“Ovunque il guardo io giro…”

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Fosse ancora in vita, Pietro Metastasio avrebbe rettificato così una sua celebre riflessione: “ovunque il guardo io giro…corrotti io ne vedo”. Bombe a orologeria deflagrano puntuali e danno orrenda continuità al capitolo molto italiano delle corruzione, degli scandali che minano la credibilità della politica e non lasciano fuori nessun partito di destra e di sinistra, M5Stelle incluso, nonostante i suoi orgogliosi proclami di specchiata onestà, strillati prima di incappare a sua volta in episodi di malcostume. In questo primo di aprile, la realtà cancella con fragore l’ipotesi di uno scherzo atroce in danno del governo Renzi, di un pesce d’aprile messo su dalle opposizioni. Eh no, tutto vero. Nella bufera si dibatte per un’intera giornata la ministra Federica Guidi e solo a sera impugna la bandiera bianca della resa. Comunica di dimettersi a Renzi, negli Stati Uniti per convogliare investimenti e disponibilità a puntare sull’Italia. I dettagli della vicenda che la costringe a lasciare disegnano un complesso intreccio fra il ruolo di ministro per lo Sviluppo Economico e interessi privati a vantaggio del compagno, l’imprenditore Gianluca Gemelli. La matita graffiante di Elle Kappa coglie questa creativa interpretazione dei fatti: “Si è dimessa Federica Guidi” – “Ministro per lo sviluppo economico del suo fidanzato” (a Elle Kappa si può perdonare anche “ministro” con cui definisce la “ministra”).

Continua a sorprendere l’ingenua spocchia di personaggi ricattabili che usano il telefono per frasi compromettenti, puntualmente catturate da intercettazioni. Anche la Guidi ci casca e confida al compagno di averlo favorito con l’inserimento nella legge di stabilità del 2015 di un emendamento, prima escluso, che gli frutta profitti per oltre due milioni di euro in appalti. La telefonata, che consente a Gemelli di annunciare la buona novella all’interlocutore della Total, coinvolge la ministra Boschi, a detta della Guidi favorevole al recupero dell’emendamento. Il caso presenta i classici aspetti della commistione tra affari economici e interessi privati di Gemelli che per ottenere commesse dalla Total utilizza il rapporto sentimentale con la ministra. Potrebbe sembrare un grave incidente di percorso senza interconnessioni con la politica ma così non è. Sospetti fondati di conflitto d’interessi avrebbero gettato ombre già sulla sua nomina, dal momento che la Ducati Energia, azienda di famiglia, lavora con imprese pubbliche. C’è poi da considerare la sua collocazione nel panorama dei partiti: centrista convinta (stima dichiarata per la Tatcher con riferimento alla vittoria nella lotta alle rivendicazioni dei minatori), Berlusconi commentò la nomina governativa con soddisfazione: “Abbiamo un ministro pur essendo opposizione”.

Candidata alla successione è Teresa Bellanova, ministro dello stesso dicastero, anch’essa di area centrista e vicina a Forza Italia. Di qui il rifermento legittimo alla propensione di Renzi per un futuro imperniato su un mixage politico di socialdemocrazia molto moderata, che inglobi il polo centrista e perché no, anche frange della destra recuperabili. Intanto il suo governo perde pezzi, la Guidi è dimissionaria come Lupi, costretto a lasciare per aver favorito il figlio. Conseguenza inevitabile del caso è l’intesa spuria, l’unanimità d’intenti, delle opposizioni di ogni segno. Chiedono le dimissioni della Boschi, e perché no dell’intero governo, i Cinquestelle, Sel, la Lega, Fratelli d’Italia. Manifesta mal di pancia la minoranza del Pd. C’era una volta l’appassionata partecipazione degli italiani al voto, dalla storica scelta Repubblica-Monarchia alle aspre competizioni Dc-Pci. Le percentuali di votanti hanno progressivamente picchiato in basso, fino a sfiorare i minimi di Paesi storicamente apatici. Disaffezione immotivata? La cronaca quotidiana di scandali, corrotti e corruttori dice il contrario.

Nella foto la ministra Guidi

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