CONTRO TUTTE  LE CORRUZIONI, LE TRAPPOLE  DEGLI APPALTI E  LE “SORPRESE” LATINE

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Cantone a tutto campo, nel salotto serale di Lilli Gruber. Ad Otto e mezzo di metà marzo è di scena il super jolly che Nembo Renzi è in grado di estrarre dal cilindro per compiere i miracoli impossibili. Benedetto anche dal corregionale San Gennaro, il capo dell’Autorità anticorruzione: le sue capacità taumaturgiche sono ormai un ingrediente base nel cheesecake infornato dal premier, il lievito madre, l’essenza imprescindibile senza cui il palazzo non sta in piedi, il castello di carte vola al vento, il prodigio diventa un moscio tric trac d’un triste capodanno.

Affronta di fioretto e di spada il bollente tema “primarie”, sostenendo giustamente che si tratta di questioni “private” e non di elezioni pubbliche: quindi codici (soprattutto il penale) non applicabili. A quel punto, autoregolamentazione o che? Epperò parla, Raffaele Cantone, della necessità di una normativa pubblica, statuale, per mettere ordine nella giungla “preferenziaria”. Sorgerebbe, a questo punto, spontanea la domanda (che s’è più volte posto, ad esempio, Ferdinando Imposimato): ma non è il caso di prevedere norme certe, statuti inderogabili, paletti non invisibili per i partiti che fino ad oggi hanno preteso – nella deregulation più assoluta, senza bilanci e nel più totale far west – di gestire i destini e soprattutto i danari della collettività?

Benemerito, Cantone, per il lavoro che sta svolgendo, per il super rapporto su Mafia Capitale, per i riflettori sempre accesi sulle nuove vie della Corruzione (a quanto pare, come quelle delle provvidenza, infinite). Per voler dotare la sua Authority di nuove energie“giovani” e motivate, perchè l’immane lavoro d’intelligence che il suo team deve quotidianamente svolgere esige truppe fresche, preparate e moralmente attrezzate: e giustamente ha sottolineato la necessità che il concorso per arruolarli sia gestito dalla stessa Authority. Non si sa mai:anzi si sa troppo bene come funzionano tutti i concorsi pubblici, a partire dalle farse universitarie a scapito di chi merita.

E parla, Cantone, di autentica “rivoluzione” a proposito delle neo partorita normativa sugli appalti, varata dall’esecutivo Renzi. Se son rose fioriranno: peccato che di “revisione prezzi”, “varianti in corso d’opera”, “sorprese geologiche”, “ribassi” si parli da trent’anni e passa, e proprio da quel tragico (ma fortunato per imprese di facciata, politici di riferimento, colletti bianchi e camorristi al seguito) terremoto che ha sconvolto la Campania nel 1980. Meglio tardi che mai. C’è da sperare che buoni propositi & norme si traducano in fatti. All’appello del nuovo codice, comunque, mancano i “subappalti”, facile terreno di conquista, appunto, per affaristi & mafiosi d’ogni risma.

Occhi ben aperti – sacrosante parole – sui gangli della vita pubblica dove la corruzione s’è ormai annidata come un tumore maligno, che diventa metastasi sempre più invasiva e mortale. Un cenno anche al “refugium peccatoris”. A prescindere da cosa possa celare, ecco una piccola cantonata: a quanto pare, in antiche scritture precristiane, si parla anche di “refugium peccatoribus”. Ma di “peccatoris” nessuna notizia: assente. Dobbiamo accontentarci del vecchio, stravecchio “refugium peccatorum”. Meglio evitare, oltre alle sorprese geologiche, anche quelle latine.

 

Nella foto Raffaele Cantone 

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