Gong sul ring della politica

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Non c’è scampo, domina su tutto il serial dei litigi, delle risse, degli insulti e del diseducativo marasma in cui gli “onorevoli” parlamentari si spintonano, danno l’assalto ai banchi degli avversari, si scagliano contro ministri e sottosegretari, vengono alle mani, ingiuriano un giorno sì e anche l’altro, la più alta sede istituzionale. L’occhio indiscreto delle telecamere rimanda al telespettatore che si sottoponesse suo malgrado al deprimente spettacolo immagini eloquenti del degrado che avvolge la crisi profonda dei partiti e fornisce, soprattutto ai più giovani, alibi in serie che finiscono per legittimare il disinteresse per la politica e ostilità per i suoi rappresentanti, qualunquismo giovanile. Si litiga a destra e a sinistra, in Italia e in Europa, nel mondo: la guerriglia urbana dei pretendenti al trono di sindaco a Roma e Napoli assume il carattere dell’insolenza. “La Meloni deve fare la mamma”, spiffera con intenzioni sessiste Bertolaso (ma non è lo stesso pluri-indagato ex Protezione Civile?), sponsorizzato da Berlusconi. Per non farsi mancare nulla in tema di satira velenosa il candidato malvisto da Salvini aggiunge che l’esponente di Fratelli d’Italia pensi alla prossima maternità. Insomma, che non rompa, come sua competitrice per la corsa a primo cittadino della Città Eterna. La Meloni, che tosterella è, altrimenti come potrebbe essere riconosciuta leader di una formazione appunto “tosta”, replica con autorevolezza e ricorda all’ex chiacchieratissimo deus machina dei soccorsi all’Aquila colpita dal terremoto, che se eletta farebbe come tutte le donne madri che conciliano maternità e impegno professionale, tra mille difficoltà. A Napoli prosegue la fiction “Voto inquinato, voto regolare” su cui si accapigliano bassoliniani e valentiani. Alla contesa partecipano maggioranza e minoranza del Pd, sinistri e moderati, quest’ultimi schierati a difesa della Valeria “perché così deve essere”, cioè perché così sta bene a Renzi, mentre Bersani e Speranza dall’interno del Nazareno e Sel, dissidenti arrabbiati, e cani sciolti, da esterni, sparano a zero sulla segreteria. ​Litiga l’Europa.

La grande questione del secolo, Isis a parte, nasce dalle rivoluzioni nei Paesi mediorientali e africani che con diverso esito partecipano al test sulla democrazia, in sostituzione di tirannie e barbarie secolari. Una delle tragedie conseguenti è la fuga dai territori violentati da guerre e devastazioni e il flusso di milioni di profughi favorisce sterzate a destra di chi rifiuta la solidarietà, chiuso a riccio nella propria autarchica enclave. Qua e là, ma sempre più, le rotte dei migranti s’infrangono contro filo spinato e militari in assetto da combattimento. Letti a cielo aperto, donne e bambini esposti alle intemperie, affamati, malati, pagano la chiusura delle frontiere, lasciati a morie in ghetti improvvisati di persone senza speranza. Si manifesta senza ritegno l’esterofobia di capi di Stato, di Ungheria e Polonia per esempio e a rimorchio di Austria, Svezia, di altri che alzano muri e invalicabili confini. Alza la testa la destra tedesca, che batte la Merkel, solidale con gli emigranti, veleggia la giovane rampolla Le Pen della droit francese, sull’onda degli attacchi a Charlie Ebdo e successivi, in Italia, guadagna spazio Salvini, proprio lui, sorto dal nulla o peggio dalla Lega indagata per corruzione e che assembla il peggio della società classista, rozza, da evitare come la peste. In tema di leghismo la condanna del rampollo di Bossi, al secolo Riccardo, accusato di aver messo le mani nella cassaforte della Lega, per spese ad personam di oltre centocinquantamila euro: condannato a anno e otto mesi di carcere. Litigano negli Usa Trump e i suoi incavolatissimi detrattori, stufi di smargiassate, empiti razzisti, omofobia da bigottismo acuto. L’unico che appare in pace con se stesso e il mondo intero è papa Francesco, ma litigano, avversi al suo pontificato progressista, i cardinali dell’impunità secolare su temi scottanti come l’uso spregiudicato delle risorse vaticane, la tolleranza per la pedofilia dei preti, le pesanti e ricorrenti ingerenze nelle vicende politiche italiane. Si litiga in televisione e se ci scappa un’ingiuria, un ceffone ben assestato, un’uscita melodrammatica dallo studio, evviva, s’impenna lo share, dunque il benvenuto a Sgarbi e ad altri ospiti al pari rissosi, applausi ai vaffan…di Grillo e adepti, a beneficio delle nuove generazioni, così sistematicamente diseducate.

Nella foto Bertolaso e Meloni

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