Movimento 5 Stelle patrimonio prezioso della democrazia. Ma c’è chi soffia sul caso Pizzarotti per demolire

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Ferdinando Imposimato

Ferdinando Imposimato

Considero il M5S patrimonio prezioso della democrazia, la principale forza di opposizione esistente in Italia, che ha sempre agito in difesa della eguaglianza dei diritti sociali. E vorrei esprimere il mio pensiero sulla vicenda di Federico Pizzarotti e sull’avviso di garanzia per abuso di ufficio. La domanda è: c’è stato scandalo? Distrazione di denaro? Favoritismo ? La risposta è no. I fatti sono eloquenti. Il procedimento è nato da una denunzia di un oscuro senatore dem, non imparziale ma interessato. I romani dicevano «unus testis nullus testis», un solo teste nessun teste. In secondo luogo, i cittadini, grazie al monopolio dell’informazione nelle mani del Governo, sono sottoposti ogni giorno a una propaganda ossessiva che enfatizza una vicenda irrilevante.

Appare chiaro che è in atto da parte dei due maggiori quotidiani e dalla TV di Stato un’offensiva contro il M5S. E si cerca di creare discordia nel movimento, parlando di contrasti nel direttorio e invitando alla diserzione e alla sfiducia. Una campagna faziosa e fuorviante. Il Corriere della Sera (14 maggio 2016) anziché riconoscere la irrilevanza delle accuse, alimenta la discordia tra Pizzarotti e il M5S in modo distorto e deformante, parlando di “resa dei conti”. Sulla stessa lunghezza d’onda la Repubblica del 14 maggio attizza il fuoco con un titolo che è tutto un programma “M5S, resa dei conti , Pizzarotti sospeso mette tutto on line”. Altro titolo spara una specie di appello alla diaspora: «E alla fine anche il direttorio si divide», con una vignetta di Elle Kappa «Grillo licenzia Pizzarotti perché ha violato il primo dovere dei 5 stelle ossequiare il padrone». E poi un’intervista assurda del deputato e membro della segreteria PD dal titolo «Più indagati di noi non facciano i puri».

Negli articoli di Repubblica si sente la mano dell’ineffabile Carlo De Benedetti, amico di Matteo Renzi. De Benedetti il 14 novembre 2014, dopo averlo criticato, cambiò stranamente idea sul premier. De Benedeti fu ricevuto nella primavera 2014 dal premier Renzi a Palazzo Chigi. Una società ex controllata del gruppo Cir (che fa capo ai tre figli di De Benedetti) avrebbe fruito, secondo alcuni media, di un aiuto grazie allo sblocco di 150 milioni di euro del capacity payment, una specie di incentivo concesso ai produttori di energia che ha favorito il trapasso dell’azienda in crisi alle banche creditrici. Il legame proseguì nel luglio 2014. L’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, andò a casa dell’ingegner De Benedetti. E spiegò: «È un imprenditore, io ne incontro tanti per avere il polso del Paese». Ma Delrio non è mai andato da imprenditori in crisi per mancanza di crediti bancari.
Quanto al sindaco di Parma, la stampa, con l’eccezione del Fatto quotidiano, ha ignorato che ha ridotto il deficit del Comune. E ha taciuto che la scelta collegiale dei vertici del Teatro Regio non assurge a questione morale ma è legittima.

Federico Pizzarotti

Federico Pizzarotti

Il delitto di abuso (articolo 323 cp) richiede un dolo specifico e cioè «il pubblico ufficiale intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto». Vantaggio che non c’è stato. Neppure il dolo può ritenersi esistente. Come si deduce logicamente dalla circostanza che le persone che non sono state scelte dal cda del regio, non risulta si siano mai dolute davanti al giudice della mancata nomina. Cosa che avrebbero fatto se fossero state vittime di ingiustizia. Di conseguenza la denunzia dovrebbe essere archiviata dal gip per manifesta infondatezza .
Questa storia è anni luce distante dai casi delinquenza organizzata e corruzione di Roma capitale e di numerosi episodi avvenuti in tutta Italia che coinvolgono diversi esponenti del PD accusati di avere sottratto milioni di euro all’erario, di avere manipolato appalti per opere pubbliche e di averli assegnati illecitamente a imprese di mafia, camorra e ‘ndrangheta, fatti che sono molto più gravi e allarmanti del presunto illecito attribuito a Federico Pizzarotti. Non solo, il vero scandalo è nel silenzio ostinato dei media sui processi in corso davanti ai Tribunali di Torino, Roma e Firenze contro elementi della malavita organizzata con funzionari del PD e politici accusati di corruzione e associazione per delinquere. Alcuni dei quali hanno anche patteggiato la pena.
Appare evidente che i due maggiori quotidiani tendono a provocare la scissione del M5S e a fare deflagrare il Movimento, che rappresenta la sola speranza di rinnovamento e ricambio della politica. Pizzarotti non ha nascosto qualcosa di delittuoso, ma sperava ragionevolmente che la denunzia contro di lui, del tutto campata in aria, si risolvesse in un’archiviazione immediata. Probabilmente se egli avesse informato gli organi del M5S dell’avviso di garanzia, non ci sarebbe stata alcuna reazione. E il Movimento avrebbe preso le sue difese. Come è accaduto per Nogarin.

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