I diritti dell’amore, di qualunque amore

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Gara aperta tra chi immette più caos nella turbolenza della politica italiana alimentata a ripetizione dall’anacronistico lancio del guanto tra sfidanti, con motivazioni pretestuose e distanti anni luce dall’interesse, altrove comune di maggioranze e opposizioni, per il bene del Paese. Alla ribalta, come ultimo atto di belligeranza strumentale, la legge sui diritti delle coppie omosessuali. Fasi defatiganti di confronti e scontri parlamentari, si trascinano da anni senza esito, ma chi si oppone rifiuta di ragionare sul dato incontrovertibile e obiettivo dell’amore che unisce persone dello stesso sesso, al pari di quello uomo-donna e lo fa in nome di pregiudizi, di ignoranza da omofobia, con l’obiettivo di catturare benevolenza elettorale della quota purtroppo consistente di italiani ostili a ogni atto di adesione all’evoluzione della società. A conferma dell’assunto, ecco la puntuale interferenza del clero nelle questioni della politica italiana.

In febbraio il cardinale Angelo Bagnasco era già intervenuto sul decreto legge sui diritti civili con la richiesta di voto segreto del parlamento, ed era stato fortemente contestato. Ora, in un’intervista a Repubblica l’arcivescovo Pennisi oltrepassa i limiti che separano Chiesa e Stato. Definisce così la decisione di ricorrere al voto di fiducia: “E’ fascismo strisciante”. Sulla decisione del governo non c’è pronunciamento di Papa Francesco ed è gravissima omissione perché sarebbe interessante sapere come si concilia il suo conclamato “tifo” per la pacificazione e i valori universali dell’amore con l’ostracismo dei suoi cardinali. In primo piano c’è poi l’autogol di Marchini, sì, di chi ha dovuto dissanguare parte del patrimonio di erede dei palazzinari romani per sostituire i manifesti con lo slogan “libero dai Partiti” dopo il matrimonio con Forza Italia: il candidato alla poltrona della capitale d’Italia si è sputtanato (sorry per il termine folcloristico) dichiarando che se eletto sindaco avrebbe rifiutato di celebrare matrimoni tra gay. Non ci voleva la zingara spiegargli che il rifiuto sarebbe un atto fuori legge. Marchini si è anche pronunciato sul programma da sindaco. Fulminante il colpo di genio sul numero di auto dei romani: “Potranno diminuite del 30%!”, ma il massimo dell’aderenza ai problemi sociali è altrove. Nel Paese dell’undici per cento e più di senza lavoro, proclama che se gli stranieri non trovassero lavoro, entro sei mesi dovrebbero essere rispediti in patria. Una nobile testimonianza di solidarietà e accoglienza. Che dire, dilettanti allo sbaraglio. Compatte le proteste viscerali delle opposizioni contro la legge che sana uno storico deficit legislativo sui matrimoni di fatto, come volevasi dimostrare. Oscuro, l’annuncio di astensione dei 5Stelle, ma fino a un certo punto: non è la prima volta di scelte omologhe alla disfattismo della destra.

Nella foto manifestazione per i diritti civili

 

 

Vilipendio, in stile Casa Pound         

Per capire di quale immonda alleanza si contorna il centrodestra, un nuovo episodio è davvero esemplare. Il fantomatico Blocco studentesco, costola appunto di Casa Pound, ha imbrattato i muri di quattro scuole di Parma. Per irridere al protagonismo dei partigiani nel capitolo esaltante della Liberazione ha lasciato la firma su più striscioni con questa irridente volgarità: “La Resistenza è una cagata pazzesca”. Federico Pizzarotti, sindaco di Parma eletto con 5Stelle, ma in più occasioni polemico con il grillismo: “CasaPound è un covo di estremisti, e gli estremismi proliferano in Europa laddove nascono e si consolidano paure, insicurezze, tensioni e divisioni. I fascisti di Casapound non sono la risposta al problema, ma sono un sintomo drammatico del problema. È per questo che vale ancora la pena di Resistere di fronte a queste vigliaccate: Parma è la Resistenza, e non vuole Casa Pound”.

 

Raptus pre-elettorale

Quando si accende il clima delle fasi preelettorali, come quella in corso per le amministrative di giugno, il rischio di trascendere e scivolare nella volgarità di contumelie quasi irripetibili non risparmia. Ora, è nota la reciproca intolleranza che inasprisce il confronto De Magistris-Renzi, ma è inaspettata la vertiginosa caduta di stile del sindaco di Napoli che nel fervore di un comizio ha farcito l’arringa di piazza con la frase che riportiamo senza censure per chiarire a cosa può arrivare la degenerazione della lotta politica: “Renzi, vai a casa, ti devi cagare sotto, devi avere paura”. Raptus, momentanea perdita di contatto con l’autocontrollo, cedimento strutturale all’istinto abitualmente represso? Fatti suoi, ma l’eco dell’insulto non gioverà sicuramente all’immagine di ex magistrato prestato alla politica.

 

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