Scandalopoli

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Più cronache di fatti scandalosi in un solo giorno alzano la media in misura impressionante. Succede, ad esempio, il dieci di maggio, salvo omissioni. San Giorgio Jonico, piccolo centro non distante da Taranto, va alle urne per eleggere il sindaco e niente di speciale, non fosse che per guidare la futura amministrazione il Pd non ha di meglio che candidare, per di più come capolista, il signor Salvatore De Felice, ex capo dell’area altiforni e direttore dell’Ilva di Taranto nel Luglio del 2012. Dov’è lo scandalo? Il ventisei luglio del 2012, De Felice è finito agli arresti domiciliari, accusato di disastro ambientale. Lo rivela il Fatto Quotidiano. Le gravi accuse della Procura di Taranto denunciano l’avvelenamento di alimenti e mancate cautele nei posti di lavoro. De Felice, secondo la magistratura, avrebbe operato consapevolmente nello sversamento di sostanze nocive per gli uomini, gli animali, le verdure e cagionato malattie e morti tra le popolazioni residenti nelle vicinanze degli impianti siderurgici. De Felice e altri dirigenti dell’Ilva, rinviati a giudizio, compariranno davanti alla Corte d’Assise di Taranto che ha istruito un maxi processo sul caso. Renzi è informato di questa scellerata candidatura?

 

Il caro estintoà

Sardegna, giro di affari sui morti in ospedale. In cinque grandi ospedali di Cagliari addetti alle camere mortuarie indirizzavano i parenti dei defunti verso agenzie amiche, una quarantina come hanno accertato le indagini dei carabinieri. Per ogni “favore” ricevevano da venti a duecento euro. Il rifiuto di sottostare al “pizzo” equivaleva all’esclusione dal giro affaristico. Si calcola che la combriccola degli ospedalieri metteva in tasca ogni mese cifre pari allo stipendio, così raddoppiato. Il giro di “affari” ammontava a mezzo milione di euro. Gli addetti alla camera mortuaria provvedevano anche alla vestizione dei defunti e a volte chiudevano la bara prima delle quindici ore stabilite dalla legge. 20 arresti domiciliari, 148 gli indagati a piede libero. Le accuse: truffa aggravata, peculato falso in atto pubblico, induzione indebita continuata. Gli imputati devono anche rispondere dell’uso privato dei telefoni pubblici dell’ospedale. Per non tralasciare nessuna trasgressione i dipendenti ospedalieri non rispettavano gli orari di lavoro imposti, si scambiavano i turni senza informare la Direzione sanitaria, falsificavano gli orari di timbratura dei badge. A proposito di defunti. In alcuni cimiteri di grandi città, agiscono ladri di fiori e di intere corone con la complicità del personale addetto alle esequie. Appena i parenti del defunto si allontanano corone e mazzi di fiori vengono sottratti alla tomba e riciclati da rivenditori con pochi scrupoli.

 

Timbra tu che timbro io

Puglia, Foggia. Venti dipendenti comunali coinvolti nella truffa dei cartellini timbrati al posto di colleghi in altre faccende affaccendati. Tredici arresti e richiesta di risarcimento per il danno all’erario. Implicato anche un capo ufficio che strisciava il badge per la moglie, probabilmente alle prese con il parrucchiere o a fare shopping. Tutto testimoniato dal video di telecamere nascoste dai carabinieri che i dipendenti infedeli hanno provato a disattivare dopo aver appreso di quattro dipendenti della provincia arrestati perché sorpresi a loro volta da webcam nascoste. Al Comune hanno tentato di spegnere l’occhio della telecamera a colpi di bastone, ma non hanno scoperto altre videocamere e hanno continuato imperterriti nella truffa. E’ recente un caso simile ma molto più grave, del comune di Sanremo. Oltre cento dipendenti indagati, immagini choc riprese dalla webcam: un dipendente che striscia il badge in mutande, un altro che in orario di lavoro voga tranquillamente in canoa. E poi, in molti uffici pubblici è in voga un trucco da giocolieri. Sarà capitato anche a voi, per espletare una pratica ci si reca in un ufficio su indicazione dell’info point. “Secondo piano, stanza numero diciassette, signor Esposito”. L’ufficio è deserto ma sull’attaccapanni sono appesi soprabito cappello del dipendente. L’attesa si prolunga (sarà andato in bagno, a prendere un caffè al bar dell’Ente?), dell’impiegato nessuna traccia. Ovvio, il signor Esposito ha lasciato traccia dell’ingresso al lavoro sull’attaccapanni e subito dopo si è eclissato per raggiungere il campo di tennis dove l’aspetta una gara del torneo interaziendale. Infine, la furbizia da impiegato statale scaltro. Consiste nel darsi ammalato il sabato, in vista di week end fuori porta, o nell’inviare dal luogo delle vacanze estive il certificato di un medico compiacente che indica nel referto tempi di convalescenza pari al programmato prolungamento delle ferie del finto malato.

Nella foto la truffa dei cartellini

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