LA FINTA TENZONE DAVIGO / RENZI. POLITICI LADRI, TOGHE RICCHE E DORMIENTI

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Ha perfettamente ragione, il neo segretario dell’ANM Piercamillo Davigo, quando punta l’indice contro i politici che “adesso rubano più di prima. Ma non si vergognano”. Ha ragione quando osserva che “ora è peggio di allora”. Che adesso “i ladri rivendicano con sfrontatezza quel che prima facevano di nascosto”. Fa una giusta analisi storica, Davigo, quando osserva: “cominciò Berlusconi con il decreto Biondi, ma nell’alternanza tra i due schieramenti l’unica differenza fu che la destra le fece così grosse e così male che non hanno funzionato; la sinistra le fece in mondo mirato”. Sempre su allora: “la destra abolì il falso in bilancio attirandosi la condanna della comunità internazionale. La sinistra, stabilendo che i reati tributari erano tali solo se si riverberavano sulla dichiarazione dei redditi, introdusse la modica quantità di fondi neri per uso personale. E nessuno obiettò nulla”. E sull’oggi: “questo governo fa le stesse cose. Aumenta le soglie di rilevanza penale. Aumenta la circolazione dei contanti con la scusa risibile che i pensionati non hanno dimestichezza con le carte di credito”.

Perfetto. Condivisibile. Ma al di fuori dalla denuncia ai palazzi del Potere, ecco che cominciano le prime scivolate (e, soprattutto, neanche il barlume di una minima autocritica). Primo autogol, sulla responsabilità civile dei magistrati. Ridacchia Davigo, a proposito della ‘riformicchia’: “l’unica conseguenza è che ora pago 30 euro in più per la mia polizza: questo la dice lunga sulla ridicolaggine delle norme. Tutti abbiamo un’assicurazione. Non siamo preoccupati per la responsabilità civile, ma per la mancanza di un filtro”. Come mai l’inflessibile Davigo – che giustamente se la ride per i 30 euro e una “responsabilità civile” che fa neanche il solletico alla Casta in toga – non fa un solo cenno all’unica terapia possibile per chi sbaglia tra i suoi colleghi, ossia provvedimenti sanzionatori, azioni disciplinari? Forse perchè a questo punto ci sarebbe da parlare del Csm (si sa, la sezione disciplinare fa parte del Csm), un obbrobrio da riformare? A Davigo va bene la fresca bozza di riforma del Csm predisposta dalla commissione Scotti su delega del ministro Orlando? Perchè non dice che è una letterale presa per i fondelli di tutti gli italiani, un po’ come i suoi 30 danari? Come mai non auspica l’unico sistema di riforma possibile del Csm, quello del sorteggio? Eppure, da un duro e puro come lui ci si aspetterebbe una posizione chiara e forte, proprio sul nodo Csm. O la riforma dei suoi politici ‘ladri’ stavolta è ok?

E ancora. Per “capire” la lentezza della macchina-giustizia, Davigo vorrebbe abolire il secondo grado. “In Italia – osserva – tutte le condanne a pene da eseguire vengono appellate. In Francia solo il 40 per cento. Sa perchè? Perchè in Francia si può emettere in appello una condanna più severa rispetto al primo grado. Facciamo così anche in Italia e vedrà come si decongestionano le corti d’appello”. Ottimo metodo e abbondante – come direbbe il suo amico Di Pietro – per risolvere il problema: annullare la giustizia. Non si rende conto, Davigo, che sono proprio i suoi colleghi a dire, nel 90 per cento dei casi: “Sentenze di merda in primo grado, ma di che vi lamentate? Tanto c’è l’appello!”. Non lo dice il poverocristo al quale la giustizia viene comunque e sempre negata, da una Casta spesso e volentieri sorda e cieca, anche davanti alle prove più lampanti e inconfutabili.

Ma che ne dice, mister Davigo, di sentenze e provvedimenti scandalosi, per fare un solo caso, recente, quello per la morte di David Rossi, il responsabile comunicazione del Monte dei Paschi, che anche un bambino sarebbe in grado di classificare come omicidio, e invece suoi esimi colleghi volevano archiviare come “chiarissimo suicidio”? Per non parlare dei tanti morti che gridano vendetta e non avranno mai giustizia, da trent’anni in qua nel nostro malato Paese. Per colpa di chi? Dei politici? Dei servizi? Certo, ma soprattutto per colpa di una Casta che chiude occhi e cuce le bocche di coloro che gridano per una Giustizia che ormai non esiste più.

Al di là di schermaglie e battagliucce verbali, la magistratura è sempre stata, è e continuerà ad essere un Potere che affianca gli altri Poteri, in primis quello politico e ancor di più quello economico-finanziario. S’è mai fatto un giretto, di recente, nelle carceri di Poggioreale o di San Vittore, di Rebibbia o dell’Ucciardone? Quanti politici e colletti bianchi hanno sbattuto in galera i suoi esimi colleghi? Vedrà solo poveracci e povericristi, che s’ammazzano un giorno sì e l’altro pure. Alla faccia della civiltà. Alla faccia della “rieducazione”. E lorsignori? Il massimo dei problemi è sulle ferie…

Ma non doveva poi rivoltare l’Italia come un calzino, vent’anni e passa fa, Davigo?

 

Nella foto, Davigo

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