RACCONTO DELLA DOMENICA / “IL NOME DELLE COSE”, LA STORIA DI FEBO  FIRMATA DA STELLA CERVASIO

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“L’aveva ritrovato. Immobilizzato, in una teca di vetro, tubi dappertutto, solo gli occhi rimasti ‘liberi’, ma colmati da un dolore liquido, color del sangue. Con quegli occhi parlava ormai. Gli avevano tagliato le corde vocali, perchè il rumore dell’abbaio nei laboratori disturba il sogno della ragione dei vivisettori. Solo con quegli occhi. Ma intorno a lei, nel chiocciare della televisione, sui giornali a grandi colonne, dicevano che non fosse. Dicevano che dolore non è. Dicono ancora che dolore non è. E dicono anche che comunque è peggio il dolore umano”.

E’ solo uno degli emozionanti passaggi del racconto scritto da Stella Cervasio, “Il nome delle cose”, ispirato alla vita del cane di Curzio Malaparte, Febo, “un incrocio di pastore tedesco, almeno così sembrava, ma la metà del suo corpo era strana, estranea, sembrava di un altro pianeta. (…) E il pelo non era rossiccio e beige come di solito lo hanno i pastori tedeschi. Era grigio. Come quello dei lupi. Le venne naturale chiamarlo Febo”. “Crebbe quel Febo. Quando arrivò era ammalato, lei lo accudì come un figlio”.
Una storia tenera e tragica, quella di Febo. Una lettura consigliata a tutti. Soprattutto a coloro che ancora sostengono la sperimentazione animale, la VIVISEZIONE.

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