Mister Trump è bello (?!!?) sapere che c’è.

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Gli Stati Uniti d’America si specchiano nella loro storica promiscuità di razze, religioni, usi e costumi, radicamenti in agguerriti ambiti della politica che vedono gli uni contro gli altri progressisti e conservatori, laici e clericalisti, liberal e socialmente retrò, democratici e repubblicani (questi ultimi di nessuna affinità con gli italiani), razzisti e paladini dell’accoglienza, ricchi spocchiosi e nababbi benefattori. Se non si condivide questa premessa sarà indigesto anche il ritratto di Donald Trump, candidato alla successione di Barak Obama e non potrà essere condivisa l’idea che l’invasione dell’imprenditore guitto nella campagna elettorale americana è un vero scandalo, possibile solo nel Paese delle mille contraddizioni. E’ figlio di papà il principale antagonista di Hillary Clinton. Ha ereditato dal padre un patrimonio immobiliare plurimilionario. Politicamente oscillante tra poli contrapposti ha provato a puntare alla Casa Bianca con il Partito della Riforma. Incassato un netto flop, ha gettato in aria la moneta che lo ha spinto nelle braccia del partito democratico (considerate le sue esternazioni è difficile comprendere l’accoglienza dem) ma per poco perché al secondo lancio la moneta lo ha spedito in casa repubblicana. E lì è rimasto in vista delle presidenziale 2016.

A Trump non fanno difetto le “qualità”. E’ imbonitore, mestiere acquisito come conduttore di un reality show, è re indiscusso dei bugiardi, senza pudore, è razzista quanto un ultra del Ku-Kluz-Klan, omofobo, sessista, fanatico sostenitore della libera circolazione delle armi, autore del progetto che dovrebbe separare l’intero confine USA-Messico con un muro invalicabile e del respingimento di chiunque sia di religione islamica. Populista e acerrimo conservatore, Trump viaggia a vele spiegate da est a ovest, da sud a nord degli Stati Uniti. Miete consensi di folle entusiaste solleticando il nazionalismo esasperato di gran parte dei repubblicani, impiegando a tutto spiano il turpiloquio e la rozza loquacità che fa breccia nell’incultura dei supporter. Il “nostro” è molto alto nella classifica dei paperon dei paperoni. In cassaforte conta su nove miliardi di dollari, per sua stessa ammissione. Per non farsi mancare nulla si è sposato tre volte e non è noto se per amore o l’ambizione delle consorti a condividere i miliardi del marito. È un prolifico cavallo da monta: tanti figli dalle tre mogli. E’ così amico del nostro Paese che ancora prima della sentenza ha sposato la tesi dell’innocenza di Amanda Knox coinvolta nell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia e ha incitato gli americani a boicottare l’Italia, ha proposto il carcere per il Pubblico Ministero che si è occupato del caso.

Oggi, 29 Marzo 2016, dello scandaloso Trump si occupa con un paginone la Repubblica. Al palmares del farneticante aspirante alla presidenza degli Stati Uniti mancavano un paio di significativi corollari, complementari dell’identikit totale, ma bastava avere pazienza per essere accontentati. Il tema degli ordigni nucleari (racconta la Repubblica) lo appassiona al punto da incentivare Giappone e Corea del Sud a dotarsene, per sollevare l’America dall’onere di difendere i due Paesi da Cina e Corea del Nord. Il ricorso alla tortura? Lecito, per esempio nel caso di un terrorista arrestato prima delle stragi in Belgio che “trattato a dovere” avrebbe potuto rivelare gli imminenti attentati. Trump non si è pronunciato sulle torture inflitte dagli americani nel supercarcere di Guantanamo e tanto meno sulla pena di morte in vigore in alcuni stati dell’Unione, ma si può scommettere sulla sua incondizionata approvazione. E’ questo il granduomo che gli Usa rischiano di insediare nella Casa Bianca, seduto alla scrivania di presidente, a portata di mano il telefono rosso con cui si può dare il via alla terza e definitiva guerra mondiale.

Nella foto Donald Trump

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