LETTERA AL PAPABUONO / CHE DIMENTICA  LE TORTURE INFLITTE DAL SUO  “UOMO” A MILIONI DI CREATURE INDIFESE

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No, non è Francesco. Peccato. Ci avevamo creduto, ci eravamo illusi. Davvero peccato. Con un paio di frasi da bar, Bergoglio ha dato una tremenda picconata a quanto di bello e di buono aveva finora costruito: un acrobatico autogol da far perdere un intero campionato.

Invece della baggianata sui vicini di casa dimenticati e le troppe “moine” per cani e gatti, forse il  Papa buono avrebbe fatto bene a dire una parola sulla vivisezione, sul quotidiano squartamento – per ragioni “scientifiche” – di cani, gatti e topolini colpevoli solo d’essere creature di Dio e di non aver mezzi per difendere i loro diritti, voci per poter urlare e far sentire il proprio dolore. 1 milione di creature all’anno nella garantista Italia, 12 milioni nella civilissima Europa. 2 su 3 sezionati, ustionati, avvelenati, mutilati senza un briciolo di anestesia, forse per vedere “l’effetto che fa”. In nome del “progresso scientifico”, dei farmaci per Buana-Uomo, della “medicina dal volto umano”.

Una parolina su questi massacri quotidiani? Un’espressione su questo Olocausto che non ha mai termine? Ma l’occhio papale vede solo teolettature e cibi prelibati, code pon pon e collarini fucsia: questo sono i peluche di casa nostra.

Consigliamo al Pontefice la visione solo di qualche immagine di cavie lobotomizzate e corpi eviscerati: caso mai non dopo la santa colazione. E se ci riesce, guardi negli occhi le creature che stanno per essere sacrificate dall’umanissimo “Uomo” sull’altare della sua Scienza. Potrà imparare qualcosa e caso mai, domenica prossima, comunicarla ai fedeli dal suo Alto Balcone.

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