DELRIO & CASCETTA / I METRO’ PIU’ CARI DEL MONDO

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Ecco “il metrò più costoso al mondo”, quello di Roma, radiografato dalla penna corrosiva di Sergio Rizzo sul Corriere della Sera. Fino a quando non conoscerà la storia di Metronapoli, il gemello partenopeo moltiplicato al cubo: triplo tempi, triplo sperperi, triplo varianti e revisioni, più una spruzzatina di clan che non fa mai male. E chi arriverà per mettere ordine nel pandemonio della partecipata “Roma metropolitana”, secondo le previsioni di Rizzo? Il nuovo braccio destro del ministro Graziano Delrio, Ennio Cascetta, fresco capo missione della struttura ministeriale “Grandi Opere”, prima appannaggio del ras dei lavori pubblici Ercole Incalza. Peccato che il possibile salvatore-moralizzatore Cascetta sia il vero padre delle linee partenopee: quelle “più care al mondo” in assoluto. Ma ecco cifre e dati in una faccia a faccia sull’asse Roma-Napoli, per constatare chi ne ha combinate – e continua a combinarne – di più grosse, e sempre sulle spalle dei poveri contribuenti.

Lavori per la Metro a Roma. In apertura Graziano Delrio e, a destra, Ennio Cascetta. Al centro, gli eterni cantieri per la fermata Municipio di Metropoli.

Lavori per la Metro a Roma. In apertura Graziano Delrio e, a destra, Ennio Cascetta. Al centro, gli eterni cantieri per la fermata Municipio di Metropoli.

Le ultime chicche capitoline. 45 varianti in corso d’opera, con un costo lievitato – scrive Rizzo – da 3 miliardi e 47 milioni a 3 miliardi 739 milioni: 692 milioni di differenza, più 22,7 per cento, per un’opera iniziata dieci anni fa e che non è neppure a metà. Ancora: “la metropolitana più cara del mondo sta naufragando in un delirio di varianti, arbitrati, riserve e contenziosi. Di tutti contro tutti. Roma metropolitana fa causa al proprio azionista, il Comune di Roma, a colpi di decreti ingiuntivi. Rivendicando 45 milioni. Il consorzio Metro C, di cui fanno parte Astaldi, Vianini del gruppo Caltagirone, il consorzio Cooperative costruzioni e l’Ansaldo Finmeccanica fa causa alla stessa Roma Metropolitana chiedendo 348 milioni di euro”. La “crema” dello sfascio, racconta Rizzo, è contenuta nell’ultima relazione del collegio sindacale di Roma Metropolitana, la società che gestisce l’appalto della Metro C con 180 persone.

Su sperperi, sfasci e non solo vigila l’Autorità Anticorruzione presieduta da Raffaele Cantone, che ha puntato i riflettori sul metrò capitolino, su varianti, revisioni prezzi, indagini preliminari inefficaci, carotaggi che più superficiali non si può. L’esplosivo mix, secondo l’Anac di Cantone, avrebbe “determinato una notevole aleatorietà delle soluzioni progettuali da adottare nella fase di esecuzione e, ad appalto già in corso, rilevanti modifiche rispetto alle previsioni contrattuali, in particolare l’effetto della nuova tipologia esecutiva delle stazioni”.

 

DALLE RUSPE CASALESI ALLE STAR DI PROGETTI E MATTONI

Passiamo al metrò made in Napoli, al quale non farebbero male a dare un’occhiata sia Rizzo che lo stesso Cantone. “Il metrò più bello” del mondo – parola di Ennio Cascetta – nasce esattamente 40 anni fa: è proprio nella primavera 1976 che viene posata la “prima pietra” e cominciano a lavorare le “ruspanti” ruspe, i bulldozer di casa Zagaria, la dinasty che muove i suoi primi passi nel movimento terra e col passare degli anni diventerà leader dell’imprenditoria casalese, per la griffe di Michele Zagaria.

Lavori adagio adagio, fermi, poi in sordina per quasi un ventennio, contrassegnato da un’altra opera finita tra gli archivi di Mani pulite, una tangentopoli partenopea ante litteram, la Linea Tranviaria Rapida, al secolo LTR, che avrebbe dovuto vedere la luce per i Mondiali ’90 di calcio: la famigerata “talpa”, invece, rimase intrappolata nel suolo, vagonate di miliardi al vento, un massacro ambientale annunciato.

E proprio quelle idee progettuali sono state tramutate nei progetti della nuova linea 6 che porta dalla ferrovia fino alla Riviera di Chiaia. Ed ecco, a inizio millennio, il nuovo, imperioso impulso. Racconta un architetto che ha seguito negli anni il tribolato percorso del metrò: “I primi progetti neanche esistevano. Si sapeva che c’erano dei fondi pubblici a disposizione, e dal Comune partì un gruppetto di tecnici che aveva chiesto ad uno studente la sua tesi di laurea sul sottosuolo di Napoli da portare al ministero. Come succedeva per il terremoto: basta che ci sono i soldi, il progetto viene strada facendo, varianti e sorprese geologiche comprese. Non basta, perchè c’è la storia della Valutazione d’impatto ambientale, la VIA ormai obbligatoria per lo start di ogni opera pubblica, anche un terrazzino”. Continua il racconto: “Ebbene, per il metrò non c’era, è stata ‘costruita’ a posteriori, dopo che i lavori erano già partiti. Cosa era successo? Alcune associazioni ambientaliste protestavano e volevano vedere tutte le autorizzazioni. Ma quella Via non saltava fuori. A questo punto hanno pensato bene di denunciarne il furto! Incredibile ma vero. La vera Via ha quindi una data successiva all’inizio dei lavori”.

Se il buongiorno si vede dal Mattino, siamo subito a notte fonda. Ecco una rapida carrellata dei bollenti nodi e delle dolenti note. Tra le star progettuali che si sono poi susseguite (dopo lo start con la prodigiosa tesi di laurea), brilla la Rocksoil della famiglia Lunardi, con i tre rampolli dell’ex ministro berlusconiano delle Infrastrutture (passato alla storia per la frase “con la mafia bisogna convivere”) sul ponte di comando. Tra i big del mattone in pista parecchie imprese che saranno poi impegnate anche nel metrò romano, come Astaldi e Vianini, con l’aggiunta della parmense Pizzarotti e della pomiciniana Icla (la regina del post sisma ’80 in Campania). E proviene da una lunga carriere in Fondedicla (nata dall’incorporazione della storica Fondedile nella stessa Icla) il direttore quasi a vita di Metronapoli (scomparso alcuni mesi fa), Giannegidio Silva. Ma chi ha diretto per anni lo strategico ufficio comunale che aveva la vigilanza sulle grandi opere, ovviamente metrò in primis? Gianfranco Pomicino, cugino di ‘O ministro (quell’onnipresente Pomicino cugino di secondo grado del sindaco Luigi de Magistris e da cinque anni al timone di Tangenziale Napoli spa).

Passiamo alla gemma dei costi. “A Napoli è stato abbondantemente superata quota 350 milioni di euro a chilometro, si va dritti a 400”, osserva il geologo Riccardo Caniparoli, che da anni denuncia, quasi solo del deserto, sperperi, rischi e disastri ambientali provocati da quel metrò più bello del mondo. “Una follia assoluta – aggiunge – se si pensa che il tunnel sotto la Manica, realizzato in sette anni, quindi qualcosina in meno, è costato 200 milioni a chilometro. E forse qualche problemino tecnico in più lo presentava”.

Da noi, i problemi tecnici riguardano soprattutto le “sorprese geologiche”. Quelle “inventate” con il terremoto, quando Massimo Buonanno, uno dei due capi dell’Icla, davanti agli sbigottiti

Sergio Rizzo

Sergio Rizzo

membri della Commissione Scalfaro, istituita per far luce su affari & connection del dopo terremoto in Campania, dichiarò: “bastava un’ideuzza su carta e si partiva. Poi c’erano le sorprese geologiche, le varianti, le revisioni prezzi e compagnia bella”. Di sorprese pasquali a Roma scrive oggi Rizzo: “C’era una caserma. Una grande caserma per i legionari di Roma, a pochi passi da quella che oggi è Porta Metronia. L’hanno scoperta durante gli scavi per la stazione della linea C della metropolitana. (…) Le sue dimensioni sono così imponenti da chiedersi: com’è stato possibile che nessuno se ne sia accorto prima, quando hanno fatto i carotaggi?”. Così si domanda – senza ricevere alcuna risposta – da sempre Caniparoli: “come mai nessuno si è preoccupato di effettuare studi geognostici molto più accurati? Il risultato è stato un autentico massacro archeologico lungo tutta la direttrice della linea 6, che significa il cuore antico di Napoli, e una devastazione del sottosuolo e di tutto l’ambiente, con grossi pericoli per la stabilità e staticità degli edifici”.

 

PALAZZI CROLLATI E METRO’ SOTTOMARINO

Come volevasi dimostrare, sei anni fa un gruppo di inquilini di un antico palazzo lesionato a pochi metri da piazza Municipio, dov’è acquartierato Palazzo San Giacomo, sede del municipio, ha denunciato i gravi pericoli alla magistratura, s’è aperto un fascicolo, sono stati interrogati i funzionari del comune che, ovviamente, hanno rassicurato tutti e dopo anni di “faticoso” lavoro il fascicolo giudiziario è stato archiviato. In attesa di una tragedia, solo sfiorata tre anni fa, quando è letteralmente crollata l’ala di un altro edificio storico, palazzo Guevara, alla Riviera di Chiaia. Stavolta l’inchiesta ha prodotto un primo risultato: ossia il rinvio a giudizio di una dozzina tra funzionari comunali e dirigenti di aziende, pubbliche (o semi, come l’Ansaldo) e private. Lo stesso comune – cui spettava comunque il controllo – s’è costituito parte civile, così come è successo per il crollo di un cornicione alla Galleria Umberto, due anni fa, provocando la morte di un ragazzo colpevole di essersi trovato a far filone con i suoi compagni sotto quei balconi maledetti.

Non solo stabilità degli edifici, ma anche sicurezza degli impianti. Ad ogni pioggia, infatti, è allagamento assicurato. “Con grossi pericoli per l’incolumità delle persone – continua Caniparoli – anche a causa degli impianti elettrici. Le vie di fuga, poi, sono tutto un programma, per non parlare del caldo infernale d’estate, originato dai pessimi sistemi di aerazione, e del freddo glaciale d’inverno”. Mesi fa all’inaugurazione della stazione di piazza Municipio intervenne Delrio (che di lì a poche settimane sarebbe diventato ministro per le Infrastrutture), il quale potè constatare il “diluvio” che aveva sommerso e reso del tutto impraticabili le strutture: ma non mancò di magnificare l’opera, certo abbagliato da murali, affreschi & gemme lungo gli itinerari sotterranei. “Una vera galleria d’arte”, per molti; “una verniciata sul viso di una puttana, come diceva anni fa Oliviero Toscani a proposito di Napoli”, secondo altri che fanno notare: “se voglio vedermi quadri che m’interessano, vado in un bel museo. Se prendo il metrò è perchè mi serve. Non questo che passa ogni quarto d’ora, straffollato, bollente da maggio e gelido ottobre che se piove devi nuotarci dentro”. Arte costata anche un occhio della testa, tanto perchè il prezzo a chilometro possa lievitare meglio….

Il geologo Riccardo Caniparoli

Il geologo Riccardo Caniparoli

A proposito di spese folli & costi stratosferici sul fronte dei trasporti regionali, eccoci all’ultima infornata di cifre, snocciolate dalla Svimez e riportate dal Corriere del Mezzogiorno, supplemento partenopeo del Corsera: “dall’analisi complessiva di Svimez emerge che per completare tutte le opere infrastrutturali previste occorrerebbero 13 miliardi e 938 milioni di euro, a fronte dei quali vi è una disponibilità di appena 7 miliardi e 785 milioni, pari al 55,48 per cento del totale”. Per la serie: i miliardi non finiscono mai e un’opera mangiasoldi come il metrò partenopeo, dopo 40 anni suonati, continua a divorarne, insaziabile più che mai.

Nella stessa pagina, un’ampia intervista a Cascetta dal titolo “Metropolitana e Porto. Si rivedano i progetti che non sono necessari per salvare quelli utili”. Spesso “progetti che arrivano dal passato e oggi non hanno più senso”, mentre esistono “opere prioritarie pur in presenza di risorse piuttosto scarse”. Ma vola alto, Cascetta, e non si occupa di quisquilie e beghe locali. E da neo capo della mission governativa, annuncia: “il sistema di pianificazione, di progettazione, di realizzazione delle infrastrutture dei trasporti è all’alba di una nuova rivoluzione. Il paese ha deciso di cambiare strada”. Affidando i suoi destini futuri, su questo strategico fronte, a Vate Cascetta, il padre dell’opera pubblica che vale oro quanto pesa, del “Metrò più caro al mondo”.

L’incoronazione viene anticipata, proprio lo stesso giorno, il 17 maggio, da Rizzo sulle pagine nazionali del Corsera, che a proposito del Barnum di Roma Metropolitana, commenta: “Ci vorrebbe la bacchetta magica solo per uscire dal groviglio delle carte bollate. Come sa bene il ministro Delrio, che ha messo l’ex assessore ai Trasporti della Regione Campania (nell’era di Antonio Bassolino Governatore, ndr) Ennio Cascetta al posto di responsabile della struttura di missione per le grandi opere un tempo guidata da Ercole Incalza (finito nelle maglie dell’inchiesta romana sulle “Grandi opere”, appunto, ndr). E sta facendo sentire sempre di più il proprio peso sul dossier. Tanto che non ci sarebbe da meravigliarsi – conclude con una previsione Rizzo – se la regia si trasferisse dal Campidoglio al ministero”.

Ecco le rottamazioni e le spending review griffate Renzi.

 

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