Scandal day d’aprile

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Niente male il risveglio del nuovo scandal day, appannaggio di tutti i media che si sono rimbalzati con andamento adeguato il caso di tesori in tutte le monete del mondo, osservati al microscopio dell’anti evasione fiscale da uno studio legale di Panama e offerti in pasto al quotidiano tedesco Suddeutsche Zeitung, ma presto ripresi dalla stampa di tutto il mondo. L’indagine, sul versante italiano, è diventata patrimonio scandalistico del settimanale l’Espresso e del consanguineo Repubblica. Il dossier si presenta con milioni di pagine che raccontano gli affari più o meno leciti di monarchi, capi di Stato e di governo, imprenditori, artisti, assi dello sport e affini. Per capire il livello delle implicazioni basta riferirsi a contigui di Putin, al padre del primo ministro inglese Cameron, impegnato nell’accusa convinta ai paradisi fiscali, a Lionel Messi, genio del pallone. Gli italiani alla ribalta sono la bellezza di ottocento e tra tanti nomi eccellenti destano particolare interesse quelli di Luca di Montezemolo, dell’ex pilota di Formula 1 Jarno Trulli. Come succede nelle grandi occasioni di gogna mediatica i vip si affrettano a smentire. Lo fa il leader russo Putin e il “nostro” Luca di Montezemolo. Parliamo, ovvio, di paradisi fiscali e in dettaglio di Panama, uno dei big di genere. Tra i nomi eccellenti coinvolti i presidenti di Ucraina e di Argentina, due mega banche come Unicredit e Ubi.

Al setaccio quindicimila società anonime collegate a istituti galattici, quali sono la svizzera Ubs e l’inglese Hsbc. Nell’inchiesta c’è posto anche per la scoperta di patrimoni segreti. Per dirne una, le partecipazioni in miniere d’oro del presidente Ilham Aliyev dell’Azerbaigian. Non è estranea neppure la Cina con alcuni componenti del comitato centrale del Partito comunista (incluso il cognato del presidente Xi Jinping) e neppure l’Arabia Saudita (con il suo re), il sovrano del Marocco, il cugino del siriano Assard. Sull’immenso dossier si è fiondato il fisco di Germania, Gran Bretagna e Usa. Si parla di enormi flussi di denaro, non imputabili se dichiarati legalmente, ma passabili di reato se nascosti. Montezemolo, sua la Lenville con sede a Panama, Trulli, le banche citate nell’indagine, tacciono, fatta eccezione per telegrafiche smentite di rito. Che si tratti della più ciclopica fuga di notizie è fuori discussione. Non dice una parola neppure Giuseppe Donaldo Nicosia, indagato a Milano per frode fiscale e bancarotta fraudolenta nell’inchiesta che coinvolge l’ex senatore di Forza Italia Dell’Utri. In sintesi: coinvolti undici tra capi di Stato ed ex capi di Stato, quattordici loro familiari, cinquanta politici. Scoperchiato il pentolone dell’offshore non c’è che aspettare l’approfondimento, caso per caso. Si può scommettere, il filone consentirà ai media di riempire ancora pagine su pagine. (Nella foto Luca di Montezemolo)

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