Qui, Riina “no”

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La Sicilia e una sua piccola, propositiva libreria, è stata l’apripista di una scelta politica significativa. Negli scaffali di “Vicolo Stretto” non c’è e non ci sarà mai il libro del figlio del capomafia Riina, che Vespa, in barba al sentimento diffuso di condanna della criminalità organizzata, ha presentato negli studi di Porta a Porta e che ha visto reagire il mondo democratico, contestare la Rai per averlo consentito. L’iniziativa di Palermo sembra destinata a contagiare altre librerie e un esempio è napoletano, protagonista, Pisanti, storico libraio con sede nel centralissimo Corso Umberto, a un passo dall’Università Federico II. “In questa libreria non si vende il libro del figlio di Riina”, identica scelta in tutta Italia e la Feltrinelli nega le sue sale eventi per la presentazione del libro. Purtroppo l’Italia non è solo questa, anzi. Esaurita la prima edizione, gongola l’autore per profitti rilevanti e per la prospettiva di traduzioni in inglese. Insomma vittoria dei profitti sulla coscienza civile. Peccato che l’atto di condanna dell’ospitalità offerta da Vespa al rampollo di Riina non coinvolga gli uomini della sinistra.

Schermata 2016-04-09 alle 17.04.12C’è da scommettere che continueranno a frequentare il salotto televisivo di Vespa, anziché boicottarlo. La visibilità televisiva è un cardine fondamentale dei privilegi accumulati dai politici. Anche questo è scandalo nel Paese della politica come mestiere. Mentre infuria la polemica sull’incoerenza del servizio pubblico televisivo con l’ “exploit” vespiano, succede che il vertice della Banca Popolare di Vicenza, accusata di un colossale scandalo bancario, preme sulla Rai perché rinvii la messa in onda della puntata di Report della Gabanelli, adducendo motivi di preoccupazione per le ripercussioni di una possibile interpretazione “distorta” dei contenuti trattati. In altre parole, “non disturbate il manovratore” in vista dell’imminente partecipazione dei soci all’aumento di capitale. L’invito nasconde il timore per rivelazioni sui responsabili dell’istituto bancario che hanno bruciato ricchezze miliardarie e i risparmi di piccoli azionisti e che ora tentano di riparare con una richiesta al mercato finanziario di oltre quasi due miliardi di euro. La Rai risponde picche e trasmetterà regolarmente la puntata di Report.

 

Nella foto in apertura la Gabanelli

 

A chi tanto, a chi niente

Nella classifica europea l’Italia è sconsolatamente trentunesima in fatto di livello economico e l’area drammatica delle povertà ha dimensioni in crescita dalla stagione iniziale della crisi. Una domanda (senza risposta) chiede ai titolari di pensioni minime di rivelare il miracolo della loro sopravvivenza, diffusamente sorretto dalle associazioni caritatevoli che assicurano un pasto caldo e spesso un letto ai bisognosi. Ma chi sta meglio di noi? La classifica dei Paesi più ricchi del mondo vede svettare il Qatar che tira fuori dal suolo petrolio e gas. Al secondo c’è saldamente il Lussemburgo, cassaforte di investimenti esentasse, altrimenti detto paradiso fiscale. Seguono Singapore, punta di diamante dell’economia orientale, il “piccolo” Brunei, il Kuwait e la Norvegia, gli Emirati Arabi ( tutti per ricchezze da gas e petrolio), Hong Kong, gli Stati Uniti, la Svizzera. Tra i primi dieci non c’è la Cina, ma entrerà prima o poi, e neppure la Nigeria, depredata del petrolio (uno dei più grandi giacimenti del mondo).

Schermata 2016-04-09 alle 17.04.33Il fenomeno del grande esodo da Paesi in guerra, o squassati da dittature sanguinarie e caos politico ha tra molteplici motivazioni quella della fuga dalla povertà e testimonia la dittatura dell’egoismo che governa il mondo. Il flusso dell’emigrazione disperata tende a scardinare l’autarchia europea di posizioni economiche dominanti, ma in larga parte a carico di Paesi alle prese con le conseguenze di crisi vicine al default come quella greca o italiana, che si misura faticosamente con la disoccupazione al dodici per cento e un balbettante percorso di ripresa. Se i derelitti di Siria, Libia, e fascia nordafricana invadono l’Europa, non pochi italiani cercano la sopravvivenza dove i costi della vita sono compatibili con redditi medio-bassi. L’esodo privilegia luoghi del Vecchio Continente, come Bulgaria e Romania, che “ospitano” specialmente i titolari di pensioni modeste, ma sono altri i paradisi low cost e primatista è la Thailandia, con fitti di case a 21 euro mensili che, a voler esagerare, sulla costa arriva a sessanta euro. In Cambogia con 350 euro si vive normalmente nella capitale Phnom Penh e si può mangiare al ristorante (visto il costo anche tutti i giorni) con 1 euro e 50 centesimi. Mete per espatri super convenienti sono Costarica, Filippine e Belize, con la sua incantevole offerta di spiagge subtropicali e fitti contenuti in 210 euro al mese, il Kenia. Cosa determina la sperequazione tra città vivibili solo con redditi elevati (Londra, per esempio) e altre (San Josè, Costarica) dove un pensionato italiano diventa cittadino agiato? Lo scandalo che sottintende la sperequazione è la mancata globalizzazione dei beni e delle risorse del mondo, l’assurda coesistenza di ricchi che sprecano e poveri affamati. Ecco lo scandalo mondiale, dopo le stagioni dello schiavismo, delle colonizzazioni selvagge, dei blocchi dominanti americano e russo, della rapina di risorse in Africa e non solo, con la violenza del potere militare. A esasperare le disomogeneità nord-sud del mondo è il denaro e l’evoluzione delle tecnologie, la cabina di comando dell’innovazione, monopolio dei potenti.

 

Francesco, avanti tutta  

Evviva: papa Francesco, con lodevole impeto innovatore, cancella tabu millenari imposti dal clero e dichiara che “Il sesso è un dono di Dio”. L’adesione a una lapalissiana, laica verità, legittima le critiche costruttive a norme di comportamento imposte dai vertici del cattolicesimo ai loro ministri, impediti a seguire leggi fisiologiche che comportano una normale attività sessuale. L’apertura di Bergoglio va oltre e riconosce che chi vive un rapporto “irregolare” non compie un peccato mortale. In altre parole sono figli di Dio anche i divorziati che si risposano e, ma non è detto dal Papa, anche gli amanti, le coppie che convivono al di fuori del matrimonio? Per il momento ci si deve accontentare della sterzata che non scomunica i divorziati, “perché parte” della Chiesa. Un dubbio è lecito: il percorso progressista di papa Francesco ha ragioni di convinta innovazione, senza secondi fini, o è strategico, teso a frenare l’emorragia di cattolici che non condividono l’immobilismo clericale. Scommettiamo: il prossimo salto in avanti di Bergoglio, sarà la fine del celibato per i sacerdoti. La storica decisione invertirà il dato negativo di un netto calo delle presunte vocazioni e ridurrà drasticamente la piaga della pedofilia, ogni giorno in primo piano per un nuovo caso di preti che abusano sessualmente di minori. “Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature”. “Provare un’emozione non è qualcosa di moralmente buono o cattivo per sé stesso. Incominciare a provare desiderio o rifiuto non è peccaminoso né riprovevole”: così papa Francesco.

 

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