfano della sinistra di pensiero e padre adottivo di ex moderati, senza gli storici ideali di onestà e correttezza, di democristiani ex quanto a tessera d’iscrizione, non di comportamento. Coinvolti a sorpresa, per quel poco di accesso al potere ottenuto in alcuni Comuni, anche amministratori locali di 5Stelle.La constatazione tende a smentire il diabolico aforisma andreottiano (“il potere logora chi non ce l’ha”).

Niente di più lontano dalla realtà se con l’espressione si declina il degrado morale che diffonde il virus della corruzione tra gente del Pd e dei suoi alleati, ma alla perdita di contatto con la moralità non è estraneo neppure il movimento di Grillo, nato come mezzo d’assalto dell’antipolitica, della trasparenza, della sovranità dei “cittadini”. Ne sa qualcosa il cosiddetto direttorio che a Napoli è stato accolto a fischi e pernacchi dagli espulsi. Di Maio, Fico e Di Battista, individuati come vertice dispotico del Movimento, hanno dovuto fronteggiare la contestazione, capri espiatori del non sense di un partito che ha sbandierato la partecipazione dal basso e l’ha contraddetta con il presenzialismo televisivo dei suoi capi, onnipresenti e mediaticamente loquaci. A monte della protesta anche la candidatura calata dall’alto, a sindaco di Napoli, del lombardo Brambilla. Gatte da pelare ogni giorno per dem e grillini e ora, in avvicinamento al voto amministrativo, le disavventure parallele di candidati che la Bindi, presidentessa della commissione giudicante sulla eleggibilità, avrebbe certamente bocciato senza la retromarcia dei due partiti. I democratici ritirano dalla competizione elettorale di Corbetta, hinterland milanese, tale Alberto Lovati, nipote di un boss della ’Ndrangheta. Caso analogo per i 5Stelle nel 2015, a Sedriano, altro comune lombardo.

Il Pd sembra un lontano pallido ricordo del tempo di Belinguer, quando un minimo sgarro alla deontologia di partito, era sanzionata con estrema severità. Oggi con le candidature non si va troppo per il sottile. Il possibile sindaco dem  Rondena è sostenuto da una lista che include un ex di Alleanza Nazionale, un ex assessoree della Lega Nord, addirittura l’ex vicesindaco berlusconiano e il capogruppo uscente di Forza Italia, condannato a 6 mesi per aver messo le immagini di sedici ragazze su un sito porno, senza permesso. Altra grana per i pentastellati a Cutro, uno dei covi dove di annida la ’Ndrangheta. Il loro candidato a sindaco discende per via diretta da Gino Frontera, suo padre, ora morto ma in vita collettore tra il boss Nicolino Grande Aracri e ambienti istituzionali. Lo racconta con precisione il Fatto Qutidiano. Il Movimento 5Stelle ha chiesto al candidato di fare “un passo indietro, per responsabilità politica” (sic!). Nella lista di Grillo anche Teresa, altra figlia di Frontera. La risposta napoletana del Pd è la candidatura per la lista Ala di Verdini (che sostiene la Pd Valente) di Vitale e Vincenzo Calone, figlio e nipote del pregiudicato Vincenzo. Qui nessun passo indietro “perché – lo dichiara Verdini – le colpe dei padri non possono ricadere sui figli”. Personaggi che i partiti in lizza avrebbero dovuto escludere dalle rispettive liste, sono in competizione per Fratelli d’Italia, Lettieri, i Verdi, Dema: per Rosy Bindi lavoro improbo e l’auspicio che l’esito non sia noto un giorno prima del voto com’è successo in passato tra mille polemiche.

Nella foto, Verdini-Valente

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